<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391</id><updated>2012-01-27T18:44:25.411+01:00</updated><category term='musica'/><category term='Washington'/><category term='New York'/><category term='jazz'/><category term='Philadelphia'/><category term='scuola'/><category term='places'/><category term='Istanbul'/><category term='Buenos Aires'/><category term='Finlandia'/><category term='storytelling'/><category term='Austria'/><category term='In viaggio con i bambini'/><category term='Oregon'/><category term='ristoranti and places'/><category term='France'/><category term='economia'/><category term='Emirati Arabi'/><category term='TED Talks'/><category term='istantanee'/><category term='arte'/><category term='letteratura'/><category term='storie'/><category term='Seattle'/><category term='teatro'/><category term='cinema'/><category term='Italica'/><category term='San Francisco'/><category term='Bolzano'/><category term='conversazioni'/><category term='Paris'/><category term='Canada'/><category term='Torino'/><category term='Germanica'/><category term='madeleines'/><category term='Berlino'/><category term='Americana'/><title type='text'>note di vita</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>667</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4016354945448517595</id><published>2012-01-27T07:34:00.001+01:00</published><updated>2012-01-27T07:38:03.341+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Giorno della Memoria, ovvero What We Talk About When We Talk About Anne Frank</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-wYUrUWmXn2k/TyJFWlg1OZI/AAAAAAAACqg/XRCx10XFqH0/s1600/2011_12_12_p323.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-wYUrUWmXn2k/TyJFWlg1OZI/AAAAAAAACqg/XRCx10XFqH0/s400/2011_12_12_p323.jpg" width="292" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;È del 12 dicembre, la copia del New Yorker. Ma con l’avvicinarsi del Giorno della Memoria mi è tornato in mente questo racconto di Nathan Englander pubblicato poco più di un mese fa. Si intitola What we talk about when we talk about Anne Frank, e dà il titolo alla nuova raccolta di racconti pubblicata da Englander.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo in Florida ed è in corso una reunion: due amiche dei tempi del liceo ritrovatesi grazie a Facebook e Skype si incontrano con i rispettivi mariti a casa di una di queste. Negli anni, però, è andata insinuandosi tra loro una differenza sempre più profonda: mentre Deb è rimasta a vivere in Florida, dove si è sposata e ha avuto un figlio, Lauren (ora Shoshana) e il marito Mark (ora Yerucham) si sono trasferiti in Israele, dove hanno avuto 10 figlie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una scelta radicale di vita come quella desta, persino in altri ebrei, un mix di emozioni: timore di non rispettare le rigide regole che riguardano il cibo kosher o le abitudini ortodosse che impediscono ad esempio che persone di sesso opposto ballino insieme (che è poi la ragione per cui gli ortodossi non fanno sesso in piedi, recita la battuta), da un lato, e curiosità e desiderio di provocazione, dall’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A spezzare i due fronti è il fumo, di cui i due ortodossi dichiarano di fare ampio uso e che i due floridiani sembrano invece non utilizzare da anni, ma non il figlio, che ne tiene un po’ nascosto nella cesta del bucato, come ha scoperto di recente la madre. Che non lo avesse detto al marito sembra insinuare un primo dubbio circa la loro unione, all’apparenza ottima, e il marito all’improvviso si sente escluso. Su quella sensazione e sulla condizione del figlio fa leva Yerucham per sottolineare come l’essere ebrei non sia una questione culturale ma religiosa, e come nascere e crescere ebrei in America in fin dei conti non significhi niente. Non solo, persino l’Olocausto sembra perdere senso, quando Yerucham racconta di come in palestra abbia riconosciuto, seduto accanto al padre, un uomo sopravvissuto ai campi di sterminio che aveva inciso sul braccio un numero di pochissime cifre diverso da quello del padre. E come i due si fossero sostanzialmente ignorati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È così che viene fuori un gioco ossessivo che la donna in Florida fa da quando è piccola: capire chi tra i cristiani - vicini, amici, colleghi o fidanzati - li salverebbe e chi invece li consegnerebbe ai nazisti. E solo quando a essere messo in discussione è l’ortodossissimo Mark-Yerucham – quello che sostiene che il vero Olocausto è il pericolo che tutti gli ebrei d’America si sposino con delle shiksa mettendo a rischio le tradizioni e il destino di un popolo, che l’essere ebrei in America si perda in meandri culturali anziché ancorarsi nelle pratiche religiose, quello che sembra detentore di una vita-matrimonio-famiglia indistruttibili – solo allora la figura integra e integralista dell’uomo sembra incrinarsi sotto il fuoco incrociato del dubbio della moglie e dei due coniugi statunitensi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Racconto sottile, feroce, sulle differenze culturali e su ciò che è la morale, al di là della religione. Racconto sui fantasmi e le false certezze e le paure raccolte nel DNA di un popolo. Anche questa è memoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;scritto per &lt;a href="http://franzmagazine.com/"&gt;franzmagazine.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4016354945448517595?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://franzmagazine.com/2012/01/25/what-we-talk-about-when-we-talk-about-anne-frank/' title='Giorno della Memoria, ovvero What We Talk About When We Talk About Anne Frank'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4016354945448517595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/giorno-della-memoria-ovvero-what-we.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4016354945448517595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4016354945448517595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/giorno-della-memoria-ovvero-what-we.html' title='Giorno della Memoria, ovvero What We Talk About When We Talk About Anne Frank'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-wYUrUWmXn2k/TyJFWlg1OZI/AAAAAAAACqg/XRCx10XFqH0/s72-c/2011_12_12_p323.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5518156033045609211</id><published>2012-01-24T23:25:00.000+01:00</published><updated>2012-01-24T23:25:51.525+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Francisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>The Language of Creativity</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Grazie a Raffaella Buschiazzo per questo bell'articolo sul mio talk del 3 agosto 2011 all'Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. E grazie alla Northern California Translators Association e all'IIC per avermi invitata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vkqcS8YhNtA/Tx8vgjlgU9I/AAAAAAAACqA/7pgH-ZJvZdY/s1600/scansione0129.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="640" src="http://1.bp.blogspot.com/-vkqcS8YhNtA/Tx8vgjlgU9I/AAAAAAAACqA/7pgH-ZJvZdY/s640/scansione0129.jpg" width="476" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;Translorial, Journal of the Northern California Translators Association, Vo. 34 - No. 1, January 2012.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5518156033045609211?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5518156033045609211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/language-of-creativity.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5518156033045609211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5518156033045609211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/language-of-creativity.html' title='The Language of Creativity'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-vkqcS8YhNtA/Tx8vgjlgU9I/AAAAAAAACqA/7pgH-ZJvZdY/s72-c/scansione0129.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2706711009930010925</id><published>2012-01-23T20:39:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T20:39:12.067+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bolzano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Speciale teatro Franzmagazine</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;A pag. 23 c'è anche un mio breve intervento sullo storytelling. Leggete, leggete...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://issuu.com/franzmagazine/docs/franzmagazine11?mode=window&amp;amp;backgroundColor=%23222222" target="_blank"&gt;Franzmagazine speciale Teatro&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" id="9c83198d-be7e-8d70-03c4-6011e1400d5d" style="height: 282px; width: 420px;"&gt;&lt;param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf?mode=mini&amp;amp;backgroundColor=%23222222&amp;amp;documentId=120119143955-47a6d400a78848db9958f82938320659" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"/&gt;&lt;param name="menu" value="false"/&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"/&gt;&lt;embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" wmode="transparent" style="width:420px;height:282px" flashvars="mode=mini&amp;amp;backgroundColor=%23222222&amp;amp;documentId=120119143955-47a6d400a78848db9958f82938320659" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div style="text-align: left; width: 420px;"&gt;&lt;a href="http://issuu.com/franzmagazine/docs/franzmagazine11?mode=window&amp;amp;backgroundColor=%23222222" target="_blank"&gt;Open publication&lt;/a&gt; - Free &lt;a href="http://issuu.com/" target="_blank"&gt;publishing&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://issuu.com/search?q=centrale%20fies" target="_blank"&gt;More centrale fies&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2706711009930010925?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2706711009930010925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/speciale-teatro-franzmagazine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2706711009930010925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2706711009930010925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/speciale-teatro-franzmagazine.html' title='Speciale teatro Franzmagazine'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-113589944343072835</id><published>2012-01-22T12:00:00.000+01:00</published><updated>2012-01-22T12:00:37.302+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='France'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Les neiges du Kilimandjaro e la poesia di Guédiguian</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://3.gvt0.com/vi/uEis0smAb7c/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uEis0smAb7c&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/uEis0smAb7c&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Bastano pochi fotogrammi per capire che &lt;em&gt;Les neiges du Kilimandjaro&lt;/em&gt; è firmato Robert Guédiguian. Gli elementi ci sono tutti: Marsiglia, operai e sindacalisti, Gérard Meylan, alter ego del regista marsigliese questa volta non claudicante e già fantastico in &lt;em&gt;Marius et Jeannette&lt;/em&gt; e in &lt;em&gt;Marie-Jo et ses deux amours&lt;/em&gt;. E poco dopo fa la sua comparsa anche Ariane Ascaride, moglie e protagonista femminile dei film di Guédiguian. Insieme a loro un sempre bravo Jean-Pierre Daroussin, senza il quale non sembra più potersi fare alcun film in Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma andiamo per ordine: Michel e Raoul lavorano in un cantiere colpito dalla crisi, in cui è necessario procedere a licenziamenti. Responsabili sindacali, optano per l’estrazione a sorte, in seguito alla quale Michel stesso viene licenziato. La moglie Marie-Claire lo appoggia e sostiene commentando solo con un sorriso tenero sulle labbra “&lt;em&gt;Parfois c’est difficile que d’être l’épouse d’un héro&lt;/em&gt;”. Prossimi ai loro trent’anni di matrimonio, gli amici e la famiglia intera organizzano loro una festa e una grande sorpresa, un viaggio sulle nevi del Kilimangiaro. Nonostante la disoccupazione, Michel è in prepensionamento e una vita regolare ha consentito loro di avere un minimo di stabilità, con una casa di proprietà e i figli sistemati. Fino al giorno in cui, durante una partita a carte con gli inseparabili amici di una vita Denise e Raoul, le due coppie non vengono aggredite e rapinate da due giovani dai volti coperti. Lo choc è enorme, e oltre al danno del furto, rimane una rabbia e un’incomprensione per l’accaduto. Fin quando non si scopre che a compiere la rapina è un giovane operaio licenziato dal cantiere in seguito all’estrazione a sorte da Michel e con Michel stesso, fratello maggiore di due ragazzini da mantenere, abbandonato da padre prima e madre poi, un disperato che con i soldi della rapina paga gli arretrati dell’affitto e fa la spesa. È lì che la coscienza sociale e l’umanità di Michel e Marie-Claire non potranno non risvegliarsi e riusciranno a superare il trauma personale in nome di traumi e difficoltà più grandi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Les neiges du Kilimandjaro &lt;/em&gt;(Le nevi del Kilimangiaro, in italiano), ispirato a “Les pauvres gens” di Victor Hugo, è un’opera d’arte di quelle che oscillano tra il passato e il presente, con citazioni importanti di Jean Jaurès (&lt;em&gt;Le courage, c'est de comprendre sa propre vie, de la préciser, de l'approfondir, de l'établir et de la coordonner cependant à la vie générale. Le courage, c'est de surveiller exactement sa machine à filer ou tisser, pour qu'aucun fil ne se casse, et de préparer cependant un ordre social plus vaste et plus fraternel où la machine sera la servante commune des travailleurs libérés.&lt;/em&gt;) da inserire in un contesto nuovo di crisi mondiale ma vecchio di sfruttamento e abbruttimento della vita umana dovuti al cieco capitalismo, dove la rabbia del giovane operaio disilluso che rinfaccia a Michel sporchi compromessi sindacali si innesta sullo stupore di un Michel trasparente e idealista, che si chiede se il ragazzo non sappia che i moderni diritti dei lavoratori sono il risultato di dure lotte sindacali. Un’umanità, in ultima analisi, in balia di fatalità e congiunture e in bilico tra la vita e la morte, economica e sociale, che solo la rete umana sembra poter contenere. Grande film.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-113589944343072835?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/113589944343072835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/les-neiges-du-kilimandjaro-e-la-poesia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/113589944343072835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/113589944343072835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/les-neiges-du-kilimandjaro-e-la-poesia.html' title='Les neiges du Kilimandjaro e la poesia di Guédiguian'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4082436333985300104</id><published>2012-01-19T13:37:00.001+01:00</published><updated>2012-01-20T12:22:21.839+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Quell’industriale difficile da compatire</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/kRTUWJS663o/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kRTUWJS663o&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/kRTUWJS663o&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Torino. 2011. Un industriale che ha ereditato dal padre una fabbrica e ha sposato la figlia di una ricca possidente e produttrice di vini delle Langhe si trova alle strette. In un contesto economico di grave crisi, nella città che più di tutte, in Italia, la crisi la subisce, l’industriale non vuole scendere a compromessi né farsi aiutare dalla famiglia della moglie e cerca disperatamente di salvare la fabbrica con stratagemmi (anche divertenti). Nel frattempo il matrimonio va in crisi, il marito, per orgoglio, tace i propri guai alla moglie, che si sente sempre più sola e isolata e nelle attenzioni di un garagista rumeno sembra voler ritrovare la felicità. Salvo poi non riuscirvi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto i coups de coeur: quella fiaccolata in via Garibaldi, promossa da FIOM-CGIL e da Micromega “per la libertà del lavoro e per non lasciare soli i lavoratori” contro l’accordo voluto dalla Fiat, a due passi da casa, è impressa nei miei occhi e nel mio cuore, così come è rimasta impressa negli occhi dei miei figli, per quanto piccoli fossero. Questo lo so. E uno dei meriti di Montaldo è di far intravvedere il punto di vista degli operai. Oscar per il migliore attore non protagonista, per così dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi naturalmente Torino: vedere la Torino in cui vivo attraverso gli occhi di un film è sempre emozionante, dal parcheggio di Via Plana alla Cavallerizza che si trasforma in Via Pomba per sfociare in Piazza Bodoni. E il Po e quella bruma che sempre meno c’è, a Torino, ma che certo è caratteristica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infine il messaggio di Montaldo: perché non è facile compatire uno che ha ereditato un’azienda ma non è poi così bravo a gestirla (mettici pure la congiuntura economica, ma comunque), che per orgoglio non vuole chiedere aiuto in famiglia ma così rischia di mandarne all’aria 70, di famiglie, di operai incasinati non con servitù e club privati ma mutui e figli. Che per presunto amore per la moglie la tiene al riparo dai suoi casini e poi però quelli di lei pretende di risolverli con i soldi (che si fa prestare, 40000 euro?!), seguendola in piena paranoia e attribuendole un tradimento non ancora consumato, e anziché quindi affrontare con lei apertamente la questione, cercare di comprare il rumeno (tanto è rumeno, no?) e, al rifiuto di questi, arrivare a un gesto estremo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma: patetico il nostro industriale lo è, e anziché andare a farsi i muscoli in piscina sarebbe meglio spendesse quei pochi soldi che gli rimangono dall’analista. Forse così potrà avere la nostra compassione. Oscar comunque anche per il migliore attore protagonista, perché Pierfrancesco Favino interpreta magistralmente (unico, nel cast) il suo ruolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'industriale, di Giuliano Montaldo, con Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4082436333985300104?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4082436333985300104/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/quellindustriale-difficile-da-compatire.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4082436333985300104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4082436333985300104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/quellindustriale-difficile-da-compatire.html' title='Quell’industriale difficile da compatire'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-171211715710833343</id><published>2012-01-18T17:24:00.000+01:00</published><updated>2012-01-18T17:24:25.991+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><title type='text'>Dubai Surprise</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Gbkk2ygNzbk/Txbhh7cshMI/AAAAAAAACpI/55hLbzzVbLw/s1600/DSC_0421.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="238" nfa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-Gbkk2ygNzbk/Txbhh7cshMI/AAAAAAAACpI/55hLbzzVbLw/s400/DSC_0421.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;C’è una cosa che di Dubai non può non stupire, quando ci si arriva in macchina da Abu Dhabi, lungo la comodissima autostrada che costeggia il Golfo persico e si fa strada nel deserto. È che a quasi 40 km dalla città iniziano i primi insediamenti, prima di arrivare a Jumeirah, e poi più in là passare Downtown, dove il Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, non può passare inosservato e infine l’autostrada dalle sue 6 corsie si scioglie, in un enorme svincolo, per arrivare in “città”. Ma che cos’è la città?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dagli 828 metri del Burj Khalifa si capisce come la città siano in realtà tante piccole city nel deserto, grattacieli e grattacieli e poi il giallo della sabbia e sullo sfondo il blu del mare. È talmente alto il Burj Khalifa, che quasi non ci si riesce ad affacciare e vedere le persone che, come piccole figurine di un rendering, si muovono lungo le piscine d’acqua con al centro imponenti fontane danzanti accanto alla Dubai Mall. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi la Mall of the Emirates, più in là, vicino a Palm Jumeirah con il Burj Al Arab, il famoso albergo a forma di vela, dentro alla quale, oltre ai più grandi marchi al mondo (la mall è davvero lussuosissima), c’è addirittura… una pista da sci, Ski Dubai, con tanto di seggiovia e figure vestite tutte uguali (chiaramente, perché tute da sci e attrezzatura varia sono tutte a noleggio, fuori ci sono 30 gradi adesso che è la stagione fredda!) e bambini che scendono in slitta osservati attraverso le vetrate da passanti annoiati o incuriositi. Più in là invece c’è l’Ice Skating Ring, così come alla Dubai Mall, dove una bimbetta occidentale, forse britannica, non può perdere l’allenamento e scivola leggiadra sul ghiaccio mentre una spocchiosa e incapace madre pretende di darle direttive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi lì accanto una sorta di playmobil, Madinat Jumeirah, stucchevole ricostruzione di una cittadina con tanto di canali alla veneziana e ristorantini che affacciano sull'acqua, labirinto di negozi e ristoranti finto come pochi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-GyqIEr-G5Bw/Txbuxlpy9iI/AAAAAAAACpQ/4kSk1kgCEfc/s1600/DSC_0332.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-GyqIEr-G5Bw/Txbuxlpy9iI/AAAAAAAACpQ/4kSk1kgCEfc/s400/DSC_0332.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-jd6UrNevRvw/Txbu9H0nXKI/AAAAAAAACpY/hU2SHs1IgVs/s1600/DSC_0336.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-jd6UrNevRvw/Txbu9H0nXKI/AAAAAAAACpY/hU2SHs1IgVs/s400/DSC_0336.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ma poi i souk di Deira, sul Creek, dove tra oro e spezie e tessuti i turisti si perdono nei vicoletti porticati. E Bur Dubai con altri vicoletti e le strade questa volta vere, stradine a senso unico con le macchine parcheggiate e i negozi di elettronica insomma, strade vissute, con case e supermercati. Ma poi ancora il quartiere accanto alla moschea, vicino alla Jumeirah Beach Corniche, con un'altra mall e strade costeggiate da multinazionali che sembra di essere in California, tolta la moschea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-zhuWBtXDg9M/Txbvm75TvnI/AAAAAAAACpg/tr1WSrPkrYc/s1600/DSC_0275.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" nfa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-zhuWBtXDg9M/Txbvm75TvnI/AAAAAAAACpg/tr1WSrPkrYc/s400/DSC_0275.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-iHkc7I1OBmQ/TxbwIVHiKfI/AAAAAAAACpo/S0xQLQ73c70/s1600/DSC_0194.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" nfa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-iHkc7I1OBmQ/TxbwIVHiKfI/AAAAAAAACpo/S0xQLQ73c70/s400/DSC_0194.JPG" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;E infine il Creek percorso in abra, l’imbarcazione di legno senza sponde ai piedi della quale si immerge nell’acqua il sole che si riflette sui palazzi di vetro lungo Deira con gli aerei che atterrano poco più in là in piena città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dubai è un po’ così che sembra tutto un po’ troppo ma anche un po’ troppo poco.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-YStUWT2wYiA/Txbws8S7GyI/AAAAAAAACpw/HAB2wuhHCyQ/s1600/DSC_0338.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-YStUWT2wYiA/Txbws8S7GyI/AAAAAAAACpw/HAB2wuhHCyQ/s400/DSC_0338.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-WTI7FLH05ak/Txbw4Pdu3HI/AAAAAAAACp4/-CvDmlISXkc/s1600/DSC_0334.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" nfa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-WTI7FLH05ak/Txbw4Pdu3HI/AAAAAAAACp4/-CvDmlISXkc/s400/DSC_0334.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-171211715710833343?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/171211715710833343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/dubai-surprise.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/171211715710833343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/171211715710833343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/dubai-surprise.html' title='Dubai Surprise'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Gbkk2ygNzbk/Txbhh7cshMI/AAAAAAAACpI/55hLbzzVbLw/s72-c/DSC_0421.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4042527988409291235</id><published>2012-01-12T10:12:00.000+01:00</published><updated>2012-01-12T10:12:12.102+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><title type='text'>Sheikh Zayed Camel Race Grand Prix</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-CWX8sVCoYy0/Tw6j18n04PI/AAAAAAAACo8/VK1WDONGcsE/s1600/DSC_0165.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-CWX8sVCoYy0/Tw6j18n04PI/AAAAAAAACo8/VK1WDONGcsE/s400/DSC_0165.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A un’oretta da Abu Dhabi si trova il circuito di corse di cammelli Al Wathba, dove si sta concludendo in questi giorni il Grand Prix intitolato allo Sceicco Zayed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo fortunati, e quando arriviamo sta per disputarsi una gara. Un tempo, a cavalcare i cammelli erano bambini di 9-10 anni, esili bimbetti, perlopiù pachistani. Con l’intervento delle organizzazioni di tutela dei diritti umani, fortunatamente, è stata proibita questa pratica, quindi ora a guidare i cammelli sono… dei piccoli robot, che vengono montati in groppa al cammello e telecomandati da Land Cruiser che seguono la gara in un percorso interno e impartiscono a voce i comandi ai cammelli. E chi l’avrebbe mai detto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ridosso del via iniziale, i cammelli vengono preparati da lavoranti pachistani che gli fissano addosso i robot legandoli bene e domano i cammelli più indomabili (leggi più incavolati di doversi sottoporre a una pratica tanto innaturale). Nelle loro Land Cruiser immacolate, i padroni dei cammelli, a gruppi di 4 o 5 uomini, se ne stanno a sorseggiare il tè che viene porto loro da un uomo mentre controllano che il loro telecomando funzioni bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente sono tutti pronti, la pista è sgombra e al via iniziale si solleva il telo dietro al quale i cammelli iniziano la loro (lenta) corsa verso il traguardo. Parallelamente si mettono in moto le Land Cruiser con i loro telecomandi. A quanto pare è un’attività divertente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio, vicino ad Al Ain, sul confine con l’Oman, nell’unico mercato di bestiame degli Emirati Arabi vediamo la differenza tra i cammelli da corsa, che si vendono anche a 3000-4000 euro, e i cammelli da carne o da allevamento (il latte di cammella è molto nutriente e si trova in tutti i supermercati qui), che costano molto meno. Nelle gabbie controllate da pachistani e afghani, cammelli, da un lato, pecore, capre e altri animali, dall’altro, attendono acquirenti che se li porteranno a casa. È così che a una stazione di servizio, mentre fai benzina, ti può capitare di trovarti accanto un cammello sdraiato su un pick-up.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4042527988409291235?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4042527988409291235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/sheikh-zayed-camel-race-grand-prix.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4042527988409291235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4042527988409291235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/sheikh-zayed-camel-race-grand-prix.html' title='Sheikh Zayed Camel Race Grand Prix'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-CWX8sVCoYy0/Tw6j18n04PI/AAAAAAAACo8/VK1WDONGcsE/s72-c/DSC_0165.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-980905342615719455</id><published>2012-01-10T14:03:00.000+01:00</published><updated>2012-01-10T14:03:34.099+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><title type='text'>Al Ain</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9GKK-FY6kpI/Tww23AAl37I/AAAAAAAACo0/F8KCtFfSLI0/s1600/DSC_0312.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-9GKK-FY6kpI/Tww23AAl37I/AAAAAAAACo0/F8KCtFfSLI0/s400/DSC_0312.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Al Ain è il primo approccio di città vera negli Emirati. Innanzitutto, se è vero che solo un milione degli 8 milioni di abitanti attuali degli Emirati Arabi è fatto di gente del posto, qui ce n’è gran parte. La politica di tenere basse le abitazioni, per consentire a tutti la vista di Jebel Hafeet, il monte che si staglia all’orizzonte, continua a conferire a questa cittadina un carattere di autenticità che le nuove costruzioni di Abu Dhabi, dove anche palazzi di trent’anni fa vengono rasi al suolo per far posto a nuovi grattacieli in vetro e acciaio, le hanno tolto. Le strade sono costeggiate da centinaia di negozi, in mano perlopiù a indiani e iraniani, ci spiega la guida. È da qui che proviene la famiglia reale dell’emirato di Abu Dhabi, che solo negli anni 60, dopo la scoperta del petrolio, ha iniziato a spostare il centro del potere ad Abu Dhabi. Del resto lo sceicco Zayed aveva ben presto compreso l’enormità della scoperta e aveva rapidamente dato vita all’unione dei sette emirati, a capo della quale avrebbe sempre dovuto esservi il sultano dell’Emirato di Abu Dhabi, e, come vicepresidente, il sultano dell’Emirato di Dubai, secondo per ricchezza e grandezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Palazzo Nazionale è raccolta in forma museale la storia dell’emirato e di Al Ain, antichissimo insediamento e quindi centro importante per la presenza di oasi naturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad Al Ain si sprecano i palazzi dello sceicco Al Zayed. Il palazzo in cui è nato e ha vissuto, insieme alla prima moglie, la sceicca Fatima, e ad alcuni dei 19 figli maschi e 17 figlie femmine che le sue quattro mogli gli hanno dato. Il primogenito della prima moglie, Khalifa, è stato l’erede al trono di questa monarchia assoluta ed è l’attuale Presidente degli Emirati Arabi Uniti. Ma di palazzi reali ce ne sono tanti, ai piedi del monte Jebel Hafeet, ai confini con l’Oman, e poco più in là, vicino alle sorgenti di acqua calda che non lontano raccolgono gruppi famigliari per un picnic.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il souk di frutta, verdura, carne e pesce è finalmente un vero souk, con colori e profumi e gente del posto a vendere e acquistare. Non si lasciano fotografare volentieri, così dice Rodney, la guida dello Sri Lanka che è qui da otto anni e qui dice di star bene: ha una missione da compiere e finita la missione rientrerà a casa. E allora ascolto Rodney ed evito le fotografie alle persone, un po’ per rispetto, un po’ per timore di offenderle. Tranne per una donna pressoché irriconoscibile nel suo burka che acconsente a una fotografia. Qui ad Al Ain, a differenza di Abu Dhabi, le donne col burka sono tante. Sarà perché è un’antica tradizione beduina, giustificata anche dalla necessità di coprirsi la faccia intera dalle elevatissime temperature che si raggiungono da queste parti in estate. Altrove, però, oramai quasi tutte le donne giovani hanno il viso scoperto. Secondo la tradizione, possono tenere scoperto solo il viso e le mani, ed è questa l’unica cosa che il promesso sposo potrà vedere della sua futura moglie dopo l’accurata ricerca che i genitori di lui hanno fatto per trovargli una degna compagna. Dopo un unico incontro ci si esprime in merito al fidanzamento, che durerà un anno e al termine del quale potranno decidere che il matrimonio si faccia o meno. Le nozze sono un evento vero e proprio e possono durare anche giorni e giorni, ma si svolgeranno rigorosamente in maniera separata, donne da una parte, uomini dall’altra. Il marito porta in dote alla sposa molto denaro e dell’oro, che varranno come sorta di garanzia e andranno a chi dei due sarà lasciato in caso di divorzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa più sorprendente è che il governo, in tutto questo, la fa da leone: contribuisce alle spese di dote e matrimonio, a ogni nuova coppia dà una casa gratis. Tasse qui non se ne pagano, e la benzina, manco a dirlo, costa 2 centesimi di euro al litro: con pochi euro si fa il pieno. Le macchine, senza tasse, costano sugli 8000 euro nuove, 3000 usate come nuove. E nell’università di Al Ain, la più importante del paese, i ragazzi locali studiano per il futuro loro e del loro paese. La popolazione studentesca è fatta per l’80 percento di donne, e solo per il 20% di ragazzi. Il resto degli uomini va all’estero a studiare, dove può ricevere un’istruzione migliore, mentre le donne devono “accontentarsi” visto che all’estero non ci possono andare. Dopo la carriera universitaria, i laureati ricoprono posti governativi, in banche e società, perlopiù affiancati da corrispettivi occidentali a insegnare loro il lavoro. Insomma, la sensazione è che questo sia un paese lanciato a tutta velocità verso il futuro. Con contrasti però importanti, fino a quando saranno i genitori prima e il marito poi a scegliere quanta parte del viso una donna possa mostrare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-980905342615719455?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/980905342615719455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/al-ain.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/980905342615719455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/980905342615719455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/al-ain.html' title='Al Ain'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9GKK-FY6kpI/Tww23AAl37I/AAAAAAAACo0/F8KCtFfSLI0/s72-c/DSC_0312.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3393671590189559518</id><published>2012-01-09T10:29:00.000+01:00</published><updated>2012-01-09T10:29:20.261+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><title type='text'>Arabian Desert</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ejm_q0GLICg/TwqzVtkxY2I/AAAAAAAACos/StYXsq-rG8Q/s1600/DSC_0216.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-ejm_q0GLICg/TwqzVtkxY2I/AAAAAAAACos/StYXsq-rG8Q/s400/DSC_0216.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Non amo affatto le cose organizzate, ma come ci vado altrimenti nel deserto? Per cui si parte, in una Land Cruiser, e ci si avvia sull’autostrada in direzione sud. Si costeggiano quartieri con ville e giardini, gated communities dove la gente vive quasi come in un villaggio turistico: guardie all’ingresso, una reception, supermercato, caffè ristorante e villette tutte uguali allineate con numeri progressivi. L’autostrada sembra poi tracciare una rettilinea nel deserto. La strada è costeggiata dalle palme e si riescono a intravvedere solo di sfuggita negozi e vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piano piano la vegetazione, già rada, si dirada ulteriormente, e ai sobborghi della città si sostituiscono paesini e agglomerati di case. Fino a quando l’auto non lascia la strada asfaltata per immettersi in una strada sterrata che si allontana sempre più verso colline desertiche. Ben presto arriviamo a una fattoria di allevamento dei cammelli, nostra prima tappa. Ora, a parte che la confusione tra cammelli e dromedari è infinita, ma se non ricordo male quelli a una gobba sono dromedari e questi senza dubbio hanno una sola gobba, chiamateli come volete; sono animali evidentemente abituati alla presenza degli uomini, che addirittura si avvicinano e volentieri si lasciano accarezzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prosegue quindi l’avventura, in compagnia di diverse Land Cruiser che percorrono tutte un tracciato oramai noto attraverso quelle che piano piano prendono la forma di vere e proprie dune nel deserto. Non altissime, ma pur sempre dune. E allora su e giù, come già tra le dune dell’Oregon, su e giù e derapando mentre si ammira un paesaggio affascinante e si fa una sosta per arrampicarsi in cima a un dosso ad ammirare il tramonto. Un cammello, questa volta in libertà, si guarda attorno mentre passiamo, quindi si arriva all’accampamento, dove ci attendono gli addestratori di falchi. La falconeria è infatti uno degli sport più popolari negli Emirati Arabi. L’accampamento ci accoglie con il tradizionale henné e le danze classiche che gli uomini fanno con un lungo bastone uncinato (tipo majorettes per intenderci, ma a ritmi e melodie ben diversi) in occasione dei matrimoni e delle feste. La notte scende presto, il caldo lascia il posto al freddo e quando si spengono le luci dell’accampamento si può godere della vista di un imponente cielo stellato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla strada del ritorno si fatica a riprendere le abitudini del mondo civilizzato, anche se, ora che è notte, dietro ai filari di palme che costeggiano l’autostrada si intravvedono file e file di negozi ancora aperti a ora tarda con le loro luci e la loro merce. Fino a tornare alle luci della città.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3393671590189559518?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3393671590189559518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/arabian-desert.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3393671590189559518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3393671590189559518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/arabian-desert.html' title='Arabian Desert'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ejm_q0GLICg/TwqzVtkxY2I/AAAAAAAACos/StYXsq-rG8Q/s72-c/DSC_0216.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1279625095911412421</id><published>2012-01-06T06:55:00.000+01:00</published><updated>2012-01-06T06:55:13.651+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arte'/><title type='text'>Abu Dhabi Grand Souk e Emirates Palace</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-25obaqsvUM8/TwaMpFhQUCI/AAAAAAAACok/BwbHisdEVT4/s1600/DSC_0312.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-25obaqsvUM8/TwaMpFhQUCI/AAAAAAAACok/BwbHisdEVT4/s400/DSC_0312.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Siamo alla ricerca di un souk un po’ vero, un po’ locale. E il Grand Souk, il Central Market, di certo non lo è. Nonostante la struttura a mercato, del mercato non ha né gli odori né i colori, né tantomeno la folla e il vocio. È evidentemente una trappola per turisti, con alcuni negozi di souvenir e arie di internazionalità con alcune delle solite catene a rovinare il tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unica cosa un po’ vera di questo posto è l’incontro con Noor, la donna indiana che fa l’henné da 25 anni e inizia con il pennino a disegnarmi sul braccio destro con precisione e abilità estreme, e con un bel sorriso sulle labbra. Allora, come si vive qui Noor? Malino, mi risponde anche lei, che è di Mumbai ma vive qui da otto anni. Hai famiglia?, le chiedo. Mi sembra che avere qualcuno potrebbe giustificare il sacrificio. Sono sposata da due mesi, mi racconta, con un uomo che mi ha presentato una cugina e che secondo lei poteva andare bene per me. Vive lontano e ci vediamo solo un giorno a settimana. Un ottimo modo per far funzionare un matrimonio, mi ritrovo a pensare. L’abilità che ha nel disegno sembra sprecata per fare tatuaggi temporanei sulla pelle, per quanto questa sia un’arte a sé. Dipingi?, non posso fare a meno di chiederle. Lei mi guarda stupita e nega decisa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre ci allontaniamo mi ritrovo a chiedermi come si possa infondere vita in un progetto visionario costruito dal nulla come è questa capitale. La risposta mi arriva all’Emirates Palace, che un amico ha giustamente definito “il brutto posto più bello del mondo”. Sorta di palazzo da mille e una notte con marmi e luccichii di vetrine di gioiellieri importanti, un albero natalizio che si erge imponente al cielo al centro di una rotondissima balconata. Lì infatti è esposto, in una mostra, il piano urbanistico da realizzare entro il 2030. Un piano visionario: il Cultural District, con il museo nazionale dedicato allo sceicco Zayed, sempre lui, per mano di Norman Foster. Il Guggenheim Abu Dhabi affidato ancora una volta a Frank O. Gehry. Il Louvre Abu Dhabi di Jean Nouvel. Un Performing Arts Centre, teatro di danza, prosa e musica, ideato da Zaha Hadid e uno splendido museo marittimo di Tadao Ando. Nientedimeno che. Attorno a un nuovo quartiere di lusso totalmente da realizzare. Qui lo spazio non manca, e i soldi nemmeno, soprattutto se si considera l’abbondanza mondiale di manodopera a basso costo. Ma gli studenti di oggi sono i leader di domani, ricorda giustamente uno striscione lungo il viale di Corniche Road West. E qui sembra mancare una classe dirigente. E allora via, una sezione locale della New York University Abu Dhabi, e una di Paris Sorbonne. Collaborazioni per attirare l’élite della penisola araba e creare un nuovo polo politico-economico-culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abisso tra ciò che questo posto è e ciò che mira a diventare sembra incolmabile. Sorta di città virtuale, di oasi-miraggio nel deserto, è tanto improbabile quanto reale. Una quarantina di anni fa qui c’era il nulla e solo da poco, da polo unicamente politico, Abu Dhabi ha deciso di trasformarsi in centro anche turistico. Resta da vedere se le figurine dei rendering sapranno dar vita a una società più varia e vera. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1279625095911412421?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1279625095911412421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-grand-souk-e-emirates-palace.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1279625095911412421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1279625095911412421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-grand-souk-e-emirates-palace.html' title='Abu Dhabi Grand Souk e Emirates Palace'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-25obaqsvUM8/TwaMpFhQUCI/AAAAAAAACok/BwbHisdEVT4/s72-c/DSC_0312.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-982055056919344039</id><published>2012-01-04T19:56:00.001+01:00</published><updated>2012-01-04T20:01:34.817+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><title type='text'>Abu Dhabi Heritage Village</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Rq9QqyoVC0A/TwSh_x4yrNI/AAAAAAAACoc/aM-mRwSXIcQ/s1600/DSC_0013.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="231" rea="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-Rq9QqyoVC0A/TwSh_x4yrNI/AAAAAAAACoc/aM-mRwSXIcQ/s400/DSC_0013.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;È nepalese, il taxista che ci porta all’Heritage Village di Abu Dhabi. E allora come si vive qui? Male, mi risponde. E mi racconta che ha pagato l’equivalente di oltre 2000 euro per essere assunto in questa agenzia di taxi, l’agenzia nazionale, che lo sfrutta ben bene e a cui deve ogni mese un sacco di soldi. Oltre a quelli e ai soldi per l’affitto di un posto che immagino non sia una reggia, gli resta ben poco dei 600 euro mensili che guadagna. Ma è quanto basta per pagare gli studi dei figli all’università, in Nepal, dove due ragazzi poco più che ventenni e una moglie che non lavora lo attendono nelle sporadiche visite che riesce a fare loro. È un ragazzo bello, dai tratti dolci, umile, quello che con voce mesta racconta la sua storia, dicendomi ‘non sono più così giovane’, lui che invece sembra ancora giovanissimo, con quella pelle dorata e gli occhi scuri scuri. Da due anni è qui e si capisce che non ne può più ma non ha scelta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’Heritage Village, sull’estrema punta della lingua di terra che chiude la baia di fronte alla Corniche, il lungomare di Abu Dhabi, hanno ricostruito usi e costumi locali riproducendo laboratori di pellami e vetrerie, tappeti e spade. E per quanto turistico, il villaggio racconta almeno in parte la storia di questo paese che ha appena compiuto 40 anni. Le fotografie dello sceicco Zayed, padre di tutto questo, campeggiano alle pareti e raccontano storie di un progetto personale diventato realtà nazionale. Un popolo nelle mani di un sovrano. Roba di altri tempi. Le sue gigantografie troneggiano sui manifesti di tutta la città, insieme a un’altra gigantografia, la mia preferita, quella dei sette sceicchi dei sette emirati che in posa casual sembrano camminare verso un futuro certo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle acque cristalline che lambiscono le rive davanti all’Heritage Village, due giovani dai fisici impeccabili camminano ridendo tra loro. Poco dopo, i motori delle loro moto d’acqua rombano mentre si allontanano zigzagando da riva. Qui non viene rispettato il limite di 400 m da riva imposto in acque italiane. Qui nemmeno ci sono i 400 metri tra una riva e l’altra della baia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo la strada che dall’Heritage Village riporta verso il Marina Mall, guardie private controllano che nessuno acceda all’area dedicata a una gara che sta per disputarsi sulle acque davanti ai grattacieli. Ancora una volta, non può non balzare agli occhi il contrasto tra vite passate a correre da un continente all’altro dietro a tempi e record di motori e vite trascorse a racimolare centesimi guidandolo, un motore. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-982055056919344039?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/982055056919344039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-heritage-village.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/982055056919344039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/982055056919344039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-heritage-village.html' title='Abu Dhabi Heritage Village'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Rq9QqyoVC0A/TwSh_x4yrNI/AAAAAAAACoc/aM-mRwSXIcQ/s72-c/DSC_0013.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3933447684098380433</id><published>2012-01-03T20:41:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T20:44:14.238+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Melancholia, solo in transito?</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://0.gvt0.com/vi/x_xsm46s2Gg/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/x_xsm46s2Gg&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/x_xsm46s2Gg&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;- That could have been a lot better.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;- Yes, Michael, that could have been better… But Michael, what did you expect?&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;- You’re right.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così conclude, uno sconsolato sposo, la sua festa di nozze che, dalla limousine incastrata alla sposa che su un prato si scopa un ragazzino, non potrebbe essere più disastrosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrerebbe quasi la trama di una commedia, se non fosse che questo è Lars von Trier, che di animi umani se ne intende, conoscendone profondità e labirinti. Perché quella a cui la protagonista Justine, una splendida Kirsten Dunst, è condannata, è una solitudine che sconfina nella dannazione. &lt;em&gt;Life on earth is evil&lt;/em&gt; dice alla sorella quando un pianeta da sempre nascosto è in rotta di collisione con la terra. Ma a differenza della sorella, presa nella costruzione di una realtà che fino all’ultimo dovrebbe dare felicità, si trova pronta ad affrontare il destino, il suo come quello dell’umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, se nella prima parte ritroviamo, in situazioni alla Festen, storie individuali e familiari che parlano della condanna all’infelicità, nella seconda parte, fantascientifica, subentra l’elemento di distruzione della terra, oltre che dell’autodistruzione, a rendere ancora più ineluttabile e universale l’annientamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faccio però doppia ammenda:innanzitutto per aver visto il film in aereo. Von Trier in aereo è una bestemmia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in secondo luogo perché ho potuto seguire solo nelle cuffie la fine del film, essendo prossimi all’atterraggio ed essendo io in uno di quei sedili con video estraibile, da riporre prima del tempo. Non ho quindi capito se alla fine la collisione c’è stata o meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mi sembra che in quelle frasi iniziali sia riassunto lo spirito: &lt;em&gt;that could have been a lot better, but hey, what did you expect?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Melancholia&lt;/em&gt;, di Lars von Trier, con Kirstin Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3933447684098380433?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3933447684098380433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/melancholia-solo-in-transito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3933447684098380433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3933447684098380433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/melancholia-solo-in-transito.html' title='Melancholia, solo in transito?'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7591109889215198540</id><published>2012-01-03T06:38:00.000+01:00</published><updated>2012-01-03T06:38:30.243+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><title type='text'>Abu Dhabi Moschea Sheikh Zayed e Marina Mall</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Yn238o7OMLI/TwKUNbZ2Y2I/AAAAAAAACoE/uw_Iia1OQKc/s1600/DSC_0071.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Yn238o7OMLI/TwKUNbZ2Y2I/AAAAAAAACoE/uw_Iia1OQKc/s400/DSC_0071.JPG" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Di notte i minareti attorno alle imponenti forme della moschea brillano di luci intermittenti che lasciano un po’ sconcertati. Di giorno viene confermato il sospetto notturno: perché la grande moschea a una ventina di chilometri dal centro di Abu Dhabi (scelta che la dice lunga sulle strategie urbanistiche future) racchiude in sé due anime: quella maestosa e quella totalmente priva di buon gusto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il parcheggio sulla spianata sembra quello di un centro commerciale, diciamocelo. Mentre il biancore maestoso parla di pace e di anima. Le forme tondeggianti e poi austere ricordano i pendii della vita, mentre la scala mobile che porta alla zona riservata alle abluzioni sembra una discesa agli inferi di un B-movie. Il marmo che in un gioco di riflessi spazia da pavimenti a pareti e colonne non riesce a offuscare i lampadari swaroskiani un (bel) po’ pacchiani (e la rima è voluta) che pendono minacciosi dai soffitti. Gli abaya (le ampie e lunghe vesti che scendono fino a terra) e gli jilbab (i veli che coprono la testa) non riescono a nascondere i tacchi a spillo che su lucenti sandali di moda si tradiscono con il loro ticchettio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono gli stessi della ragazza che al Marina Mall non posso non ammirare, mentre allo specchio del bagno si acconcia con grande abilità una raffinata pettinatura che poi nasconde sotto il suo velo. Ti posso fare una fotografia, le chiedo a gesti. E lei che l’inglese non lo parla mi fa segno di no con le sue mani tracciate dall’henné e un sorriso dolce che tradisce al tempo stesso vergogna e lusinga. Il trucco pesante ma opportuno e i boccoli di quella pettinatura sofisticata spariscono sotto il velo mentre lei si allontana abbandonando l’oasi riservata alle donne dove è concesso svelarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ampie vesti bianche degli uomini e nere delle donne sfilano lungo le gallerie e i corridoi di questo lussuoso e luccicante centro commerciale con i marchi di tutto il mondo mentre giovani ragazzi giocano a hockey sulla pista da ghiaccio artificiale costruita in una località in cui, ora che è la stagione fredda, di giorno si sfiorano i 30 gradi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vesti sono le stesse che la sera, al Beach Rotana Club, cenano disinvolte e poi sfilano via con le loro borse Gucci e i tacchi vertiginosi. Vesti che vorrei seguire nelle loro case per vedere la vita oltre. La casa in cui sono io, invece, è in uno dei grattacieli che di notte illuminano lo skyline di Abu Dhabi e dove, all’ultimo piano, il 34°, ci sono due piscine, una riservata agli uomini e, all’altra estremità, una riservata alle donne. Qui alcune madri perfettamente vestite con tanto di velo controllano i bambini mentre fanno il bagno. E nella vicina palestra femminile due ragazze, questa volta in short e leggings, corrono sul tapis roulant. Ma di spalle i loro profili sembrano parlare di Occidente e Oriente, raccontano culture diverse ancora.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7591109889215198540?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7591109889215198540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-moschea-sheikh-zayed-e-marina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7591109889215198540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7591109889215198540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-moschea-sheikh-zayed-e-marina.html' title='Abu Dhabi Moschea Sheikh Zayed e Marina Mall'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Yn238o7OMLI/TwKUNbZ2Y2I/AAAAAAAACoE/uw_Iia1OQKc/s72-c/DSC_0071.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1324576796330913342</id><published>2012-01-01T22:00:00.002+01:00</published><updated>2012-01-03T11:18:59.395+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emirati Arabi'/><title type='text'>Abu Dhabi International Airport</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-L6jbgRrYajg/TwDJGbEokmI/AAAAAAAACn4/Ykx1bVwq11s/s1600/DSC_0141.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-L6jbgRrYajg/TwDJGbEokmI/AAAAAAAACn4/Ykx1bVwq11s/s400/DSC_0141.JPG" width="315" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’impatto con l’aeroporto di Abu Dhabi è dei migliori. Fin quando non si arriva al controllo passaporti, dove una massa informe e scomposta di gente aspetta il suo turno. È quasi mezzanotte. La mezzanotte del 31 dicembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credevo che atterrare alla mezzanotte di Capodanno fosse di buon auspicio per il nuovo anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un problema al computer sembra bloccare tutto. Almeno mezz’ora passa così. Il primo colpo d’occhio agli sportelli del controllo doganale è di quelli che lasciano un segno. Perché, attaccati ai loro BlackBerry in attesa che i PC riprendano a funzionare, ci sono tanti piccoli sceicchi o perlomeno l’immagine che di loro ho sempre avuto. Immacolati nelle loro lunghe vesti bianche con tanto di velo in testa bloccato da un cordoncino nero attorcigliato a mo’ di corona di spine di Cristo. A loro si accompagnano poliziotte in rigorosa divisa verde con gonna a terra e jilbab in testa bloccato da cappello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al colpo d’occhio iniziale subentra ben presto l’abitudine. Una guarda ci intima di metterci rigorosamente in coda ed è lì che capito in mezzo a un gruppo di vacanzieri italiani. Pensavo di essere stata originale a venire negli Emirati Arabi, a quanto pare è destinazione abituale per gruppi vacanza Piemonte, questa volta in versione crociera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella fila accanto, un folto gruppo famiglia che più arabo non si può si fa strada con sacchetti di Harrods, borse di Gucci e gadget tecnologici di ogni genere. Da Heathrow con amore, forse addirittura un’unica famiglia che da sola potrebbe coprire metà del debito pubblico italiano. Non molto più in là, sullo sfondo, il netto contrasto: una lenta trafila doganale per uomini in tute da ginnastica e caschetti di un’azienda in testa, manodopera a basso costo, probabilmente del Bangladesh, in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli. Tutta questa umanità che nel mondo intero si sposta alla ricerca di una vita migliore mi sembra di colpo un criceto che si danna in una ruota restando fermo su se stesso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1324576796330913342?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://franzmagazine.com/2012/01/03/viaggio-negli-emirati-arabi-01-abu-dhabi-international-airport/' title='Abu Dhabi International Airport'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1324576796330913342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-international-airport.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1324576796330913342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1324576796330913342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2012/01/abu-dhabi-international-airport.html' title='Abu Dhabi International Airport'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-L6jbgRrYajg/TwDJGbEokmI/AAAAAAAACn4/Ykx1bVwq11s/s72-c/DSC_0141.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-11755648199070175</id><published>2011-12-12T18:27:00.000+01:00</published><updated>2011-12-12T18:27:22.296+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>17 filles &amp; The Virgin Suicides: ovvero cronache di morti annunciate</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://3.gvt0.com/vi/h5eIMtJq8SM/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/h5eIMtJq8SM&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/h5eIMtJq8SM&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ha ricevuto il premio speciale della Giuria, 17 filles di Delphine e Muriel Coulin, film francese tratto da una storia realmente accaduta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Lorient, nel nord della Francia, una ragazza bella e ribelle rimane incinta e convince altre 16 ragazze a fare lo stesso. Ed è così che, da una festa, parte una specie di epidemia che una dopo l’altra vede crescere pance fino a che si arriva a una sorta di tentativo di comune che poi inevitabilmente fallisce quando, nati i bambini, la vita vera farà irruzione in questa specie di allucinato sogno adolescenziale in cui la maternità si trasforma in possibile fuga da un mondo in cui non si è né carne né pesce e da situazioni familiari alienanti o semplicemente difficili a causa degli usuali scontri legati all’età. È così che genitori, insegnanti e concittadini assistono impotenti a questa sorta di delirio collettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Ic1dsZ-bdbw/TuY5YZ-7QxI/AAAAAAAACnc/J7wSvHA5SGE/s1600/the-virgin-suicides.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-Ic1dsZ-bdbw/TuY5YZ-7QxI/AAAAAAAACnc/J7wSvHA5SGE/s400/the-virgin-suicides.jpg" width="256" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analoga è l’esperienza delle cinque sorelle Lisbon di The Virgin Suicides, il romanzo di Jeffrey Eugenides: anziché la maternità di massa, loro scelgono la morte, innescata dalla maggiore e, anche qui, da una situazione familiare disagiata con una madre dispotica, paranoica e severissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se nella struttura del romanzo prevale la cronaca dal punto di vista di osservatori coetanei che a distanza di anni ricostruiscono gli eventi, nella struttura del film si snoda una sorta di cronaca giornalistica. Di questo soffrono entrambi, sia il romanzo del 1993, sia il film del 2011: di uno sguardo troppo esterno che narra i fatti senza riuscire ad abbozzare dei perché, a penetrare meglio i profili dei personaggi e a farci entrare meglio nelle loro storie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 filles, Delphine e Muriel Coulin, France, 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Virgin Suicides, Jeffrey Eugenides, Recorded Books Unabridged, 2006 (1993).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-11755648199070175?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/11755648199070175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/17-filles-virgin-suicides-ovvero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/11755648199070175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/11755648199070175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/17-filles-virgin-suicides-ovvero.html' title='17 filles &amp; The Virgin Suicides: ovvero cronache di morti annunciate'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Ic1dsZ-bdbw/TuY5YZ-7QxI/AAAAAAAACnc/J7wSvHA5SGE/s72-c/the-virgin-suicides.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5924463929266210342</id><published>2011-12-09T16:09:00.000+01:00</published><updated>2011-12-09T16:09:18.520+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bolzano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teatro'/><title type='text'>Gassman, immigrazione, malavita e umanità</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-2ZcKh3RGEEQ/TuIkMs-IcZI/AAAAAAAACnU/H5aTJ6kepWU/s1600/gassman.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" mda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-2ZcKh3RGEEQ/TuIkMs-IcZI/AAAAAAAACnU/H5aTJ6kepWU/s320/gassman.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A parte il titolo, infelice. A parte il fatto che è un remake e che spesso i remake soffrono, soprattutto se l’originale era Cuba and His Teddy Bear, un off-Broadway con Robert de Niro. In realtà &lt;em&gt;Roman e il suo cucciolo&lt;/em&gt;, lo spettacolo che Alessandro Gassman sta portando in giro con uno splendido cast, è un ottimo adattamento oltre che uno spettacolo d’impatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anziché un immigrato cubano spacciatore e cocainomane che vive a New York, Gassman è un immigrato rumeno (con accento molto verosimile) spacciatore e cocainomane che vive a Roma, dove, &lt;em&gt;mutatis mutandis&lt;/em&gt;, la tragedia dell’immigrazione è spesso fatta di un uguale percorso di emarginazione e povertà a cui solo la malavita sembra poter offrire riscatto, prima di essere foriera&amp;nbsp;di nuova infelicità e disgrazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È così che il commovente passato di Roman, di cui è testimone il fedele amico, un passato fatto della dura realtà della povertà degli immigrati in cerca di fortuna altrove, si intreccia con il presente del figlio, fonte di speranza per il padre, in realtà risultato di un’assenza di radici e di identità, di una vita fatta di espedienti e sotterfugi, di ricerca di sé nell’altro, che si manifesta sotto forma di un buco con un poeta idealizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei punti di forza della &lt;em&gt;pièce&lt;/em&gt; è l’intreccio tra bene e male, tra speranza e disillusione, tra amore e odio, tra felicità e disgrazia, tutti estremi che vite estreme più facilmente toccano. Così come un cast davvero brillante, da Gassman a Manrico Gammarota, senza escludere nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un punto debole è una sorta di ammiccamento al pubblico, con una limatura della crudeltà (nonostante un copione fin tragico) laddove la vita è spesso meno comprensiva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intenso invece il &lt;em&gt;Verfremdungseffekt&lt;/em&gt;&amp;nbsp;che regala l'interazione tra palcoscenico e video&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5924463929266210342?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5924463929266210342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/gassman-immigrazione-malavita-e-umanita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5924463929266210342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5924463929266210342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/gassman-immigrazione-malavita-e-umanita.html' title='Gassman, immigrazione, malavita e umanità'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-2ZcKh3RGEEQ/TuIkMs-IcZI/AAAAAAAACnU/H5aTJ6kepWU/s72-c/gassman.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5522910571261583114</id><published>2011-12-06T16:13:00.000+01:00</published><updated>2011-12-06T16:13:57.723+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Dissonanti assonanze</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/VfH1K2t_u5k/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VfH1K2t_u5k&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/VfH1K2t_u5k&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Jess + Moss è il tentativo di tracciare un momento nella vita di una coppia di ragazzini, abbandonati a loro stessi in una calda estate in un posto sperduto del sud degli Stati Uniti, sospesi tra la memoria che manca loro ma che cercano di ricostruire attraverso vecchie registrazioni e luoghi abbandonati e un presente in cui, soli, non sanno cosa fare delle loro vite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante la fragile e intensa bellezza dei protagonisti, la fotografia mozzafiato e la poesia di alcune scelte narrative, alla fine il film non riesce a regalarci una storia ma si ferma solo a sensazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jess + Moss, di Clay Jeter, USA, 2011.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5522910571261583114?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5522910571261583114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-dissonanti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5522910571261583114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5522910571261583114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-dissonanti.html' title='Torino Film Festival – Dissonanti assonanze'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2921204254519712476</id><published>2011-12-05T13:04:00.000+01:00</published><updated>2011-12-05T13:04:27.360+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – The Catechism Cataclysm, ovvero Will you sign my Bible?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/76jyt8vx2kk/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/76jyt8vx2kk&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/76jyt8vx2kk&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizia bene, The Catechism Cataclysm, con un prete rockettaro che ai fedeli che frequentano il catechismo racconta storie di vita vera, assurde, che i fedeli non colgono, loro che preferirebbero cantare l’Alleluia. E il suo superiore, preoccupato, gli consiglia una vacanza. Lui che è solo, dopo aver scritto migliaia di e-mail recupera il suo idolo adolescenziale, un ex fidanzato della sorella rockettaro (hard) e pseudo-scrittore il cui unico lettore risulta essere il prete stesso. Questo incontro poco verosimile è, all’inizio, molto divertente e toccante: due solitudini (l’ex rockettaro ora tecnico delle luci a seguito di una band manco sa chi sia, questo prete venuto dal passato, ma comunque lo segue) che si incontrano in situazioni comiche e commoventi al tempo stesso, tra birre e confessioni. Ma poco a poco, mano a mano che vengono introdotti elementi tra lo spiritico e il satanico, il film perde presa, l’assurdo non riesce nel suo intento e perde la scommessa di una storia ben raccontata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa più divertente del film sono le storie dentro la storia, i racconti fantastici dell’ex rockettaro che spaziano da un tentato suicidio trasformatosi in pluriomicidio, alla vecchietta che sbaglia macchina e con la pistola puntata minaccia i veri proprietari, all’amore, infine, tra i due immigrati di origine sudamericana, operaio lui, sognatrice lei, che si incontrano dopo che lui è rimasto scolpito nella colata di cemento di un pilastro del viadotto che stava costruendo con i compagni; mossi a pietà, gli lasceranno una piccola fessura attraverso la quale “si consumerà" la grande storia d’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’assurdo era proprio il tema del film, dice il regista statunitense Todd Rohal; peccato, perché la prima parte del film era decisamente migliore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Todd Rohal, The Catechism Cataclysm, Usa, 2011.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2921204254519712476?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2921204254519712476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-catechism.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2921204254519712476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2921204254519712476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-catechism.html' title='Torino Film Festival – The Catechism Cataclysm, ovvero Will you sign my Bible?'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2926727231306127177</id><published>2011-12-03T17:22:00.000+01:00</published><updated>2011-12-03T17:22:21.364+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival - Ok, Enough, Goodbye.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lq874VKrZ28/TtpMT8byQUI/AAAAAAAACm8/8CpJr-4WrK4/s1600/ok+enough+goodbye.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-lq874VKrZ28/TtpMT8byQUI/AAAAAAAACm8/8CpJr-4WrK4/s1600/ok+enough+goodbye.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XMBtQfHvZ_A/TtpMndsClQI/AAAAAAAACnE/shps7_n0Gio/s1600/ok-enough-goodbye-un-poster-del-film-222093_medium.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-XMBtQfHvZ_A/TtpMndsClQI/AAAAAAAACnE/shps7_n0Gio/s400/ok-enough-goodbye-un-poster-del-film-222093_medium.jpg" width="271" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Com’è avere quarant’anni e vivere ancora a casa con mammà? Scambiarsi con lei le ultime parole prima di addormentarsi e chiederle di portarci i vestiti puliti e di disporli ordinatamente sul letto? Chiederle cosa c’è per pranzo e portarla in vacanza? Essere conosciuti nel quartiere come il cocco di mamma? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra la descrizione di un italiano. Solo che qui la mamma in questione a un certo punto si ribella e, dopo aver preparato e congelato sacchetti e sacchetti di cibo, molla tutto e se ne va. E da questo si capisce che non siamo in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo infatti a Tripoli, Libano, per una storia dolce-amara sulla condizione maschile e sulla solitudine. Rimasto solo, “abbandonato” dalla madre, il nostro protagonista si rende conto di quanto sia grande la sua solitudine. È così che, con l’aiuto di un amico, cerca consolazione prima in una prostituta che tratta quasi come una fidanzata, quindi prendendosi in casa una cameriera etiope che tratta quasi come una fidanzata fino a che non proverà a sbarazzarsene prima (con umanità, però, rifiutando di restituirla all’agenzia che le avrebbe inflitto una punizione corporale, e stupito infine che le scappi alla prima occasione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok, Enough, Goodbye è una storia che, in una cornice di tristezza e desolazione, riesce a far ridere in situazioni che solo le vite umane sanno inventarsi. Sullo sfondo di una Tripoli che è al contempo paese e metropoli, rigogliosa e desolata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2926727231306127177?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2926727231306127177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-ok-enough-goodbye.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2926727231306127177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2926727231306127177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-ok-enough-goodbye.html' title='Torino Film Festival - Ok, Enough, Goodbye.'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-lq874VKrZ28/TtpMT8byQUI/AAAAAAAACm8/8CpJr-4WrK4/s72-c/ok+enough+goodbye.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3668111477516001677</id><published>2011-12-01T22:47:00.000+01:00</published><updated>2011-12-01T22:47:09.773+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bolzano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Le mogli pericolose di Luigi Comencini, 1958</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-F1MAyKvzEoA/Ttf1vfpHNEI/AAAAAAAACmE/QKd_4nIOaoc/s1600/le+mogli+pericolose.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="303" src="http://4.bp.blogspot.com/-F1MAyKvzEoA/Ttf1vfpHNEI/AAAAAAAACmE/QKd_4nIOaoc/s400/le+mogli+pericolose.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Per il ciclo Dorian Gray, l’attrice di origine bolzanina scomparsa suicida ultraottantenne all’inizio di quest’anno, al Torino Film Festival è proiettata una gustosissima commedia degli equivoci di Luigi Comencini datata 1958.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre coppie della Roma bene, tra dottori e direttori di grandi magazzini, scherzano col fuoco: una moglie convinta che mai il marito la tradirebbe scommette con un’amica che se questa gli farà delle avances lui le riferirà tutto. Ed è così che, tra scenate di gelosia, sotterfugi, passioni fugaci e irresistibili tentazioni, i protagonisti raccontano, con grande spasso per il pubblico, vicende di ieri, di oggi e di domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inevitabile il lieto fine con tutte le coppie felicemente assieme. Bravi anche gli attori, tra cui un’insospettabile Sylvia Koscina. Nastro d’argento per Dorian Gray come migliore attrice non protagonista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3668111477516001677?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3668111477516001677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-le-mogli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3668111477516001677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3668111477516001677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/12/torino-film-festival-le-mogli.html' title='Torino Film Festival – Le mogli pericolose di Luigi Comencini, 1958'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-F1MAyKvzEoA/Ttf1vfpHNEI/AAAAAAAACmE/QKd_4nIOaoc/s72-c/le+mogli+pericolose.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7858863516482427267</id><published>2011-11-30T18:00:00.001+01:00</published><updated>2011-11-30T18:02:01.905+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germanica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Die Unsichtbare, ovvero Sadici Sans Frontières</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/pPpE1AC3LGk/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pPpE1AC3LGk&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/pPpE1AC3LGk&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Dal Lincoln Center alla Volksbühne am Rosa-Luxemburg Platz cambia poco. Dalla danza al teatro di prosa, da una madre disturbata a una sorella disabile. Ecco sono queste, in buona sostanza, le sole differenze tra il &lt;em&gt;Black Swan &lt;/em&gt;di Aronofsky e &lt;em&gt;Die Unsichtbare&lt;/em&gt;, del tedesco Christian Schwochow. Minimo comune denominatore, ragazze fragili, ambiziose di ambizione propria o materna, sorta di riscatto per una vita fallita, padri assenti e vite in balia del disagio; coreografi o registi a loro volta disturbati che dall'alto della loro esperienza approfittano (leggi abusano) di giovani vite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Es gibt Rissen in der Hülle &lt;/em&gt;(da cui il titolo inglese &lt;em&gt;Cracks in the Shell&lt;/em&gt;), dice la protagonista, la bravissima Stine Fischer Christensen, interpretando il ruolo e la vita; fessure in un guscio non ancora pronto a schiudersi. E in quelle fessure si infilano in maniera sottile questi Pigmalioni sadici (qui il regista Kasper Friedemann, Bernd Christian Althoff nella vita) a cui nulla importa se non un egoistico bisogno di grandeur da ottenere di luce riflessa attraverso la vittima di turno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ich werde dich quälen&lt;/em&gt;, ti torturerò, le annuncia durante una prova, e la ragazza che ciecamente si fida cade nel tranello della cena a casa, nuova attrice di un titolo in cartellone da anni per questi consumati playboy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fermati a dormire, puoi dormire sul divano oppure nel mio letto, scegli tu. &lt;/em&gt;E di lì avanti a spingere oltre i propri limiti una vita che avrebbe avuto bisogno dei suoi tempi e dei suoi passi senza qualche istrionico egocentrico a proiettarvi i propri fallimenti e le proprie incertezze per poi denigrarli, nella vita di lei naturalmente, preservando la propria fredda facciata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se il Pigmalione rimane attaccato alla sua bottiglia, è poi la ragazza, dopo aver toccato il fondo, che a differenza della Natalie Portman di Black Swan si riprende e gli dice: &lt;em&gt;Tu fai quello che vuoi, io non crollerò più.&lt;/em&gt; Cara vecchia Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piccolo colpo al cuore: la mensa nel seminterrato della Volksbühne dove, non molto tempo fa, a quei tavoloni di legno ho mangiato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7858863516482427267?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7858863516482427267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/torino-film-festival-die-unsichtbare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7858863516482427267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7858863516482427267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/torino-film-festival-die-unsichtbare.html' title='Torino Film Festival – Die Unsichtbare, ovvero Sadici Sans Frontières'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1753912669759638682</id><published>2011-11-29T08:37:00.001+01:00</published><updated>2011-11-29T12:01:25.653+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – La guerre est déclarée - E guerra sia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://3.gvt0.com/vi/oY7LGzaebMc/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/oY7LGzaebMc&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/oY7LGzaebMc&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La guerre est déclarée, della registra e protagonista francese Valérie Donzelli, coprotagonista Jérémie Elchaim, è un film che ha molti pregi e molti difetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto la storia: Roméo e Juliette si incontrano a una festa ed è grande amore. Dopo poco hanno un bimbo, ma verso l’anno si capisce che il bambino non sta bene e ha dei problemi. In effetti gli viene diagnosticato un tumore al cervello, ed è così che la famiglia attraversa l’atroce tunnel della malattia. Il film finisce però bene, con una completa guarigione per il bimbo di 8 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, alcuni pregi indiscussi del film. Innanzitutto è un film che tocca corde profonde. Ci sono scene vere da far paura, come quella della scoperta della malattia della madre, da sola a Marsiglia con babysitter e figlio che mano a mano telefona a tutta la famiglia per avvisare. E si entra nell’incubo. Quel dolore, lo senti sotto la pelle, il dolore della malattia e dell’ignoto, dell’innocenza colpita. Visualizzato benissimo negli interminabili e buissimi corridoi e tunnel sotterranei di anonimi ospedali. Ci sono scene dolci da far paura, come la ninna nanna cantata dal padre al piccolino, “Cela fait longtemps que je t’aime, jamais je ne t’oublierai”. Ci sono scene di vita quotidiana che si capisce sono state vere e infatti riescono a risuonare di verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi però ci sono i silenzi. Ci sono le cose poco verosimili. Ci sono le cose lacrimevoli, tipo la canzone cantata a due voci a metà film, mentre il padre raggiunge la madre a Marsiglia. Ci sono le omissioni. Perché la coppia affronta in un primo momento con grande forza la dura prova che la vita le ha messo davanti. E lì si intuisce il desiderio di farcela. Forse da subito ti chiedi com’è possibile che i cedimenti non siano maggiori, com’è possibile che a passo di marcia questi genitori si dirigano giorno dopo giorno verso il reparto in cui è ricoverato il figlio. Mancano - tranne a sprazzi, ad esempio in una corsa affaticata - le scene che inevitabilmente avranno fatto parte di quel percorso. Perché La guerre est déclarée è una storia vera, della regista, del coprotagonista e del loro figlioletto che ritroviamo alla fine del film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una fredda voce fuoricampo ci informa infine del fatto che la coppia non ce la farà a superare la prova di questa malattia e che si separerà. A farcela sarà invece il bambino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film naturalmente è un dono per il figlio, il dono di una storia che è la sua e che è risultato di avvenimenti duri difficili atroci che l’hanno segnata per sempre. E ne capisco il valore sentimentale. Sul piano narrativo, tuttavia, per ovvia mancanza di obiettività mancano dei passaggi importanti per dire la storia conclusa. Ma forse, nemmeno la regista sa ancora davvero come andrà a finire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1753912669759638682?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.franzmagazine.com/category/Cinema/item/torino-film-festival-la-guerre-est-declaree-e-guerra-sia.html' title='Torino Film Festival – La guerre est déclarée - E guerra sia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1753912669759638682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/torino-film-festival-la-guerre-est.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1753912669759638682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1753912669759638682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/torino-film-festival-la-guerre-est.html' title='Torino Film Festival – La guerre est déclarée - E guerra sia'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2478089560108817372</id><published>2011-11-26T22:51:00.000+01:00</published><updated>2011-11-26T22:51:15.396+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>Emozioni inattese</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-nwE2z91F7UM/TtFfHznq4VI/AAAAAAAACl8/FCxLF-FrSXE/s1600/DSC_0335.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-nwE2z91F7UM/TtFfHznq4VI/AAAAAAAACl8/FCxLF-FrSXE/s400/DSC_0335.JPG" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ci sono cose nella vita che non ti aspetteresti mai di fare. Non per principio né per morale. Proprio solo per il fatto che sono lontane da te. Poi magari ti capita di avere figli, tra questi magari un maschio, che guarda caso ama il calcio, ed è così che, in maniera del tutto inattesa, ti ritrovi un giorno allo stadio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, l’emozione di portare per la prima volta tuo figlio a una partita è grande. Guardare attraverso i suoi occhi - nel momento stesso in cui lo scopre - un mondo che a te magari non entusiasma significa riconsiderare al tempo stesso le tue opinioni. Perché i cori degli ultras, c’è poco da fare, un po’ contagiosi lo sono, e a fine partita ti ritrovi bimbi di cinque anni ripetere ritornelli che tu nemmeno avevi colto. E l’emozione dei giocatori che salutano il pubblico a inizio e fine partita la senti pulsare nel cuore di tuo figlio, come quando ai concerti eri in prima fila e dicevi alla tua amica “Mi ha guardata!”. Oppure quando inaspettatamente qualcuno segna e lo stadio va in delirio e tu cerchi il replay della tv e non lo trovi e vedi negli occhi di chi l’azione l’ha seguita l’entusiasmo e l’eccitazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oppure, ancora, quando magari tuo figlio a calcio ci gioca pure, ed è pulcino di una squadra e alla fine ti sfila davanti agli occhi in divisa, davanti a tutta l’immensità di uno stadio olimpico e tu, inaspettatamente, ti ritrovi emozionata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2478089560108817372?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2478089560108817372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/emozioni-inattese.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2478089560108817372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2478089560108817372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/emozioni-inattese.html' title='Emozioni inattese'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-nwE2z91F7UM/TtFfHznq4VI/AAAAAAAACl8/FCxLF-FrSXE/s72-c/DSC_0335.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3627484681419353310</id><published>2011-11-24T05:58:00.000+01:00</published><updated>2011-11-24T05:58:36.572+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><title type='text'>New York – En attendant Thanksgiving</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hlSpkpw-SzY/Ts3Ol8Z5XFI/AAAAAAAACl0/8blL5MS_O_w/s1600/tango5.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-hlSpkpw-SzY/Ts3Ol8Z5XFI/AAAAAAAACl0/8blL5MS_O_w/s400/tango5.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Tra poco sarà il Giorno del Ringraziamento, e mentre penso alla parata che ci sarà mi capita di passare per Union Square, che non vedo da quel giorno di agosto in cui, in una domenica pomeriggio, la città si era trasformata in Buenos Aires. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella terrazza coperta che sovrasta il parco giochi, di fronte a Barnes &amp;amp; Noble, un'orchestra suonava ritmi latini mentre gente di ogni età e razza si dava, nel caldo torrido, a balli lascivi. Nello spiazzo davanti, un'insegnante con i capelli raccolti e una lunga gonna a campana raccoglieva attorno a sé a cerchio donne e uomini soli o a coppie che avanzavano i primi passi del ballo più sensuale del mondo, nell'attesa di potersi lasciare la tecnica alle spalle per abbandonarsi tra le braccia del compagno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sera quel caldo è passato, i passi e le note non risuonano più a Union Square. Tra non molto ci saranno altre note e altri passi altrove. E poi il mercatino creerà un po' di magia fino al Natale. Ma la magia di quel tango sembra perduta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3627484681419353310?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3627484681419353310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/new-york-en-attendant-thanksgiving.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3627484681419353310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3627484681419353310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/new-york-en-attendant-thanksgiving.html' title='New York – En attendant Thanksgiving'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-hlSpkpw-SzY/Ts3Ol8Z5XFI/AAAAAAAACl0/8blL5MS_O_w/s72-c/tango5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5043498291016983349</id><published>2011-11-24T05:17:00.000+01:00</published><updated>2011-11-24T05:17:24.916+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><title type='text'>New York – Metti una sera un po’ speciale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7e6KGeA4bqI/Ts3FFAtWNhI/AAAAAAAACls/e1TlfjzPIiE/s1600/image_604.gif" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="200px" src="http://3.bp.blogspot.com/-7e6KGeA4bqI/Ts3FFAtWNhI/AAAAAAAACls/e1TlfjzPIiE/s200/image_604.gif" width="200px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ci sono luoghi a New York che sono speciali. Per serate speciali. Non il solito sushi al volo o una pizza al taglio. Non l’ottimo rapporto prezzo prestazioni, ma “&lt;em&gt;the perfect setting for a romantic dinner&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pianoforte in sottofondo, le poltroncine in velluto rosso, i mattoncini alle pareti, un elegante bar con divani, fiori e sedie alte. Alle pareti, riproduzioni di quadri rinascimentali. Leonardo da Vinci, Raffaello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi la gente, senza la quale il posto non sarebbe nulla. Qui non si viene a cena da soli. Ci sono gruppi di persone, coppiette. Degli spagnoli al tavolo accanto si lamentano dell’ossobuco, ma cosa ne sapranno gli spagnoli dell’ossobuco. A un altro tavolo due persone si sorridono e parlano fitto, il flirt è nell’aria. Forse una conoscenza di lunga data. O magari un incontro fulmineo solo qualche ora prima. All’improvviso una telefonata, lui si alza e si allontana, mentre lei posa la forchetta per aspettarlo. La hostess si avvicina al tavolo, chiede se va tutto bene. La donna le sorride. È dell’Est europeo, forse bulgara. Il suo compagno si attarda, sta tornando al tavolo ma il telefono risuona, con un gesto si scusa e di nuovo fa conversazione cercando di attutire i rumori del ristorante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivano i piatti. Risotto all’aragosta per iniziare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una buona mezz'ora, l’uomo del tavolo accanto finalmente torna a tavola. La donna gli sorride cortese. Ha spento il cellulare, ora ha tutta la sua attenzione. Ci sono momenti in cui si capisce dove bisogna stare e tutto il resto è inopportuno. Momenti in cui si ha bisogno di dimenticarsi del mondo. E forse anche un po’ di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una candelina si fa largo tra i tavoli. Un compleanno. Un’occasione speciale da festeggiare. E tanti auguri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5043498291016983349?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5043498291016983349/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/new-york-metti-una-sera-un-po-speciale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5043498291016983349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5043498291016983349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/new-york-metti-una-sera-un-po-speciale.html' title='New York – Metti una sera un po’ speciale'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-7e6KGeA4bqI/Ts3FFAtWNhI/AAAAAAAACls/e1TlfjzPIiE/s72-c/image_604.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4155421394334984583</id><published>2011-11-22T15:42:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T15:42:51.474+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Gli amanti freddini di Maurensig</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bnSe2fdesWE/Tsu00KrAZ9I/AAAAAAAAClk/vuNhGs_yQvw/s1600/gli-amanti-fiamminghi-2692188.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="320px" src="http://3.bp.blogspot.com/-bnSe2fdesWE/Tsu00KrAZ9I/AAAAAAAAClk/vuNhGs_yQvw/s320/gli-amanti-fiamminghi-2692188.jpg" width="203px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Una storia dentro una storia. Un manoscritto che sembra dividere due amici, uno dei quali scrittore cui manca da tempo l’ispirazione. Una morte (omicidio?) e amori incrociati. Gli elementi per un buon romanzo ci sono tutti, solo che a Gli amanti fiamminghi di Maurensig non riesce proprio di mescolarli bene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro inizia come una sorta di diario, con il racconto di un amore, quello con la compagnia argentina, di un’amicizia, con il mercante d’arte Jacopo, e con un viaggio, delle due coppie di amici decennali che decidono di farsi una vacanza in Provenza. Ed è proprio in Provenza che viene fuori il manoscritto segreto dell’amico mercante d’arte e che presente e passato iniziano a intrecciarsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora il problema di questo libro è che proprio non decolla. Non appassionano i personaggi, non sono avvincenti le loro storie, non si riesce a immedesimarsi né a seguire con passione l’una o l’altra vicenda. Peccato, perché di libri fantastici Maurensig ne ha sfornati alcuni, primo fra tutti La variante di Luneburg, del 1993, anno di un altro romanzo che sto leggendo in questi giorni e di cui parlerò tra pochi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Maurensig, Gli amanti fiamminghi, Mondadori, 2008.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4155421394334984583?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4155421394334984583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/gli-amanti-freddini-di-maurensig.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4155421394334984583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4155421394334984583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/gli-amanti-freddini-di-maurensig.html' title='Gli amanti freddini di Maurensig'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-bnSe2fdesWE/Tsu00KrAZ9I/AAAAAAAAClk/vuNhGs_yQvw/s72-c/gli-amanti-fiamminghi-2692188.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5107088368867266035</id><published>2011-11-18T18:13:00.000+01:00</published><updated>2011-11-18T18:13:21.991+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Grande Marriage Plot per Eugenides</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--9W3OmZNmAo/TsaSGRUvSGI/AAAAAAAAClc/e-GpGR-aDtM/s1600/the-marriage-plot-book-cover.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="400px" src="http://3.bp.blogspot.com/--9W3OmZNmAo/TsaSGRUvSGI/AAAAAAAAClc/e-GpGR-aDtM/s400/the-marriage-plot-book-cover.jpg" width="265px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;E casualmente leggo un altro americano di origini greche: dopo Sedaris, Jeffrey Eugenides, già autore de &lt;em&gt;Le vergini suicide &lt;/em&gt;e vincitore nel 2003 del Pulitzer con &lt;em&gt;Middlesex&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il 1982, tre giovani si stanno laureando alla Brown University, Providence, Rhode Island. Seppur di background molto diverso, le loro storie si intrecciano per un arco di tempo breve ma fondamentale della loro vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Madeleine, studentessa di letteratura inglese, brava ragazza del New Jersey che in quell’ambiente sembra trovarsi piuttosto a suo agio e sembra destinata a una felice sicurezza futura, si innamora, dopo qualche flirt di poco conto, di Leonard, difficile quanto affascinante ragazzo originario dell’Oregon, di una famiglia di genitori divorziati e allo sbando. Mitchell, il ragazzo di origine greca segretamente innamorato di Madeleine sin dal primo anno e attirato da questioni religiose, partirà al termine degli studi per un viaggio in India da cui tornerà profondamente cambiato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto, in quell’anno decisivo che li segue nelle loro vicende, determinerà la loro vita a breve, medio e lungo termine, così come spesso accade nelle vite di moltissime persone. Tutto ciò che sembra impossibile succede e tutto ciò che sembra possibile non succede, fino a che la vita avrà deciso, o almeno limitato, i destini di ciascuno, togliendo loro per sempre quella &lt;em&gt;stupidity &lt;/em&gt;di cui parla Eugenides:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;In Madeleine’s face was a stupidity Mitchell had never seen before. It was the stupidity of all normal people. It was the stupidity of the fortunate and beautiful, of everybody who has what they wanted in life and so remained unremarkable.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una prosa che racconta e intreccia, anticipa per poi recuperare e ripercorrere le vicende da uno, due, tre punti di vista diversi, ci si sente avvolti come in una coperta calda, morbida e terribilmente ruvida al tempo stesso. Bello davvero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jeffrey Eugenides, The Marriage Plot, MacMillan Audio, 2011.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5107088368867266035?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5107088368867266035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/grande-marriage-plot-per-eugenides.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5107088368867266035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5107088368867266035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/grande-marriage-plot-per-eugenides.html' title='Grande Marriage Plot per Eugenides'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--9W3OmZNmAo/TsaSGRUvSGI/AAAAAAAAClc/e-GpGR-aDtM/s72-c/the-marriage-plot-book-cover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4609140260071977550</id><published>2011-11-16T20:31:00.000+01:00</published><updated>2011-11-16T20:31:09.840+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Enrico Pandiani – Lezioni di tenebra, Instar Libri, 2011</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-I_X6zG4hyDg/TsQO-Ia7lZI/AAAAAAAAClU/Om7K6xcEQTU/s1600/lezioni+di+tenebra.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="400px" src="http://1.bp.blogspot.com/-I_X6zG4hyDg/TsQO-Ia7lZI/AAAAAAAAClU/Om7K6xcEQTU/s400/lezioni+di+tenebra.png" width="267px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Finalista al &lt;a href="http://www.noirfest.com/home.asp" target="_blank"&gt;Courmayeur Noir Film Festival&lt;/a&gt;, &lt;em&gt;Lezioni di tenebra&amp;nbsp;&lt;/em&gt;era un altro di quei libri che avevo sul comodino da un po'. E mentre lo leggevo e&amp;nbsp;facevo la conoscenza del commissario Mordenti, l’irresistibile protagonista del gruppo parigino de &lt;em&gt;les italiens&lt;/em&gt;, mi chiedevo: cos’è a renderlo così speciale? Senza dubbio la sua umanità; il bisogno di vendetta; la genialità; il linguaggio scurrile; la sensibilità; il pelo sullo stomaco; le sue amiche; i suoi nemici; i suoi colleghi o forse quella cicatrice sulla faccia che inizia a prudergli ogni volta che non gli tornano i conti? Mano a mano che facevo l’elenco mi rendevo conto che non c’era una cosa, di questo personaggio, così come di questo romanzo, che non mi piacesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma andiamo per ordine: &lt;em&gt;Lezioni di tenebra &lt;/em&gt;inizia con un omicidio violento da cui dipendono tutte le vicende successive. L’abilità di Pandiani consiste nel portarci lungo 359 pagine mescolando lentamente (ma regolarmente, il ritmo non si perde mai) gli ingredienti di questo giallo a sfondo erotico-artistico, un intrigo internazionale, tra Parigi e Torino, legato al mondo dell’arte, che scava in alcune delle perversioni dell’animo umano. Parallelamente alle vicende poliziesche ci si addentra nella psicologia dei personaggi, fino a trovarsi a respirare con Mordenti, a capirne azioni e sentimenti, a seguirne con passione le vicissitudini. A rimanere, infine, più delusi di lui quando la ruota non gira come dovrebbe. Lui che invece sembra saper accettare tutto quello che la vita gli riserva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come per tutti i grandi poliziotti della letteratura mondiale, è impossibile non affezionarsi a Mordenti.&amp;nbsp;Impossibile non continuare a leggere altre sue avventure. E bravo Enrico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4609140260071977550?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4609140260071977550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/enrico-pandiani-lezioni-di-tenebra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4609140260071977550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4609140260071977550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/enrico-pandiani-lezioni-di-tenebra.html' title='Enrico Pandiani – Lezioni di tenebra, Instar Libri, 2011'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-I_X6zG4hyDg/TsQO-Ia7lZI/AAAAAAAAClU/Om7K6xcEQTU/s72-c/lezioni+di+tenebra.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1574714094275290653</id><published>2011-11-06T16:25:00.000+01:00</published><updated>2011-11-06T16:25:45.146+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Quanto bisogna bere prima di restare “Naked”?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-dzHBVCii2Rs/TramzfiVnCI/AAAAAAAAClM/TG_4v1kBW5I/s1600/naked+david-sedaris.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" ida="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-dzHBVCii2Rs/TramzfiVnCI/AAAAAAAAClM/TG_4v1kBW5I/s400/naked+david-sedaris.gif" width="253px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ce l’avevo lì da un sacco di tempo, Naked, di David Sedaris. E finalmente in un piovoso novembre me lo sono letto e ho ritrovato il piacere di un’autoironia pungente, di quelle che non guasterebbero a nessuno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle origini in una numerosa famiglia di padre di origini greche e madre americana, tra la mancanza di tatto dell’uno (è su un numero di ottobre di &lt;em&gt;The New Yorker&lt;/em&gt; il suo esilarante e commovente racconto dell’impossibilità di attirare l’attenzione paterna da ragazzino) e le sigarette e l’alcol dell’altra, mischiati a una massiccia dose di sarcasmo e cinismo e a una quantità infinita di sorelle femmine e un fratello maschio, Sedaris ripercorre episodi aneddotici (verosimilmente risultato di anni di analisi) che si intuiscono fondamentali per una capacità di insight così precisa e profonda. I tic nervosi che gli inquinano l’infanzia, la convivenza forzata (soprattutto per la madre e i figli) con una nonna paterna mai integrata nella realtà americana e che mai ha accettato una nuora non greca, le prime esperienze gay, la realtà dura e assurda fuori dal mondo privato ripercorrono momenti chiave di una storia personale poi divenuta pubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché a un certo punto uno magari decide di mettersi a nudo, &lt;em&gt;naked&lt;/em&gt; appunto, anche se per farlo ci vuole, oltre che una buona dose di birra, anche molto coraggio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1574714094275290653?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1574714094275290653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/quanto-bisogna-bere-prima-di-restare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1574714094275290653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1574714094275290653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/quanto-bisogna-bere-prima-di-restare.html' title='Quanto bisogna bere prima di restare “Naked”?'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-dzHBVCii2Rs/TramzfiVnCI/AAAAAAAAClM/TG_4v1kBW5I/s72-c/naked+david-sedaris.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4777221585506598029</id><published>2011-11-03T15:52:00.000+01:00</published><updated>2011-11-03T15:52:29.799+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Tom Rachman – The Imperfectionists,  Dial Press Trade Paperback, 2011</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NLZuiEwh3O8/TrKqkScimaI/AAAAAAAAClE/M_sa2fWmepU/s1600/The-Imperfectionists.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="288px" ida="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-NLZuiEwh3O8/TrKqkScimaI/AAAAAAAAClE/M_sa2fWmepU/s400/The-Imperfectionists.jpg" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Spectacular”, “Magnificent” ecc. Gli aggettivi si sprecano per questo New York Times Bestseller e allora lo compro, su un banco di Barnes &amp;amp; Noble. Lo inizio, anche, e a domanda rispondo: “è la storia di un giornalista americano a Parigi.” Poi finisce il primo capitolo e capisco che, come in molte strutture narrative già viste in libri e film, il focus si sposta altrove. Ma i personaggi saranno collegati, no? Un intermezzo, poi, racconta una storia vecchia di anni, sulla nascita di un giornale internazionale a Roma. E insomma, ci metto un po’ a capire che tutto il libro ruota, con i suoi episodi, che poi coincidono con i personaggi, attorno a questo giornale nel corso del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora quel che riesce a Tom Rachman, insider del giornalismo e ottima penna, è un ritratto che anziché puntare sull’aspetto più clamoroso e romanzato del mestiere tira dritto al suo nocciolo: l’uomo. Vite da reporter, vite in carriera, vite solitarie, vite spezzate da morti, da amori che vanno via, vite che rinascono, vite, insomma. E nella sua incredibile capacità di scrivere short stories, una per ognuna di queste vite, Tom Rachman ci porta all’interno di un mondo appassionante e crudele, quel famoso microcosmo che rende un libro universale e grazie al quale è praticamente impossibile non riconoscersi in uno o nell’altro dei personaggi. Good job.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4777221585506598029?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4777221585506598029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/tom-rachman-imperfectionists-dial-press.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4777221585506598029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4777221585506598029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/11/tom-rachman-imperfectionists-dial-press.html' title='Tom Rachman – The Imperfectionists,  Dial Press Trade Paperback, 2011'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-NLZuiEwh3O8/TrKqkScimaI/AAAAAAAAClE/M_sa2fWmepU/s72-c/The-Imperfectionists.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5542439459579450016</id><published>2011-10-17T21:13:00.000+02:00</published><updated>2011-10-17T21:13:31.371+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Jonathan Franzen – The Corrections</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-MkjabF8DTa4/Tpx-Eu-PmpI/AAAAAAAACk4/2JW9E6mhCdc/s1600/the-corrections-jonathan-franzen.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320px" oda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-MkjabF8DTa4/Tpx-Eu-PmpI/AAAAAAAACk4/2JW9E6mhCdc/s320/the-corrections-jonathan-franzen.jpg" width="240px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver finito l’audiobook di &lt;em&gt;Freedom &lt;/em&gt;ho subito comprato anche &lt;em&gt;The Corrections&lt;/em&gt;. Ora, una particolarità degli audiolibri è che, a differenza del libro fisico, che pesa di più quando ha tante pagine, non ne percepisci davvero il volume. Sì, sai che dura 28 ore di lettura, ma non riesci a quantificarle esattamente. Possono essere un'ora di palestra o mezz'ora prima di dormire o un pezzo di autostrada o di treno. Insomma, sono molto più difficili da quantificare. E la fregatura è che, a differenza del libro fisico, di cui percepisci mano a mano la fine, nell’audiolibro non hai questa sensazione tattile dello scorrere delle pagine. Immagino che ci siano libri di cui alla fine uno ha voglia di dire “ora basta”. Ecco, la particolarità di questi due Franzen ascoltati in audiolibro è che non ne hai mai abbastanza. In &lt;em&gt;The Corrections&lt;/em&gt;, addirittura, mi è sembrato che la chiusura fosse un po’ affrettata, avrei voluto seguire ancora le storie e le vite dei personaggi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagino sia come quando, da piccoli, ti raccontano o leggono le storie e tu non ne hai mai abbastanza. Ora posso capire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5542439459579450016?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5542439459579450016/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/10/jonathan-franzen-corrections.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5542439459579450016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5542439459579450016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/10/jonathan-franzen-corrections.html' title='Jonathan Franzen – The Corrections'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-MkjabF8DTa4/Tpx-Eu-PmpI/AAAAAAAACk4/2JW9E6mhCdc/s72-c/the-corrections-jonathan-franzen.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3778312278545277348</id><published>2011-09-25T09:40:00.000+02:00</published><updated>2011-09-25T09:40:43.238+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Gian Luca Favetto - Se dico radici dico storie, Editori Laterza, 2011</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-_BTAgN_4dzk/Tn7a2IFs5RI/AAAAAAAACk0/-YUi3pzE1-A/s1600/Se-dico-radici-dico-storie_medium.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hca="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-_BTAgN_4dzk/Tn7a2IFs5RI/AAAAAAAACk0/-YUi3pzE1-A/s1600/Se-dico-radici-dico-storie_medium.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Viaggiare è fare incontrare radici. Non ti lasci a casa, quando ti metti in viaggio: parti e ti porti con te. Porti le parti che più sono te. Con esse, che in genere sono le più nascoste, incontri gli altri e i loro mondi, abitudini, costumi, usanze, le loro forme di cultura, le loro radici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre, quattro cose ho imparato dal viaggiare e da ciò che ne consegue, il racconto, che è il modo di continuare il viaggio, quando sei arrivato. Si ferma il viaggiatore, prosegue il viaggio. Nemmeno la morte può arrestarlo: continua nei libri. Altri, leggendo, raccolgono il testimone, raccolgono i chilometri e le avventure, ne prendono il passo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivere appartiene allo stesso movimento del viaggiare. Un’azione porta all’altra e viceversa. Il viaggio è sovversivo come la scrittura, riesce a esserlo quando diventa incontro. …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… E ho imparato che da un viaggio, se veramente ti sei messo in viaggio, torni cambiato…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… Dice Fosco Maraini: il confronto mette le ali agli occhi. […] può suggerire qualcosa su noi stessi; proprio per le sue lontananze, diventa uno specchio. Riflette i lineamenti facendo il vuoto. Li ridispone intorno a te. Ti ridisegna, e così comincia a galleggiare e a prendere forma l’altro che sei…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… Gli incantamenti bisogna provarli, sapendo che poi ne esci, perché hai un biglietto di ritorno, perché qualcuno a casa ti aspetta, perché hai un libro da finire…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un libro profondo, Se dico radici dico storie, commovente a tratti, che soffre per trovare una strada e spingersi fuori, come le radici, per riuscire a crescere e trovare un proprio spazio nel giardino della vita. È una bellissima riflessione, di quelle che ti fanno intuire che sei quello che sei, e che è importante ri-trovarsi, nella propria storia, per intuire ciò che sta nascendo e fiorendo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3778312278545277348?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3778312278545277348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/09/gian-luca-favetto-se-dico-radici-dico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3778312278545277348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3778312278545277348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/09/gian-luca-favetto-se-dico-radici-dico.html' title='Gian Luca Favetto - Se dico radici dico storie, Editori Laterza, 2011'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-_BTAgN_4dzk/Tn7a2IFs5RI/AAAAAAAACk0/-YUi3pzE1-A/s72-c/Se-dico-radici-dico-storie_medium.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1060582946586390771</id><published>2011-08-25T11:27:00.000+02:00</published><updated>2011-08-25T11:27:28.829+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York – Children’s Museum of Manhattan &amp; Café Lola</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lw81gueGKlg/TlYVaN0OfTI/AAAAAAAACkw/u8yuALZJTTQ/s1600/DSC_0073.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266px" qaa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-lw81gueGKlg/TlYVaN0OfTI/AAAAAAAACkw/u8yuALZJTTQ/s400/DSC_0073.JPG" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Mentre a Central Park si raggiungono temperature record di 104 °F, più o meno i nostri 40 gradi, per fortuna Manhattan ha moltissimo da offrire anche in casi estremi. E nell’Upper West Side, a due passi da una casa di qualche tempo fa, ma inosservato al tempo, c’è il Children’S Museum of Manhattan, che inizialmente sembra una cosa un po’ così, per bambini piccoli e poi forse nemmeno molto interessante, niente a che vedere con il Children’s Museum di Philadelphia, commenta mio figlio, ed è vero. Però alla fine i bambini sono bambini, e dove trovano da giocare ci si tuffano (8 anni è però davvero il limite massimo per questo posto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltretutto, un workshop permette loro di realizzare piccoli libricini con i loro viaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’uscita veniamo investiti da un muro di aria calda ma per fortuna lì di fronte c’è un caffè simpatico che ricordavo dalla visita precedente, il Café Lola, francese locale con ottimo cibo e torte in cui è stata registrata una scena di You got mail con Meg Ryan e Tom Hanks, dove una bibita rinfrescante e un po’ di tranquillità ci danno la forza per affrontare il resto. Non lontano ci sarebbe un mercato delle pulci domenicale e poi un po’ più in giù il Lincoln Center con le sue offerte, ma non resta che piegarsi al clima e riparare in qualche interno più fresco. Per fortuna a New York è sempre tutto aperto, anche di domenica, e l’aria condizionata è l’unica soluzione possibile, nonostante la consapevolezza del circolo vizioso innestato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1060582946586390771?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1060582946586390771/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-childrens-museum-of-manhattan.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1060582946586390771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1060582946586390771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-childrens-museum-of-manhattan.html' title='New York – Children’s Museum of Manhattan &amp; Café Lola'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-lw81gueGKlg/TlYVaN0OfTI/AAAAAAAACkw/u8yuALZJTTQ/s72-c/DSC_0073.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7390972331610316494</id><published>2011-08-21T13:14:00.000+02:00</published><updated>2011-08-21T13:14:09.384+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arte'/><title type='text'>New York - Metropolitan Museum of Art</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Wu-8PcrezqI/TlDoSwJlOoI/AAAAAAAACkg/UH4vza891Ik/s1600/foto.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300px" qaa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-Wu-8PcrezqI/TlDoSwJlOoI/AAAAAAAACkg/UH4vza891Ik/s400/foto.JPG" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Nei supermercati USA la scelta è infinita e c’è chi in quella vastità si perde, mentre altri la trovano affascinante e intrigante. Andare al MET è un po’ così, che puoi ritrovarti spaesato per la quantità e l’importanza delle opere esposte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me i supermercati USA piacciono e ho adorato anche il MET. Decido di iniziare da una mostra temporanea segnalatami dalla stessa amica che è member e mi ha gentilmente regalato il guest-pass. Si tratta in effetti di una mostra interessante dello scultore Richard Serra, di cui si ripercorrono qui però i disegni, sotto forma di fogli e quadri e figure nello spazio. E lungo i tratti semplici ed essenziali, lungo le linee e il bianco e nero, è interessante soprattutto intuirne la relazione con lo spazio, dove nuove disposizioni, anche di elementi simili, ridefiniscono totalmente l’interazione con l’ambiente. Concetti che sembrano banali ma che non lo sono affatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi Night Vision: Photography After Dark, la scoperta della notte come set fotografico in alcuni dei maggiori fotografi del secolo scorso, da Berenice Abbot a Brassaï a Bill Brandt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi si riprende il cammino tra le importanti collezioni di arte moderna e contemporanea, dove non mancano alcuni dei quadri più belli e famosi al mondo. Warhol, Matisse, Modigliani, Rothko.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infine un’occhiata a pezzi di design moderno in mostra, agli strumenti musicali, a una rivisitazione in chiave contemporanea della maschera africana e già sono trascorse alcune ore, il resto sarà per la prossima volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre l’autobus percorre la quinta verso downtown, scorrono le immagini di turisti accaldati, alcuni addirittura in coda per entrare da Abercrombie &amp;amp; Fitch dove il solito supermodello nero attrae, con il suo corpo scultoreo, le folle, versione maschile della mercificazione del corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivata alla Public Library scendo, attraverso Bryant Park e arrivo ai tavoli da ping pong dove ho un appuntamento per un partita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra impiegati del dopo-ufficio, cinesi uomini e donne pressoché imbattibile e altri appassionati, due racchette e una pallina diventano divertimento puro prima di avviarsi verso la serata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7390972331610316494?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7390972331610316494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-metropolitan-museum-of-art.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7390972331610316494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7390972331610316494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-metropolitan-museum-of-art.html' title='New York - Metropolitan Museum of Art'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Wu-8PcrezqI/TlDoSwJlOoI/AAAAAAAACkg/UH4vza891Ik/s72-c/foto.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7556594779757117254</id><published>2011-08-16T16:30:00.000+02:00</published><updated>2011-08-16T16:30:29.595+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>New York – Film Forum, Berlin Express, with Robert Ryan (1948)</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bBJV37T1CmE/TSjdUhJFLDI/AAAAAAAAEvo/3FUrlpe7NiM/s1600/berlin_express.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_bBJV37T1CmE/TSjdUhJFLDI/AAAAAAAAEvo/3FUrlpe7NiM/s400/berlin_express.jpg" width="301px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornata è piovosa e al Film Forum di West Houston decido di vedere uno dei film della retrospettiva dedicata a Robert Ryan, attore americano che non conoscevo. Il film, del 1948, si intitola Berlin Express. A mia sorpresa la sala è piena, in fin dei conti è un lunedì pomeriggio, e invece c'è gente di tutte le età a seguire questa vicenda ambientata nel secondo dopoguerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un inglese, un tedesco, un francese e un americano (e non è una barzelletta), si ritrovano, nella Germania occupata, nello stesso scompartimento di un treno e saranno coinvolti in una vicenda che riguarda un importante promotore della pace tra le nazioni. Un primo attentato, in cui morirà una copertura dei servizi segreti, non impedirà alla vicenda di proseguire, tra le rovine del dopoguerra di un’irriconoscibile Francoforte, prima, e Berlino poi, dove davanti al Reichstag, dopo aver percorso Unter den Linden passando davanti a un Hotel Adlon totalmente distrutto e dopo aver attraversato la Porta di Brandeburgo, il messaggio che passa (con un po’ di stucchevolezza, ma è il 48) è che oltre l’apparenza di un impossibile riconciliazione tra i popoli in realtà vi è un dialogo necessario per un bene superiore, che le vicende della vita e gli sforzi anche di singoli individui possono promuovere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giallo è ben fatto, ma la ragione per cui vale la pena vedere questo film sono davvero le immagini che scorrono attraverso i finestrini e nelle scene ambientate nelle città irriconoscibili; quelle sono un colpo al cuore e un promemoria potente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7556594779757117254?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7556594779757117254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-film-forum-berlin-express-with.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7556594779757117254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7556594779757117254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-film-forum-berlin-express-with.html' title='New York – Film Forum, Berlin Express, with Robert Ryan (1948)'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_bBJV37T1CmE/TSjdUhJFLDI/AAAAAAAAEvo/3FUrlpe7NiM/s72-c/berlin_express.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3089241269849298234</id><published>2011-08-15T17:30:00.000+02:00</published><updated>2011-08-15T17:30:43.368+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Woody Allen – Midnight in Paris, con Owen Wilson</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.vivacinema.it/img/midnight-in-paris-apertura-festival-cannes-2011.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" naa="true" src="http://www.vivacinema.it/img/midnight-in-paris-apertura-festival-cannes-2011.jpg" width="271px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Due culture diverse come quella americana e quella francese possono produrre un contrasto molto forte. E mentre ero in coda per vedere l’ultimo film di Woody Allen, una signora di mezza età con un figlio adolescente si lamentava di quel viaggio a Parigi in cui, in una giornata caldissima, tra le 12 e le 2 non era riuscita a trovare nemmeno una bottiglia d’acqua. “Era tutto chiuso”, spiega alla sua interlocutrice che le chiede “Sarà sicuramente stata domenica”. Ma lei insiste “No, era un martedì, era proprio un martedì”, ripete, e io che a Parigi ci sono stata molto spesso in estate, e che è vero non è New York ma comunque non è nemmeno un paesino sperduto dell’entroterra francese, penso “sarà stato il 14 luglio”, ma lei inizia con cliché del tipo che i francesi bevono solo vino e sigarette e niente acqua. “Gli ci vorrebbe un 7/11, continua”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrerebbe una caricatura, se non fosse che è vero e che alcuni turisti americani tendono a scambiare Parigi per un parco giochi di Las Vegas, solo in stile parigino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così è la famiglia californiana che arriva a Parigi, ragazza e genitori straricchi, ben attenti a non farsi intaccare da nulla di autentico. Il fidanzato della ragazza, invece, Gil (il nostro protagonista), è uno scrittore hollywoodiano che vorrebbe però dedicarsi interamente al suo un romanzo e per farlo desidererebbe trasferirsi a Parigi, che ama tanto e di cui decanta in continuazione l’epoca d’oro degli anni venti. Il contrasto tra l’idealismo di lui e il pragmatismo di lei è molto forte e indica una totale negazione da parte del protagonista di ciò che la vita che si sta scegliendo significherebbe per lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a quando, casualmente, non sale su una macchina lo porta altrove, non solo nello spazio, ma anche nel tempo. E all’improvviso, dal 2010 si ritrova nella Parigi degli anni venti da lui tanto amata. È così che si trova presto a conversare con Zelda e Scott Fitzgerald, e poi Hemingway, Picasso, Gertrude Stein e infine una donna, l’amante di Picasso, affascinante come la sua donna non è. Così, ogni notte, puntuale a mezzanotte, riprende la macchina del tempo per scappare nell’altro mondo, quasi onirico, dove tutto sembra più bello. L’ambiguità della doppia appartenenza non si spezzerà fintantoché, insieme alla sua donna dei sogni degli anni venti, non sarà invitato a salire su una carrozza che li porterà in quella che lei considera l’epoca d’oro, la Belle Epoque, dove, questa volta al Moulin Rouge, incontreranno Toulouse-Lautrec, Degas e Gauguin, che a loro volta denigreranno la loro epoca per decantare il Rinascimento… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la ragazza, a quel punto, a desiderare il non-ritorno, il sogno eterno dell’irraggiungibile, del prato più verde del vicino, mentre Gil aprirà gli occhi e capirà che la realtà è solo quella in cui si vive, e che l’unica felicità possibile non è fuggendo in continuazione ma trovandosi nel proprio mondo, nella vita reale, solo con scelte più consapevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è così che, su un simbolico ponte, inizierà una nuova vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è l’ultimo Woody Allen, dove Owen Willis è l’azzeccatissimo alter ego del regista e il cast tutto si racconta bene. Non credo che vederlo in traduzione permetta di cogliere davvero l’essenza stessa del film, che ho la sensazione possa perdere nelle parole di un’altra lingua il respiro di un tempo e di una cultura tutti americani. La verità che racconta, quella è invece universale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3089241269849298234?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3089241269849298234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/woody-allen-midnight-in-paris-con-owen.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3089241269849298234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3089241269849298234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/woody-allen-midnight-in-paris-con-owen.html' title='Woody Allen – Midnight in Paris, con Owen Wilson'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7557432404887808171</id><published>2011-08-10T17:48:00.000+02:00</published><updated>2011-08-10T17:48:40.691+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York - Bowling</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-v_eEPh__KDc/TkKoNGRk8yI/AAAAAAAACkM/MHAqcwDiuf4/s1600/DSC_0179.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="225px" naa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-v_eEPh__KDc/TkKoNGRk8yI/AAAAAAAACkM/MHAqcwDiuf4/s400/DSC_0179.JPG" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Non ce ne sono tantissimi di bowling, a New York, ma qualcosa c’è. Fino alle 5 l’ingresso è ridotto per le famiglie, dalle 5 alle 8 è ancora family-friendly, dopo le 8 di sera è riservato ai +21. I bambini si lanciano con la palla in mano per farla rotolare tra le lucine colorate delle corsie nella speranza di fare strike.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle corsie accanto, sebbene non siano ancora le 8 di sera, ragazzi si sono dati appuntamento, un primo appuntamento che anziché essere pizza-e-cinema è bowling-e-hamburger, un modo casual per iniziare a fiutarsi e passare un po’ di tempo insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera i drink si sprecheranno, e a chi dovessero dare fastidio le corsie accanto è riservata anche una saletta con bowling privato. Per gradire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sugli schermi a fine pista scorrono video musicali, immagini e colonne sonore che fanno da sfondo a una palla che rotola e finisce a volte a destra, a volte a sinistra, a volte fa strike. Ancora un'altra metafora della vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7557432404887808171?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7557432404887808171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-bowling.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7557432404887808171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7557432404887808171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-bowling.html' title='New York - Bowling'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-v_eEPh__KDc/TkKoNGRk8yI/AAAAAAAACkM/MHAqcwDiuf4/s72-c/DSC_0179.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2918599428395396574</id><published>2011-08-09T18:54:00.000+02:00</published><updated>2011-08-09T18:54:23.648+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York – HBO Summer Film Festival at Bryant Park</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-vjOvCXr0j74/TkFmJfIDogI/AAAAAAAACkI/LRgeHAH2IuU/s1600/DSC_0191.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="281px" naa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-vjOvCXr0j74/TkFmJfIDogI/AAAAAAAACkI/LRgeHAH2IuU/s400/DSC_0191.JPG" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sono le 5 meno qualcosa, con la nostra coperta e il picnic pronto siamo in attesa che le signorine dell’organizzazione diano il via libera per varcare i confini del prato e occupare un posto in attesa della proiezione. Oggi, forse perché è prevista pioggia, forse perché fa un gran caldo, la folla che aspetta il fischio di apertura del prato è meno fitta del solito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci piazziamo con calma sull’erba mentre i bambini si rincorrono a piedi nudi, giocano a palla e a volano. Il film sarà proiettato non appena diventa buio, e mano a mano che passa il tempo si vengono a sistemare attorno a noi altre persone che si sono date appuntamento, coppie o amici con una coperta, del formaggio, del vino o anche solo un panino. Solo durante le manifestazioni di questo genere è consentito bere alcol in pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra versione più familiare però ci piace, mette allegria nonostante il caldo. È annunciata pioggia, e siamo pronti a scappare da un momento all’altro. In realtà resisteremo fino all’ultimo, quando un acquazzone imperverserà implacabile su Bryant Park e sulla città intera. Cercando un minimo di riparo i bambini riusciranno almeno a vedere i cartoni animati iniziali, dopo il tanto promesso film, e poi sarà una volata fino a casa. La serata sdraiati sotto le stelle sarà per un’altra volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2918599428395396574?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2918599428395396574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-hbo-summer-film-festival-at.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2918599428395396574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2918599428395396574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/new-york-hbo-summer-film-festival-at.html' title='New York – HBO Summer Film Festival at Bryant Park'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-vjOvCXr0j74/TkFmJfIDogI/AAAAAAAACkI/LRgeHAH2IuU/s72-c/DSC_0191.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-426526939210716199</id><published>2011-08-08T17:56:00.000+02:00</published><updated>2011-08-08T17:56:59.783+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Francisco'/><title type='text'>San Francisco ritrovata</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-H3T7lINA-vA/TkAHMbPbgqI/AAAAAAAACkE/vlVMguFCYPo/s1600/DSC_0040.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266px" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-H3T7lINA-vA/TkAHMbPbgqI/AAAAAAAACkE/vlVMguFCYPo/s400/DSC_0040.JPG" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;San Francisco è la città dove, ancor più che nel ricordo, si ammassano gli &lt;em&gt;homeless&lt;/em&gt;, dove anche in metropolitana si trova gente assai strana, molto più che a New York. Ma è una città che poi, è vero, è molto attiva culturalmente e ha a pochi chilometri di distanza la Silicon Valley, non solo patria delle start up di qualche tempo fa e delle grandi multinazionali dell’informatica, ma soprattutto patria di cervelli sopraffini. È una città fuori dagli schemi, San Francisco, poco borghese e molto aperta, dove nel giorno del mio arrivo oltre a una maratona si svolge una Street Fair gay-sadomaso un paio di strade in centro chiuse al traffico, un biglietto per entrare e dai balconi la gente che guarda in giù e può seguire scene non banali, sesso e violenza e alcol dati in pasto al pubblico. Solo a San Francisco tutto questo è possibile, e la libertà mentale di essere ciò che si vuole senza per questo doversi ritrovare ai margini della società non è poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troppo veloce, questa volta, la visita, per uno sguardo più profondo. Le strade del centro sono invase dai turisti, ma appena fuori, anche solo a Castro, dove per puro caso dormo ancora una volta, a pochi metri dalla casa di qualche anno fa, la gente è quella di tutti i giorni. Così come i negozi, che a distanza di anni ritrovo e riconosco nella stessa posizione e con gli stessi nomi, a differenza di New York, dove bastano pochi mesi per non ritrovare il Barnes &amp;amp; Noble all’altezza del Lincoln Center, dove l’economia è in mano alle grandi catene che aprono e chiudono negozi e filiali a fisarmonica, a seconda dell’andamento dei mercati e dell’aria che tira. A San Francisco, invece, l’economia è più locale, e a parte la &lt;em&gt;gentrification &lt;/em&gt;evidente di alcuni quartieri dove, anche solo passando in macchina, riconosco un grande cambiamento, come Valencia e una parte di Mission, e tolta la globalizzazione che regna sovrana in centro città, resistono come vecchie signore in piena forma le realtà locali. È un modo accogliente per ritrovare una città, questo, e per riscoprirne poi parti e posti ancora nuovi, come i locali di Nopa o il Bix che si narra appartenere a una contessa milanese (in realtà molto londinese) e che, come un vecchio teatro, accoglie gli avventori al suono jazz di un pianoforte e di una voce nera e calda. In pochi posti si trova la varietà di San Francisco e in pochi posti ci si può sentire così a proprio agio e così fuori luogo al tempo stesso. Ed è proprio questo, forse, il fascino nascosto di un luogo che ti accoglie, da una parte, e ti fa vedere la stessa realtà dall’esterno, dall’altra. Come le strade su cui sembra impossibile arrampicarsi o lungo le quali ci si lancia con il terrore di non riuscire a frenare, in fondo, mentre gli scorci della baia sorprendono in continuazione e, una volta parcheggiati, bisogna lottare contro la forza di gravità per riuscire a uscire dalla macchina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Au revoir, San Francisco, chissà come ti troverò la prossima volta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-426526939210716199?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/426526939210716199/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/san-francisco-ritrovata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/426526939210716199'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/426526939210716199'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/san-francisco-ritrovata.html' title='San Francisco ritrovata'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-H3T7lINA-vA/TkAHMbPbgqI/AAAAAAAACkE/vlVMguFCYPo/s72-c/DSC_0040.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1693024012758911175</id><published>2011-08-05T06:09:00.000+02:00</published><updated>2011-08-05T06:09:40.328+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Francisco'/><title type='text'>San Francisco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dR6XF5RFCKg/TjtsSi_XEmI/AAAAAAAACkA/Xzabxj-Xizc/s1600/DSC_0069.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265px" src="http://3.bp.blogspot.com/-dR6XF5RFCKg/TjtsSi_XEmI/AAAAAAAACkA/Xzabxj-Xizc/s400/DSC_0069.JPG" t$="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;In luglio e agosto, la nebbia la sera cala su San Francisco come una coperta gocciolante che il vento fa scrollare. Non ne avevo questo ricordo, dalla visita di giugno di qualche tempo fa, e ai sandalini estivi che mi porto dai 40 gradi newyorchesi abbino un cappotto gentilmente prestatomi sul posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In poco meno di sei ore sono passata dall’Atlantico al Pacifico, e mentre l’orologio si spostava indietro di altre tre ore rispetto all’Italia, sotto di noi si alternavano pianure con campi coltivati, grandi cerchi che dall’alto assomigliavano a piste di atterraggio degli UFO ma che invece tracciavano solo la circonferenza irrigata da sprinkler posizionati centralmente. E poi ancora montagne con cime innevate, Colorado, suppongo, e infine il deserto del Nevada, prima di atterrare, quasi sul mare, nella città del Golden Gate ritrovandone l’architettura del sud che tanto la distingue da altre città americane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La city certo non manca, con i grattacieli e l’inconfondibile palazzo Trans-America di cui, nelle notti di nebbia, quasi non si vede la punta. Ma dalle alture di Potrero Hill non si può non ammirare l’estensione della città, con case e colline a perdita d’occhio, colori e forme diverse che da un community garden accogliente e curato sembrano un tappeto variopinto srotolatosi ai tuoi piedi mentre il sole resiste alla nebbia serale che vorrebbe offuscarne il tramonto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1693024012758911175?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1693024012758911175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/san-francisco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1693024012758911175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1693024012758911175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/san-francisco.html' title='San Francisco'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-dR6XF5RFCKg/TjtsSi_XEmI/AAAAAAAACkA/Xzabxj-Xizc/s72-c/DSC_0069.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6660734684159141120</id><published>2011-08-01T08:41:00.000+02:00</published><updated>2011-08-01T08:41:17.345+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Francisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>The Italian Cultural Institute + Northern California Translators Association</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-0iFAGmm2oLY/TjZKSdvzc0I/AAAAAAAACjM/EpNtJFs4X6E/s1600/scansione0106.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640px" src="http://3.bp.blogspot.com/-0iFAGmm2oLY/TjZKSdvzc0I/AAAAAAAACjM/EpNtJFs4X6E/s640/scansione0106.jpg" t$="true" width="498px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6660734684159141120?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6660734684159141120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/italian-cultural-institute-northern.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6660734684159141120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6660734684159141120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/08/italian-cultural-institute-northern.html' title='The Italian Cultural Institute + Northern California Translators Association'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-0iFAGmm2oLY/TjZKSdvzc0I/AAAAAAAACjM/EpNtJFs4X6E/s72-c/scansione0106.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7851866367480734965</id><published>2011-07-29T00:45:00.000+02:00</published><updated>2011-07-29T00:45:53.929+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York – Tompkins Square Park</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-RzC32PNeolk/TjHmhTSQphI/AAAAAAAACio/DrhYAOPe9nY/s1600/DSC_0204.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266px" src="http://4.bp.blogspot.com/-RzC32PNeolk/TjHmhTSQphI/AAAAAAAACio/DrhYAOPe9nY/s400/DSC_0204.JPG" t$="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Tompkins Square Park fino a qualche anno fa era il luogo della perdizione per eccellenza, quella fatta di droghe, poche leggere e molte pesanti. Oggi Tompkins Square Park è un parco cittadino del Lower East Side, just off St. Marks Place, dove i playgrounds si sprecano e addirittura la città ha messo una piscina (l’acqua è alta poco più di un metro) a disposizione dei bambini, che possono entrarci gratuitamente con due bagnini che li controllano e regolano gli ingressi. Molto diversi dai pargoletti posh di Central Park, i piccoli avventori di questo spazio sembrano raccontare mondi molto articolati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le fountains, nel parco, offrono spruzzi d’acqua e ore di gioco oltre che sollievo dal caldo torrido che ha colpito la città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Logan, una bimbetta con i capelli ricci e una madre molto bionda e molto tatuata che, a vederla camminare per strada, non assoceresti a una situazione del genere, ha invitato gli amichetti per festeggiare il suo compleanno, cup cakes e regali tutti rosa, costumini solo interi e la pizza che arriva alle 4 in punto per la gioia di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo St. Marks Place si sprecano i locali molto family friendly, la zona è comunque in piena gentrification, finirà per assomigliare a Prenzlauer Berg a Berlino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7851866367480734965?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7851866367480734965/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-tompkins-square-park.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7851866367480734965'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7851866367480734965'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-tompkins-square-park.html' title='New York – Tompkins Square Park'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-RzC32PNeolk/TjHmhTSQphI/AAAAAAAACio/DrhYAOPe9nY/s72-c/DSC_0204.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2121764050271528427</id><published>2011-07-27T15:57:00.000+02:00</published><updated>2011-07-27T15:57:55.343+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York – Museum of the City of New York</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Uh_hSho2KPo/TjAZB0ifKSI/AAAAAAAACik/Xk6a2a-ITAs/s1600/DSC_0104.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266px" src="http://4.bp.blogspot.com/-Uh_hSho2KPo/TjAZB0ifKSI/AAAAAAAACik/Xk6a2a-ITAs/s400/DSC_0104.JPG" t$="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Dopo esserci avventurati in East Harlem raggiungiamo il museo, su 5th Avenue all’altezza della 103a. Metà dell’edificio è in fase di ristrutturazione, ma la parte rimanente è molto interessante. Un piano è dedicato a una mostra temporanea intitolata “Moveable Feast: Fresh Produce and the NYC Green Cart Program”, il programma della città di New York che intende promuovere la vendita di frutta e verdura fresche agli stand dei venditori ambulanti. Le fotografie non si limitano a ritrarre i paesaggi urbani costellati da questi colorati baracchini ma si addentrano nelle vite di chi ai baracchini ci sta per vendere, ne esplora le abitudini alimentari o di vita, semplicemente, cercando di ritrarne le legittime aspirazioni di essere umani i cui volti tendono altrimenti a confondersi nel panorama urbano newyorchese, tra la fretta e la folla. Tra i fotografi presenti, oltre a Thomas Holton, LaToya Ruby Frazier e altri, anche l’italiano Gabriele Stabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un bellissimo video di trenta minuti, dal nome Timescapes, ripercorre la storia della città, dal 1600 a oggi, ne narra le origini e lo sviluppo e consente di comprendere il fenomeno New York.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fotografie di e sull’attore Joel Grey, infine, ricostruiscono la sua New York Life.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una guida mi insegue e mi propone una Family Guide, con piccoli suggerimenti per rendere la visita piacevole ai bambini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infine un workshop consente ai bambini di ricostruire, su una griglia di strade che sono le strade di New York, una città che sia coerente con un piano urbanistico vivibile, dove le scuole non siano vicine alle fabbriche e i supermercati siano possibilmente comodi alle zone residenziali, con parchi, ospedali, scuole e pompieri ben sparsi sul piano cittadino. I bambini hanno quindi realizzato da sé gli edifici, i negozi, i parchi e li hanno posizionati in città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un autobus sulla 5a riporta velocemente a Central Park South, e si riprende la vita vera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2121764050271528427?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2121764050271528427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-museum-of-city-of-new-york.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2121764050271528427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2121764050271528427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-museum-of-city-of-new-york.html' title='New York – Museum of the City of New York'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Uh_hSho2KPo/TjAZB0ifKSI/AAAAAAAACik/Xk6a2a-ITAs/s72-c/DSC_0104.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-8484329312982739337</id><published>2011-07-26T12:38:00.000+02:00</published><updated>2011-07-26T12:38:39.066+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York – Make Meaning (dirty hands – clean thoughts)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-iAap7JyL-f8/Ti6YiUJ9tVI/AAAAAAAACig/WibFwCvm-Xk/s1600/DSC_0294.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" src="http://3.bp.blogspot.com/-iAap7JyL-f8/Ti6YiUJ9tVI/AAAAAAAACig/WibFwCvm-Xk/s400/DSC_0294.JPG" t$="true" width="266px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Una volta da F.A.O. Schwarz, il meganegozio di giocattoli sulla 5a, di fronte al Plaza, c’era un laboratorio di pittura. Ora non c’è più, ma la buona notizia è che i sostituti che sono nati in città offrono, oltre alla pittura, molto di più: come fare gioielli in vetro o perline, fare le saponette o realizzare cartoline biglietti e scatole particolari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può prenotare in Internet, anzi forse è preferibile durante il weekend, un tavolo a una certa ora, si entra e ci si sbizzarrisce nella realizzazione di pezzi vari; se vanno in forno, bisogna contare quattro giorni per poterli ritirare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile dire che si tratta di una manna per chi viaggia con bambini e ragazzi in caso di maltempo o di caldo eccessivo. Una particolarità: dopo le 8 di sera il negozio si trasforma in parco giochi per adulti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da F.A.O. Schwarz, invece continua a esserci il Big Piano, il pianoforte gigante suonato da Tom Hanks in Big su cui ogni tot anche i due animatori presenti si sbizzarriscono in un balletto improvvisato a suon di note. La cosa più bizzarra avvistata questa volta? Un calcetto (o biliardino) più lungo e alto di quello a cui siamo abituati, con Barbie vere al posto dei giocatori, costo totale USD 24.999. Limited edition, of course.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-8484329312982739337?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/8484329312982739337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-make-meaning-dirty-hands-clean.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8484329312982739337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8484329312982739337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-make-meaning-dirty-hands-clean.html' title='New York – Make Meaning (dirty hands – clean thoughts)'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-iAap7JyL-f8/Ti6YiUJ9tVI/AAAAAAAACig/WibFwCvm-Xk/s72-c/DSC_0294.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7652580218452500443</id><published>2011-07-25T13:20:00.000+02:00</published><updated>2011-07-25T13:20:07.922+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York – Broadway Show</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wD1rESA7kB0/Ti1RO2BN6PI/AAAAAAAACic/J8jJRiQdSLc/s1600/DSC_0094.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="250px" src="http://4.bp.blogspot.com/-wD1rESA7kB0/Ti1RO2BN6PI/AAAAAAAACic/J8jJRiQdSLc/s400/DSC_0094.JPG" t$="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avete presente quelli che comprano solo i best-seller, che ascoltano solo i dischi in testa alle classifiche, che vanno a New York e vanno a vedere un musical a Broadway? Nulla di tutto ciò, giurato e spergiurato. Sennonché, con il tempo poi scopri che i best-seller a volte sono bei libri, che la musica che molti ascoltano è bella e che un musical a Broadway è una vera esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna è il compleanno di mio figlio, e l’idea di regalare ai bambini uno spettacolo del genere è lo spunto per una serata davvero speciale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I biglietti li acquistiamo nel pomeriggio da TKTS a Times Square, a prezzo scontato, e la nostra prima scelta, Mary Poppins, è ancora disponibile, per cui dopo una cena frugale a casa ci vestiamo tutti bene e ci dirigiamo sulla 42a, al New Amsterdam Theatre, dove i nostri posti ci attendono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il teatro è molto bello e l’atmosfera è carica di emozione, fino a che non si apre il sipario e da lì in poi la bocca dei bambini non saprà più chiudersi. La coreografia, i costumi, la regia sono strepitosi, mozzafiato, gli attori, manco a dirlo, bravissimi, nemmeno i bambini sono stucchevoli, e mano a mano che ci si addentra nella storia e si avvicendano le scene, sempre più colorate e ricche ed emozionanti, con le famosissime canzoni che cambiano parole ma non cambiano ritmo, da Supercalifragilistichespiralidoso a Basta un poco di zucchero e insomma, in un attimo arriva l’intervallo. E mentre nel secondo tempo gli occhi di qualche adulto iniziano a chiudersi, i bambini rimangono seduti attenti sul bordo della poltroncina e a ogni cambio scena chiedono “Non è finito vero?”. Il gran finale è spettacolare, con Mary Poppins che ci vola a un metro sopra la testa e arriva in cima al teatro, fino alla terza balconata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un po’ fiaba, un po’ magia, tra canzoni e balletti e personaggi, il musical può essere davvero appassionante, e già si parla del prossimo da vedere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7652580218452500443?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7652580218452500443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-broadway-show.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7652580218452500443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7652580218452500443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-broadway-show.html' title='New York – Broadway Show'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-wD1rESA7kB0/Ti1RO2BN6PI/AAAAAAAACic/J8jJRiQdSLc/s72-c/DSC_0094.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7400116671047260847</id><published>2011-07-22T15:27:00.000+02:00</published><updated>2011-07-22T15:27:57.484+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York – Manhattan Classic, Lower East Side Basketball Tournament</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tA0WpdpxIlY/Til6vhv__gI/AAAAAAAACiY/gR6quCvPF1Q/s1600/DSC_0173.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266px" src="http://3.bp.blogspot.com/-tA0WpdpxIlY/Til6vhv__gI/AAAAAAAACiY/gR6quCvPF1Q/s400/DSC_0173.JPG" t$="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;È sera oramai, la giornata è stata intensa ma quando si passa davanti a Sara Roosevelt Park è impossibile non essere attratti dalla gente che, nell’ora dell'aperitivo torinese, si raccoglie attorno ai campi di calcio e di basket per seguire le partite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Squadre di colori diversi si alternano in un campo con tanto di arbitri veri, conta-punti e persino commentatore al megafono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci avviciniamo a una panchina, e mentre un ragazzo con la maglia gialla alto, altissimo, beve al volo qualcosa e si allontana di corsa per raggiungere il campo, noi prendiamo posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È tuo figlio?, non posso fare a meno di chiedere alla donna seduta accanto a me a cui il ragazzo ha lanciato la bottiglietta prima di ripartire in filata. È così che inizia una piacevole chiacchierata che dura il tempo della partita, mentre i bambini si improvvisano tifosi della squadra gialla, manco a dirlo, e tra mamme ci raccontiamo. Gavin, 20 anni, è appena tornato dal college, dove studia sport management. A raccontarlo è una mamma nera orgogliosa, molto giovane, le dico, per avere un figlio ventenne, e lei conferma. Ha anche una figlia, e in questi giorni stanno ospitando una ragazza di Poggibonsi dopo che la figlia è stata a sua volta in Italia. Com’è piccolo il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I passanti si fermano attorno a questo quadrato di terra per seguire le vicissitudini delle due squadre, che con grande abilità, di quelle che vedi di solito in televisione, si lanciano da una parte all’altra del canestro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre il padre di Gavin si alterna tra il bordocampo e la panchina della moglie, spiegandole in che cosa suo figlio sta sbagliando e che cosa dovrebbe invece fare, il mio, di figlio, impressionato, si gira e mi chiede se si tratta di un campionato mondiale. No, è solo un torneo locale, ma è vero che questi ragazzoni che corrono come dei matti si danno come per una partita importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine della partita Gavin torna alla panchina, e quando la madre gli conferma che siamo stati lì a guardarlo tutto il tempo , dà la mano al mio ragazzo, come un vero campione. E anche il padre si avvicina per dargli la mano, questo coach improvvisato che ha sbraitato ininterrottamente seguendo nervoso le gesta del figlio ma che alla fine si apre in un sorriso pieno e disteso che scalda il cuore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7400116671047260847?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7400116671047260847/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-manhattan-classic-lower-east.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7400116671047260847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7400116671047260847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-manhattan-classic-lower-east.html' title='New York – Manhattan Classic, Lower East Side Basketball Tournament'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-tA0WpdpxIlY/Til6vhv__gI/AAAAAAAACiY/gR6quCvPF1Q/s72-c/DSC_0173.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7491045853883912800</id><published>2011-07-21T17:16:00.000+02:00</published><updated>2011-07-21T17:16:02.499+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York - Children Museum of the Arts</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-uhVhRo9z8C8/TihCkMUSdLI/AAAAAAAACiU/e_sAgV5fK1s/s1600/DSC_0125.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" src="http://3.bp.blogspot.com/-uhVhRo9z8C8/TihCkMUSdLI/AAAAAAAACiU/e_sAgV5fK1s/s400/DSC_0125.JPG" t$="true" width="266px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Su Lafayette Street, in via di trasloco in una sede più grande e prestigiosa, si trova il Children Museum of the Arts, che del museo naturalmente ha poco, trattandosi di arti e di bambini. Si tratta piuttosto di uno spazio in cui artisti (veri, questi sì), mettono a disposizione la loro manualità e il loro tempo per proporre ai bambini piccoli workshop ed esperienze diverse. Dalla costruzione di un mobile stile Calder all’intreccio con la carta, dai cuscini da colorare agli acquarelli, fino a esperienze più specifiche quali la realizzazione di una piccola sequenza di cartoni animati con tecnica stop and motion o la campionatura di suoni audio, nello specifico i versi degli animali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aperto dal mercoledì alla domenica, orario 12-17, i bambini (fino agli 8 anni) si divertono molto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7491045853883912800?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7491045853883912800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-children-museum-of-arts.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7491045853883912800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7491045853883912800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-children-museum-of-arts.html' title='New York - Children Museum of the Arts'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-uhVhRo9z8C8/TihCkMUSdLI/AAAAAAAACiU/e_sAgV5fK1s/s72-c/DSC_0125.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4306898501294823220</id><published>2011-07-20T21:39:00.001+02:00</published><updated>2011-07-20T21:39:42.056+02:00</updated><title type='text'>Intervista sul Corriere</title><content type='html'>CRISTINA VEZZARO: VIAGGIARE, LEGGERE, RACCONTARE&lt;br /&gt;Written by Anna Quinz on Wednesday, 20 July 2011. Posted in People&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ho incontrato per la prima volta Cristina Vezzaro, avevamo già scambiato decine di mail e io avevo già letto decine di post del suo blog (http://lacrizzi.blogspot.com/). Così quando ci siamo incontrate di persona, senza aver mai visto prima l’una la faccia dell’altra, ci siamo riconosciute subito. Ci siamo anche emozionate, lì per lì, ci siamo abbracciate forte, era un po’ come trovarsi faccia a faccia tra vecchie amiche di penna, che attraverso mille parole nere su bianco, hanno già fatto un pezzo di strada insieme. Il suo sorriso pieno, vitale e contagioso, mi ha fatto sentire subito a casa e gli occhi vispi e attenti mi hanno trasmesso fin dalla prima occhiata le tante storie che questa bolzanina di origine, che da anni vive tra Torino e il mondo, ha da raccontare.&lt;br /&gt;Questo fa Cristina Vezzaro, racconta storie, quelle di altri, attraverso il suo lavoro, la traduzione letteraria, e le proprie, attraverso il suo blog e lo storytelling (evoluzione contemporanea della tradizione del “cantastorie”). Libri, film, viaggi e ancora viaggi. Questi forse i punti cardinali per orientarsi nel mondo di Cristina, che valigia e parole alla mano, si muove nel mondo senza sosta, vorace e appassionata viaggiatrice, nei luoghi e nei pensieri. “Sfogliando” le sue pagine nel web, si rimane fermi sulla propria sedia, e nel frattempo ci si muove di qua e di là, dagli Stati Uniti a Berlino, da Parigi alla Finlandia: un giro del mondo in 80 byte, con innumerevoli pit stop, per fermarsi al cinema, o tra le pagine di un libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiamo proprio da qui, dai libri. Cosa rappresentano per Cristina Vezzaro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amo leggere da sempre. Non ho ricordo di una notte in cui non mi sia addormentata con un libro in mano. Sin da piccola. Ho sempre vissuto in parallelo la vita vera, diurna, e quella letteraria, perlopiù notturna. I soli momenti in cui non ho potuto leggere sono stati quelli in cui la vita, per me, si era fatta troppo difficile. Solo allora i personaggi non hanno trovato spazio dentro di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti occupi anche molto di cinema, quale tra scrittura e cinema è il linguaggio che preferisci?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte, con qualche amico che scrive, scherziamo: faremmo prima a fare fotografie anziché scrivere pagine e pagine di parole. Naturalmente non è così. Tutti i linguaggi che consentono di esprimersi, dal cinema alla letteratura, dall'arte alla musica, richiedono una spontaneità che è in realtà frutto di un lavoro molto grande. Non ho preferenze per un linguaggio o per l’altro. Mi nutro di tutte queste forme, che vanno a formare il mio immaginario, una sorta di idioletto per immagini, sensazioni, ricordi che riemergono, inconsciamente, ogni qualvolta scrivo a mia volta. Oltre alla letteratura e al cinema non posso non citare la musica, e in particolare il jazz, che mi è entrato nella pelle e più di una volta mi ha dato il ritmo giusto per rendere nella mia lingua quello che veniva scritto in un’altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disse Carl Bertrand: “Le traduzioni sono come le donne. Quando sono belle non sono fedeli, e quando sono fedeli non sono belle”. Quanto è importante, se è importante per te, mettere parte di te nei testi che si traducono, rispetto all’essere “fedeli” all’autore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei problemi più grandi della traduzione è il mancato riconoscimento. Soprattutto in Italia. E non parlo solo dell’aspetto pecuniario. È raro che sia indicato il traduttore quando si cita un libro scritto da un autore straniero. Negli Stati Uniti, invece, dove è pur sempre vero che viene tradotto solo il 3% della letteratura non anglofona, il nome del traduttore compare alla stregua di quello dell’autore. Questo per dire che in Italia i traduttori partono svantaggiati sin dal principio. Riconoscersi autori, in tutto questo, non è facile. È solitamente un percorso lungo e tortuoso, per chi non lo compie a ritroso, scegliendo ad esempio di dedicarsi alla traduzione dopo aver già scritto e pubblicato a propria volta. In quel caso appare più che chiaro che la traduzione letteraria implica una creatività e un'autorialità senza le quali nessun testo potrebbe avere un’anima in una lingua diversa da quello in cui è stato scritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che ho sempre considerato un handicap del mio percorso, ovvero l’approdo molto tardivo alla scrittura, mi appare invece ora come un vantaggio, se così si può dire. Mi permette infatti di non confondere i miei due ruoli e di potermi avvalere di un mestiere che mi consente di definire i miei limiti senza soffrirne. Una volta un autore mi ha detto, mentre cercavamo di capire insieme come risolvere un passaggio, “Fai tu, sei tu che scrivi.” E io gli ho risposto: “Se facessi io, tu e tutti i tuoi colleghi che traduco parlereste uguale in italiano. E questo non è possibile.” In questo consiste, a mio parere, la professionalità nella traduzione: nel rispetto dello stile dell’autore, nell’asservimento alla sua penna. A questo ho poi aggiunto nel tempo, e non è stato facile, lo ammetto, il fatto che inevitabilmente ciò che scrivo in italiano, per quanto contenuto nei limiti del testo già presente, fa parte di me, di quello che io sono e di quello che ho vissuto, di un prodotto di esperienza e sensibilità che sono unici, nel bene e nel male, e sono a loro volta espressione di me stessa. Una volta compiuto questo percorso, si può capire da un lato l’aspetto creativo legato alla traduzione letteraria, e dall’altro che nelle nostre mani ci sono a loro volta parole e storie che aspettano di farsi strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che questo percorso è stato compiuto, ne parlo a conferenze internazionali per condividere con altri colleghi la mia personalissima esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale è stata la traduzione più difficile? E quelle che più ti ha invece appassionato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La traduzione più difficile è stata la prima, noi non dormiamo, di Kathrin Röggla, e non solo perché si trattava di un testo (portato anche a teatro) letterariamente complesso, scritto interamente in terza persona, in discorso indiretto, con una precisa critica sociale e un ritmo centrale da cui non si poteva prescindere nella traduzione. È stata la più difficile perché, appunto, la prima. A differenza di molti traduttori, che spesso seguono le orme dei propri professori universitari, sono approdata alla traduzione letteraria con una semplice prova di traduzione per una casa editrice che muoveva i primi passi, ISBN Edizioni, e il fatto di essere stata selezionata è stato al tempo stesso motivo di grande soddisfazione e grande stress. Per cui non c'è stata una sola parola di quella traduzione che non fosse più che selezionata e riflettuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di traduzioni appassionanti, sono stata fortunata, ne ho avute molte. Da Terra di confine, di Sherko Fatah, sempre per ISBN Edizioni, dove si trattava di dare voce a un uomo solo e solitario che viveva un’esperienza al limite della tolleranza in una terra e in un’epoca di terrore. Al recente Il sole è una donna, di Félix De Belloy, in uscita per Del Vecchio Editore, la storia commovente di una donna magrebina che, sola, alleva un figlio nella banlieue parigina. Ma il libro che senza dubbio ha cambiato la mia vita è stato Parte della soluzione, di Ulrich Peltzer, uscito sempre per ISBN Edizioni. In lui ho trovato uno stile e una storia che mi erano tanto vicini da fare in modo che i miei due mondi dell’infanzia, quello italiano e quello tedesco, si sovrapponessero infine facendomi scoprire una lingua a tutti gli effetti mia. Una volta trovata quella, ho potuto iniziare a scrivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tradurre i libri di altri, ti ha fatto venire voglia di scrivere. Cosa cambia nei due approcci? Perché hai scelto il formato del blog per raccogliere i tuoi pensieri? Per chi lo scrivi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno degli aspetti più complessi della traduzione è la paura dell'errore. Dietro a qualsiasi scelta di traduzione c'è la possibilità di sbagliare, ma la consapevolezza delle scelte effettuate dà una forza che rende il compito “finito”, a un certo punto. La traduzione è una parentesi che si apre e si chiude. Se apro un libro che ho tradotto potrei sempre cambiare qualcosa a distanza di qualche tempo, ma il processo è comunque concluso, dentro di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scrittura è invece una ricerca continua, senza avere un limite di pagine al termine del quale si possa dire di avere finito. Non ci sono frasi fatte che consentono di porsi obiettivi a breve o medio termine. E questo abisso può risultare difficile da accettare. Una volta superata questa paura, si capisce quanto ricca possa essere questa esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il blog è un formato nato per caso, quando ancora non credevo nelle mie capacità, un regalo di una persona speciale che per prima ha creduto in me. Con il blog sono cresciuta. Nemmeno pensavo di avere un pubblico inizialmente, poi però il pubblico è arrivato. Nan Goldin faceva fotografie per demistificare la perdita, in nome di una memoria tutta personale da lasciare dopo di sé. E questa mi sembra la ragione più vicina a quello che mi ha mosso a scrivere tutte queste pagine. Non contengono tutto ciò che ho vissuto, ma contengono ciò che mi sono sentita di condividere con altri, la mia lettura di eventi, luoghi, film, pensieri così come li ho vissuti e sentiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il blog è arrivato il bisogno di altro, e grazie all’aiuto di amici scrittori ho iniziato a scrivere formati più lunghi e soprattutto meno leggeri, che andassero più in profondità. Adesso sono a questo punto, senza reali velleità ma con un bisogno sempre maggiore di raccontare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle chiavi di lettura necessarie per capire Cristina Vezzaro, è senza dubbio il viaggio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come la lettura, anche i viaggi hanno sempre fatto parte della mia vita. Ho sempre viaggiato con i miei genitori e a mia volta amo molto condividere i viaggi con i miei figli. Mi affascina come le dinamiche familiari cambino ogni qualvolta cambiano i luoghi. È sufficiente cambiare casa, spazi e tempi per vedersi in maniera diversa e riscoprirsi, riscoprire aspetti dell’altro che a volte rimangono nascosti nella quotidianità o che non necessariamente hanno lo spazio per emergere. Viaggio perché non potrei farne a meno. Come traduttrice e come scrittrice. O semplicemente come persona. Viaggio perché ogni ora passata in viaggio è piena come raramente succede nel tran tran quotidiano. Viaggio perché ciò che vedo impressiona la mia retina di effetti che a volte si manifestano anche mesi o anni dopo, ma che rimangono indelebilmente impressi nella mia memoria conscia o inconscia. E quando viaggio, ultimamente, le storie mi arrivano addosso, le storie di altri essere umani che come me si arrabattano nel circo della vita e la cui immagine di un istante può al tempo stesso rivelarne l’essenza più profonda o nasconderne la storia più incredibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale il luogo più amato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi ultimi anni amo molto New York. Ci sono arrivata per caso benché ne fossi attratta da sempre, e quando mi sono finalmente liberata della curiosità della turista ho iniziato a viverla attraverso una quotidianità che pur tuttavia non si può definire semplice né normale, perché New York non è nulla di tutto ciò. New York è come tutto ciò che è speciale: o la si ama o la si odia, niente vie di mezzo. Io la amo, è stata la culla della mia creatività e mi dà energia da vendere. Ci ho trovato persone speciali. Ogni mese passato a New York mi regala sei mesi di pensieri e sensazioni e stimoli. Mi sembra che mi allunghi la vita, che me la dilati, che la amplifichi. Forse non sarà sempre così, ma per ora lo è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il luogo ancora non visto e che vorresti vedere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Giappone, sin da quando ne ho scoperto la letteratura. Tel Aviv. E il Botswana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provieni da una città, Bolzano, bilingue per natura. Quanto ha influenzato, questa origine, la scelta di lavorare con le lingue? E quante lingue conosci? Come ti relazioni a una nuova lingua?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro il bilinguismo di Bolzano mi ha avvantaggiato, e non solo nella mia professione. L’apertura mentale che la situazione bolzanina regala aprioristicamente rappresenta un atout enorme oltre i confini provinciali. Forse avrei scelto comunque di tradurre, come è vero che non tutti i bolzanini sono traduttori, ma è certo che la conoscenza tanto precoce di una seconda lingua mi ha spianato la strada verso il mio lavoro. Al tedesco è seguito ancora alle medie l’inglese, e quindi il francese al liceo, lo spagnolo poco dopo e accenni di russo e olandese, più per curiosità che per altro. A un certo punto volevo proseguire con il portoghese, ma in realtà poi è cambiato l'approccio, che da quantitativo si è fatto qualitativo. Le ho imparate tutte in maniera diversa, e se la mia conoscenza passiva del tedesco è forse la migliore, per assurdo ora sono molto più sciolta a parlare inglese, mentre adoro tradurre dal francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso si dice che quando si parla in un’altra lingua, ci si comporta in modo diverso, si ha una voce diversa, si è diversi da sé, in sostanza. Tu che con le lingue ci lavori e che ne conosci molte (tedesco, inglese, francese, spagnolo, accenni di russo e olandese), rivivi questa sensazione nel suo quotidiano? E in quale lingua ti senti più “Cristina”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, è vero che una lingua diversa fa di noi persone diverse, così come è vero che parliamo con una voce diversa tutte le lingue che conosciamo. Vivo appieno questa pluralità, tanto è vero che quando ho iniziato a fare storytelling l’ho fatto in inglese, e non solo perché è a New York che mi sono avvicinata a questa forma. Raccontarsi, raccontare cose molto personali di sé, storie magari piccole ma significative oppure molto grandi e commoventi mi è stato possibile solo attraverso il filtro di una lingua che non fosse la mia, che non fosse quella della mia infanzia, del mio inconscio, della mia educazione, della mia quotidianità. Per assurdo ho anche iniziato a scrivere in inglese, e quello che ho sempre pensato fosse impossibile non lo è affatto. Semplicemente si è, e si scrive, in maniera molto diversa. Per ora è un’esperienza molto arricchente. E sono certa che quando raggiungerà i propri limiti, si profilerà all’orizzonte una soluzione nuova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente vivi a Torino, ma anche in molti altri posti. Che rapporto hai con la tua città d’origine? Ti manca? Ci torni volentieri? Qual è la cosa che ami di più di Bolzano? E quella che detesti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei confronti di Bolzano ho attraversato a lungo una fase adolescenziale di necessario distacco e ribellione. L’ho riscoperta come luogo degli affetti come si riscopre da adulti il piacere della compagnia dei propri genitori. E l'ho riscoperta attraverso gli occhi dei miei figli, che con mio sommo dispiacere si definiscono torinesi, quando nelle loro vene scorre sangue tutto bolzanino. A loro sto cercando di trasmettere l’amore per quanto di bello c’è a Torino, a Bolzano e in tutti i luoghi che visitiamo. E sebbene io non sia mai stata un’accanita frequentatrice della montagna, sempre più rimango a bocca aperta davanti alle bellezze naturali che la città e le montagne circostanti offrono. È come una sorta di contemplazione distaccata, nel tentativo di non dare per scontato quello che si è sempre avuto davanti agli occhi. E poi adoro le biciclette, e l’ordine, e il Museion.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Bolzano rimprovero invece una provincialità che constato ogni volta che ci torno. Un'autoreferenzialità che non trova eco oltre i confini provinciali. Sentire parlare sempre delle solite questioni quando il resto del mondo si occupa di altro mi deprime ogni volta. Come una bella donna che, anziché sorridere e risplendere, si preoccupa sempre e solo di un piccolo difetto che ha. E poi lo spirito un po’ troppo piccolo borghese, che condivide però con molte altre città ricche di provincia. Che Bolzano abbia in realtà nel profondo un animo tormentato lo dimostra, a mio parere, il fatto che moltissimi bolzanini siano in giro per il mondo a dire la loro, nei più svariati ambiti. Chissà che le nuove realtà culturali locali non sappiano trattenere in città un numero maggiore di queste persone e non segnino l’inizio di una nuova era.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hai partecipato, e vinto, diversi contest di storytelling. Da dove nasce l’esigenza di raccontare delle storie? E da dove arrivano le storie che racconti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che facciano parte della stessa scoperta di una fonte tutta interiore da esplorare e condividere in diverse forme di espressione, dalla scrittura al racconto orale. In entrambi i casi si può raggiungere un contatto molto profondo con chi legge o ascolta, e sentire risuonare i propri pensieri o le proprie emozioni non ha prezzo. Le storie sono tutte intorno a me, a portata di mano. O di occhi, dovrei dire. Parto sempre da immagini che mi colpiscono e che mettono in moto una serie di pensieri o associazioni che prendono forma fino a creare situazioni e quindi personaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autore che vorresti incontrare (anche non vivente)? Cosa gli chiederesti se lo incontrassi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non categorizzo: ogni incontro, con chiunque, può essere incredibile. L’unica cosa che chiedo sempre, implicitamente, è che mi si guardi negli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro che quest’estate consiglieresti di leggere sotto l’ombrellone?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jonathan Franzen, Freedom - Libertà in italiano, ma da leggere in inglese per chi può. Anche questo, a quanto pare, c'è chi lo ama e chi lo odia. Io l'ho amato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa più importante della tua vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’amore. Mai banale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pubblicato su "Corriere dell'Alto Adige" del 17 luglio 2011&lt;br /&gt;Social Bookmarks&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;About the Author&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anna Quinz&lt;br /&gt;quinz@franzmagazine.com&lt;br /&gt;Comments (0)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leave a comment&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;You are commenting as guest.&lt;br /&gt; Name&lt;br /&gt; E-mail&lt;br /&gt; Website&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Posted using BlogPress from my iPhone&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4306898501294823220?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4306898501294823220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/intervista-sul-corriere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4306898501294823220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4306898501294823220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/intervista-sul-corriere.html' title='Intervista sul Corriere'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3609077788044215403</id><published>2011-07-19T17:24:00.000+02:00</published><updated>2011-07-19T17:24:25.325+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York - Around Prince Street; The New Museum</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-FeJNn0I4JTU/TiWhVBsowJI/AAAAAAAACiQ/TjRZKg5i92Q/s1600/DSC_0170.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320px" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-FeJNn0I4JTU/TiWhVBsowJI/AAAAAAAACiQ/TjRZKg5i92Q/s320/DSC_0170.JPG" width="213px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Anche se casa non fosse a pochi passi dal New Museum, ci capiteremmo ugualmente. La struttura ogni volta mi affascina per il suo candore e la sua essenzialità, fino a quel terrazzo al settimo piano da cui la vista spazia in maniera inattesa per un panorama newyorchese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mostra è dedicata questa volta alla Ostalgie nel senso più ampio, non solo quindi una nostalgia della Germania dell’Est ma una panoramica sull’intero blocco dell’Est, dalla Romania alla Russia, attraverso lo sguardo artistico su documenti del passato o uno sguardo più moderno e scanzonato sulle nuove realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla facciata del New Museum svetta una rosa dell’artista tedesca Isa Genzken. La si scorge lungo tutta Prince Street, proprio davanti all’imbocco della facciata, dove, nel tratto fino a Lafayette, si respira una Soho meno turistica e più locale, con negozi indipendenti, qui la globalizzazione sembra (quasi) non essere arrivata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fosse l’ora giusta ci si potrebbe fermare ad assaggiare le invitanti cupcakes di Little Cupcake o a mangiare qualcosa in uno dei tanti locali che si susseguono lungo la strada. Una libreria indipendente (quasi una rarità ormai da queste parti) McNally Jackson, non molto grande per gli standard americani ma con il suo caffè e lo spazio molto piacevole per i bambini, invita a una sosta prima di proseguire per andare a confondersi tra la gente rilassata del passeggio domenicale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3609077788044215403?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3609077788044215403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-around-prince-street-new.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3609077788044215403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3609077788044215403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-around-prince-street-new.html' title='New York - Around Prince Street; The New Museum'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-FeJNn0I4JTU/TiWhVBsowJI/AAAAAAAACiQ/TjRZKg5i92Q/s72-c/DSC_0170.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6695625989649254752</id><published>2011-07-18T14:08:00.000+02:00</published><updated>2011-07-18T14:08:22.970+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York - Union Square Dogmatic</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ab3gOCbnBe4/TiQiHCAKSKI/AAAAAAAACiM/s5QfA4Qc2fA/s1600/DSC_0109.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" m$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-ab3gOCbnBe4/TiQiHCAKSKI/AAAAAAAACiM/s5QfA4Qc2fA/s400/DSC_0109.JPG" width="266px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Seguendo i ritmi dei bambini, New York diventa il quartiere vicino a casa. Dopo un po’ di sushi, mozzarella e pomodoro e anguria freschi presi al volo da Wholefoods, Union Square Park ci assorbe, prima sulle sue panchine disposte a coda lungo i sentieri, e quindi nel parco giochi, dove la città ha messo a disposizione anche intrattenimento con attività manuali da fare in compagnia di un’animatrice. Ma i giochi sono talmente diversi e interessanti che non c’è tempo per fermarsi, e poco dopo ci si ritrova a mescolarsi con i bambini del posto e tra cenni e abbozzi di inglese ci si capisce e ci si diverte tanto da non voler più andare via. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mercato di Union Square - il lunedì, mercoledì, venerdì e sabato - ci accoglie quindi con assaggi di pecorino e cheddar, organic muffins e lavanda fresca che ci regalano en passant.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per finire una capatina da Barnes &amp;amp; Noble, dove un intero piano è dedicato ai bambini, che possono scegliere i loro libri e le riviste e sedersi comodamente a sfogliarli mentre c’è tempo di curiosare tra gli scaffali. Trascinarli via è un’impresa, ma con Google Places è già individuato un posticino lì accanto, su E 17th, Dogmatic, si chiama, per organic sausages e non-fried-fries, americano stile sano che i bambini divorano e adorano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Usciti su Union Square sarebbero pronti per un’altra avventura, tornare al parco o fare altro, con un’energia inesauribile, mentre la piazza si riempie della folla notturna. Il ritorno a Soho è sempre piacevole, quasi familiare oramai, e mentre si prendono due cose per la colazione, arrivati a casa resta solo il tempo di un saluto della buona notte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6695625989649254752?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6695625989649254752/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-union-square-dogmatic.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6695625989649254752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6695625989649254752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-union-square-dogmatic.html' title='New York - Union Square Dogmatic'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ab3gOCbnBe4/TiQiHCAKSKI/AAAAAAAACiM/s5QfA4Qc2fA/s72-c/DSC_0109.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3570956739326684892</id><published>2011-07-15T14:23:00.000+02:00</published><updated>2011-07-15T14:23:24.526+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>New York Around Central Park</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-sNxEa8jzA5M/TiAw_96G8pI/AAAAAAAACiI/lhXd-b4S5TA/s1600/Building+309.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265px" m$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-sNxEa8jzA5M/TiAw_96G8pI/AAAAAAAACiI/lhXd-b4S5TA/s400/Building+309.jpg" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Basta pronunciare le parole magiche ”Ti ricordi, quello del film Una notte al museo?” che la visita all'American Museum of Natural History su Central Park West diventa l’obiettivo della giornata. E nonostante la facciata in ristrutturazione, la struttura è imponente e fa il suo effetto, soprattutto per le numerose mostre temporanee, tra cui quella con i dinosauri più grandi mai visti e una sul cervello, in cooperazione con Codice Idee per la cultura, Torino. Ma le sorprese non finiscono qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché dopo un giro nell’Upper West Side (“Mamma guarda Trader Joe’s, dove facevamo la spesa l’anno scorso a Portland”), due bancarelle di orecchini e un pranzo piacevolissimo al Pain Quotidien, l'appuntamento con gli amici è all'imbocco di Central Park all’altezza della 72a, accanto agli Strawberry Fields, per intenderci, e mentre si attraversa il parco si inizia già a tirare un pallone, un frisbee e a fare una gara di corsa. Un autobus dall’altra parte del parco verso sera per scendere fino alla 56a e al Sony Plaza, dove il Wonder Lab è già chiuso ma rimane aperto, al piano interrato, uno show case con postazioni di videogiochi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un saluto a Grand Central Station e quindi il ritorno verso Soho, dove per le strade la gente è sempre più giovane, con un bicchiere in mano o la busta della spesa, il telefono e un sguardo vivo addosso delle possibilità di una serata. Non mancano i sorrisi e i commenti per i bambini, New York questa volta ricorda una Buenos Aires di tanti anni fa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3570956739326684892?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3570956739326684892/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-around-central-park.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3570956739326684892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3570956739326684892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/new-york-around-central-park.html' title='New York Around Central Park'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-sNxEa8jzA5M/TiAw_96G8pI/AAAAAAAACiI/lhXd-b4S5TA/s72-c/Building+309.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4493105132348271814</id><published>2011-07-14T12:19:00.001+02:00</published><updated>2011-07-14T14:48:59.102+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><title type='text'>Torno a New York</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-o8ZkFFFL_eQ/Th7CqX6qdqI/AAAAAAAACiE/dGYmjxuDkko/s1600/DSC_0075.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" m$="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-o8ZkFFFL_eQ/Th7CqX6qdqI/AAAAAAAACiE/dGYmjxuDkko/s400/DSC_0075.JPG" width="266px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;E dopo qualche mese di assenza, finalmente torno a New York. Mi chiedevano l’altro giorno, perché New York. Oltre a ragioni private, la verità è che due mesi di New York mi danno energia e materiale per un anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il tutto accade senza che si debba nemmeno cercarlo, basta andare in giro per strada, anche vivendola attraverso gli occhi di due bimbi piccoli. Perché i concerti per le strade spuntano come funghi dopo una nottata di pioggia; a Richard Tucker Park, che è un triangolo davanti al Lincoln Center, nell’Upper West Side, bevande rinfrescanti offerte dal ristorante lì accanto e musica a rallegrare gli animi. Passaggi rinfrescanti nei negozi immancabili per i bambini, il Lego Store, l’Apple Store, e anche Toys R Us di Times Square, perché no, mentre i chilometri si macinano sotto i piedi o in metropolitana. Cibi esotici che qui sono di casa, un pomeriggio a Bryant Park, dove le attività si sprecano, dalla pétanque al ping pong, dai libri della Reading Room alle lezioni gratis di yoga a un concerto After Work di Jazz Singers and Songwriters che tiene bloccati sulle sedie, verso fine giornata, piedini oramai stanchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un acquazzone all’uscita della metropolitana è occasione di corse e risate, qualche cibo fresco da Wholefoods e si ritorna a casa, che questa volta è un loft a Soho.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Che cosa vi è piaciuto più di tutto oggi?”.”Tutto”, è la risposta. E si può andare a dormire tranquilli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4493105132348271814?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4493105132348271814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/torno-new-york.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4493105132348271814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4493105132348271814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/07/torno-new-york.html' title='Torno a New York'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-o8ZkFFFL_eQ/Th7CqX6qdqI/AAAAAAAACiE/dGYmjxuDkko/s72-c/DSC_0075.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3926255020816135883</id><published>2011-06-29T19:16:00.000+02:00</published><updated>2011-06-29T19:16:24.817+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>http://flashfiction.it</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-g0H7Y6iDz7g/TgtcIJdgB_I/AAAAAAAACh4/WMx4ln6XYwY/s1600/Immagine+034.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265px" i$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-g0H7Y6iDz7g/TgtcIJdgB_I/AAAAAAAACh4/WMx4ln6XYwY/s400/Immagine+034.jpg" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche mese è attivo il primo sito di flash fiction italiano: &lt;a href="http://flashfiction.it/"&gt;http://flashfiction.it/&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nasce dalla mia recente partecipazione a un concorso letterario negli Stati Uniti. C’era un tema predefinito e non si dovevano superare le 750 parole. Quando ho fatto leggere il mio testo a un amico poeta americano, lui mi ha illuminato: quel formato si chiamava flash fiction ed era molto diffuso negli Stati Uniti, tanto da essere oggetto di raccolte antologiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, è vero, gli editori storcono il naso quando si parla loro di racconti, figuriamoci a parlare di racconti brevissimi. Ma è una forma che può essere interessante per chiunque sia in sintonia con la tastiera e non se la senta, magari, di partire subito con un formato più lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il significato di Flash Fiction.it: uno spazio alle parole, non troppe né troppo poche, 750, appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono già parecchi i contributi inviati, gli ultimi sul tema della rabbia. Ogni mese sarà lanciato un nuovo tema con l'invito di scrivere racconti brevi (750 parole) o poco più lunghi (oltre le 750 parole).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3926255020816135883?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://flashfiction.it' title='http://flashfiction.it'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3926255020816135883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/httpflashfictionit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3926255020816135883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3926255020816135883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/httpflashfictionit.html' title='http://flashfiction.it'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-g0H7Y6iDz7g/TgtcIJdgB_I/AAAAAAAACh4/WMx4ln6XYwY/s72-c/Immagine+034.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4040759317403741216</id><published>2011-06-22T08:19:00.000+02:00</published><updated>2011-06-22T08:19:11.588+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Philippe Le Guay – Le donne del 6° piano, con Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Carmen Maura</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-lTZxN1hp41s/TgGJF_zqkCI/AAAAAAAAChw/cCUjv4SyLKs/s1600/le-donne-del-sesto-piano.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" i$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-lTZxN1hp41s/TgGJF_zqkCI/AAAAAAAAChw/cCUjv4SyLKs/s400/le-donne-del-sesto-piano.jpg" width="280px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;È di un paio di estati fa il ricordo di un appartamento in rue Blanche, sopra i Grands Boulevards. Un palazzo di quelli imponenti, marmi bianchi e cinque piani di eleganti scalinate. Ampie stanze con caminetti che si snocciolano sopra i tetti di Parigi e dalla cucina una porta di servizio con una scala a chiocciola stretta e ripida che usavamo il mattino per scendere rapidamente in strada a comprare croissants e baguettes freschi per colazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che bella sorpresa, quindi, vedere ricostruito, in questo delizioso film di Philippe Le Guay, un mondo oramai (fortunatamente) scomparso: il mondo della servitù ai piani alti prima che fossero trasformati in moderne mansarde per giovani ricchi, stanzette minuscole e un bagno in comune, sotto il freddo estremo o il caldo soffocante dei sottotetti poco coibentati, vite al servizio di signori che di quelle altre vite invece non si occupano affatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È quando questi mondi si incontrano, oltre le convenzioni, che le cose si fanno interessanti. È quando si va oltre i ruoli e si scoprono le vite che stanno dietro, quando cadono le facciate ed emergono i labirinti di cuori e aspirazioni, delusioni e difficoltà di un giorno o di una vita che finalmente gli essere umani trovano ciò che dentro davvero li tocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo film toccante lo è, perché ci porta ai piani alti dell'animo umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccezionale il cast, con una invecchiata ma sempre incredibile Carmen Maura, un appassionato Fabrice Luchini e un'ottima Sandrine Kiberlain, perfetta nel suo ruolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4040759317403741216?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4040759317403741216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/philippe-le-guay-le-donne-del-6-piano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4040759317403741216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4040759317403741216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/philippe-le-guay-le-donne-del-6-piano.html' title='Philippe Le Guay – Le donne del 6° piano, con Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Carmen Maura'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-lTZxN1hp41s/TgGJF_zqkCI/AAAAAAAAChw/cCUjv4SyLKs/s72-c/le-donne-del-sesto-piano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-8686445200686354531</id><published>2011-06-21T08:15:00.000+02:00</published><updated>2011-06-21T08:15:02.559+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Maurizio Matrone, Piazza dell’Unità – Marcos y Marcos</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-R7IP3Ymn0Yk/TgA2nocaS6I/AAAAAAAACho/jcsOLHRGNDs/s1600/matrone.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320px" i$="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-R7IP3Ymn0Yk/TgA2nocaS6I/AAAAAAAACho/jcsOLHRGNDs/s320/matrone.jpg" width="205px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Bologna, piazza dell'Unità: vite più o meno disperate, tra immigrazione clandestina, sfruttamento del lavoro, anche minorile, prostituzione, e chi più ne ha più ne metta. Una serie di personaggi dai volti molto umani i cui destini si intrecciano toccandosi, molto o poco, ma variando inesorabilmente traiettorie e regalando a tratti barlumi di speranza, a tratti conferme della crudeltà del mondo, un mazzetto di 5000 euro che, come un testimone della disperazione, passa di mano in mano e dove l'unica lingua comune, imparata per caso o per forza, è quella del sesso: scambi codificati che sembrano preservare dal dolore più profondo della solitudine, regalando attimi di soddisfazione ed esaltazione. Soldi e corpi, rubati e venduti, il cui valore è interamente mercificabile, unica moneta di scambio, forse, tra mondi diversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È l'occhio dell'ex-poliziotto che Matrone regala al lettore, attraverso mondi in cui crudeltà fa però rima con umanità e per sopravvivere, oltre al buon senso e a una forza interiore, ci vuole una buona dose di rassegnazione e disincanto, come riassume bene la frase verso la fine del libro: "La sua storia è lunga come il suo pene, viene dal Burkina Faso, il paese degli uomini integri che dicono sempre la verità. La poliziotta sospira di nuovo: e da quando gli uomini dicono sempre la verità?"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-8686445200686354531?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/8686445200686354531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/maurizio-matrone-piazza-dellunita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8686445200686354531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8686445200686354531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/maurizio-matrone-piazza-dellunita.html' title='Maurizio Matrone, Piazza dell’Unità – Marcos y Marcos'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-R7IP3Ymn0Yk/TgA2nocaS6I/AAAAAAAACho/jcsOLHRGNDs/s72-c/matrone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5603292497245430237</id><published>2011-06-15T14:30:00.000+02:00</published><updated>2011-06-15T14:30:45.850+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paris'/><title type='text'>Parigi – Son et lumière</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gTqvHvk7q-s/Tfilr-D2fwI/AAAAAAAAChk/UIeLQ0FuWq8/s1600/van+dongen.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" src="http://3.bp.blogspot.com/-gTqvHvk7q-s/Tfilr-D2fwI/AAAAAAAAChk/UIeLQ0FuWq8/s400/van+dongen.jpg" t8="true" width="296px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Darsi appuntamento&amp;nbsp;a un &lt;em&gt;café &lt;/em&gt;all'anglo, &lt;em&gt;deux cafés et deux croissants&lt;/em&gt;, una colazione di lavoro per iniziare la giornata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritrovarsi tra carte parole righe frasi, punti di vista e prospettive, interpretazioni e dubbi sollevati che ricadranno, sotto forma diversa, sulle pagine bianche di un altro libro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"La peinture est le mensonge plus beau. La peinture est un vice, je ne peux pas faire autre chose"&lt;/em&gt;, si potrebbe quasi parafrasare la frase di Kees Van Dongen, in mostra fino a metà luglio al Musée d'art moderne de la ville de Paris, sostituendo &lt;em&gt;la littérature &lt;/em&gt;alla &lt;em&gt;peinture&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E immergersi, quindi, nell'imponente e sempre affascinante struttura di Avenue du Président Wilson, tra i colori, le forme, le linee dei profili di Van Dongen, &lt;em&gt;Fauve, anarchiste, mondain&lt;/em&gt;, questo il titolo della mostra, tra colori che richiamano Matisse, forme che gridano Derain, figure che suggeriscono Chagall ma poi sono diverse, che giocano con Klimt ma naturalmente lo abbandonano, che nel pieno degli anni 1920 voltano le spalle con grande ironia all'&lt;em&gt;avantgarde&lt;/em&gt; per ridarsi al ritratto mondano, scelta insolita dettata dalle circostanze di vita, dal successo a Parigi e dalle nuove frequentazioni. &lt;em&gt;Seuls les cons ne changent pas d'avis&lt;/em&gt;, recita il detto popolare. E ancora una volta parafraserei: a non leggersi con sincerità e ironia nel proprio mondo e nel proprio tempo, prediligendo schemi prefissati, non si ha che da perdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornata può finire con del jazz estemporaneo in un locale del quartiere Oberkampf.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5603292497245430237?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5603292497245430237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/parigi-son-et-lumiere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5603292497245430237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5603292497245430237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/parigi-son-et-lumiere.html' title='Parigi – Son et lumière'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-gTqvHvk7q-s/Tfilr-D2fwI/AAAAAAAAChk/UIeLQ0FuWq8/s72-c/van+dongen.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1296952746742015058</id><published>2011-06-14T12:55:00.000+02:00</published><updated>2011-06-14T12:55:06.462+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paris'/><title type='text'>Paris – Café Charlot et Rose Bakery</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DvWtCDmlACQ/Tfc9waEy4CI/AAAAAAAAChg/suVuFhMSAPM/s1600/bicicletta.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267px" src="http://2.bp.blogspot.com/-DvWtCDmlACQ/Tfc9waEy4CI/AAAAAAAAChg/suVuFhMSAPM/s400/bicicletta.jpg" t8="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;A seconda dell'ora del giorno o della notte, la città può essere affollata come vuota, e da una metropoli trafficata ci si può ritrovare a percorrerla in una solitaria passeggiata alla scoperta di luoghi e posti nuovi. È così che, per caso, si scoprono bar piacevoli come il Café Charlot, dove i soliti camerieri in nero con i lunghi grembiuli bianchi si affaccendano tra i tavolini affollati sia all'interno, sia su rue de Bretagne. Una coppia in jeans sdruciti e magliette nere non riesce a nascondere - nei gesti - tensione, non solo la stanchezza di una notte forse in bianco. Le sigarette che si sfilacciano fumanti al cielo sembrano essere l'unico &lt;em&gt;trait d'union &lt;/em&gt;rimastro tra loro. Gli occhiali neri non basteranno a proteggerli dalla fine di un amore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Tutt'altra è l'atmosfera alla Rose Bakery, dove ci si sente un po' meno a Parigi e un po' più in qualche paese anglosassone per la disposizione dei cibi a vista, quasi un negozio-mercato con i tavolini per mangiare, prodotti ottimi cucinati con semplicità, attenzione al biologico e al fatto in casa. Due amiche si godono la domenica mattina fatta di riviste, buon cibo e due chiacchiere. Imperdibili i dolci e una buona tazza di tè dopo pranzo. &lt;em&gt;Et voilà&lt;/em&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1296952746742015058?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1296952746742015058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris-cafe-charlot-et-rose-bakery.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1296952746742015058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1296952746742015058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris-cafe-charlot-et-rose-bakery.html' title='Paris – Café Charlot et Rose Bakery'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-DvWtCDmlACQ/Tfc9waEy4CI/AAAAAAAAChg/suVuFhMSAPM/s72-c/bicicletta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4351109341995779057</id><published>2011-06-12T13:29:00.000+02:00</published><updated>2011-06-12T13:29:36.063+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paris'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arte'/><title type='text'>Paris – Centre Pompidou</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-bS4DG4eBluU/TfSi8vQPqVI/AAAAAAAAChc/iBw5AvT3a1M/s1600/morellet.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267px" src="http://2.bp.blogspot.com/-bS4DG4eBluU/TfSi8vQPqVI/AAAAAAAAChc/iBw5AvT3a1M/s400/morellet.jpg" t8="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Lo spiazzo davanti al Centre Pompidou è luogo di raccolta naturale. In un sabato pomeriggio sono molte le persone: chi si mette in coda per accedere alle mostre del Musée National d'Art moderne, chi si avvia verso il Marais, chi acquista il biglietto e si dispone in file ordinate per accedere alle proiezioni del vicino cinema multisala, chi infine si avvia verso le Halles.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La coda sulla destra è lunga ma composta, mentre altrove i soliti disegnatori sono al centro di capannelli di curiosi che mai si farebbero ritrarre ma che non possono fare a meno di ammirarne l'arte. Gruppi di ragazzi sono seduti, le gambe raccolte tra le braccia a chiacchierare, aspettare qualcuno o prepararsi per la giornata. Famiglie con ragazzi ancora troppo giovani per andarsene da soli ma già troppo grandi per essere accuditi si snodano lungo le strade della città come lunghi corpi dinoccolati e un po' impacciati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Centre Pompidou, oltre all'esposizione permanente - sempre di grande impatto - si alternano le &lt;em&gt;Réinstallations&lt;/em&gt;, installazioni effimere di François Morellet dagli anni 60 a oggi ricostruite per questa mostra: tubi al neon, adesivi, a tracciare percorsi nello spazio, linee che si intrecciano definendo stati d'animo in cui il pubblico può intervenire, nello spazio e nel tempo di un'installazione ma nel percorso di una vita, dove la biografia si incrocia (fisicamente) con le opere d'arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ancora l'incontro Paris - Bombay – Dehli: installazioni nate per la maggior parte per questa mostra, incontri tra animi e artisti, luoghi e le idee e impressioni che vederli ha suscitato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che è poi l'essenza del viaggiare e di ciò che ne scaturisce, come produzione artistica visiva, letteraria o musicale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'uscita, bimbetti sgambettano sul pendio e ragazzini si rincorrono lungo la linea del crinale. Più languida di New York, la città è comunque in movimento. Nessuno può arrestarla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4351109341995779057?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4351109341995779057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris-centre-pompidou.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4351109341995779057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4351109341995779057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris-centre-pompidou.html' title='Paris – Centre Pompidou'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-bS4DG4eBluU/TfSi8vQPqVI/AAAAAAAAChc/iBw5AvT3a1M/s72-c/morellet.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3820083826284669216</id><published>2011-06-11T12:44:00.001+02:00</published><updated>2011-06-11T12:44:00.195+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Mimmo Calopresti – La seconda volta, 1995 (Nanni Moretti, Valeria Bruni Tedeschi)</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-BFgCQegE8Ig/TfGhrTg4TlI/AAAAAAAAChY/U7Hpft9F8Ns/s1600/la_seconda_volta.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" src="http://4.bp.blogspot.com/-BFgCQegE8Ig/TfGhrTg4TlI/AAAAAAAAChY/U7Hpft9F8Ns/s400/la_seconda_volta.jpg" t8="true" width="295px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La liberazione, in Brasile, di Battisti, fa tornare di grande attualità il film di Mimmo Calopresti "La seconda volta", con Nanni Moretti e Valeria Bruni Tedeschi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia, una delle tre degli anni novanta che contribuirono alla profonda trasformazione di Torino da città industriale a set cinematografico, è quella di un incontro casuale tra una brigatista in libertà vigilata e la vittima di un attentato. L'ossessione con cui la vittima, Moretti, guarda alla nuova vita della donna, che di giorno può riprendere a lavorare come niente fosse, come anche alcuni colleghi contestano, è ben comprensibile se si pensa che nella sua testa tuttora gira una pallottola e che la sua vita è stata inevitabilmente segnata da quell'esperienza. Le scene di un principio di inverno girate attorno a piazza Solferino danno un'idea di grande quotidianità che cozza in effetti con l'eccezionalità della storia: "colpirne uno per educarne cento", continua a ripetere Moretti, incredulo di essere stato quell'uno con cui altri cento avrebbero dovuto essere educati.&lt;br /&gt;Dall'altro, il film bene mette in rilievo il lato umano delle persone che hanno commesso un reato e che cercano, in un modo o nell'altro, di tornare alla vita. La necessità di rifarsi un volto di rispettabilità che, a distanza di anni, consenta di tornare nella società. Il bisogno di dimenticare (tale da non consentirle di riconoscere il volto dell'uomo a cui aveva sparato!), di non parlare di ciò che è accaduto e degli ideali di un periodo che a distanza di quindici - vent'anni suonano come slogan obsoleti. L'impossibilità di difendere ancora un'ideologia che la società ha dichiarato fallibile e condannato per la violenza. Ma il diritto, tuttora e sempre, alla vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è solo nell'incontro, forzato – fin violento – dapprima, quindi cercato, che entrambi, vittima e carnefice, troveranno una via d'uscita: libero dall'ossessione lui, che dall'incontro non trova aiuto alcuno e quindi decide di voltar pagina, con un simbolico trasloco e un viaggio all'estero per l'operazione che toglierà definitivamente la pallottola dalla sua testa; libera dalle parole non dette lei, che finalmente guarderà a quella storia e al suo passato, guarderà quel volto d'uomo a cui per un'ideologia ha sparato e accetterà al tempo stesso la propria responsabilità e la propria storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un film molto bello, quello di Calopresti, il cui merito è proprio quello di mettere in luce, più che di voler risolvere o giudicare, le storie e contraddizioni di chi si trova ai due estremi di una vicenda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3820083826284669216?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3820083826284669216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/mimmo-calopresti-la-seconda-volta-1995.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3820083826284669216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3820083826284669216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/mimmo-calopresti-la-seconda-volta-1995.html' title='Mimmo Calopresti – La seconda volta, 1995 (Nanni Moretti, Valeria Bruni Tedeschi)'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-BFgCQegE8Ig/TfGhrTg4TlI/AAAAAAAAChY/U7Hpft9F8Ns/s72-c/la_seconda_volta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7231737698485182940</id><published>2011-06-09T20:08:00.000+02:00</published><updated>2011-06-09T20:08:44.248+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paris'/><title type='text'>Paris – Maison Européenne de la Photographie</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-7gcrjIakEdA/TfEMD2izzsI/AAAAAAAAChU/UFHao7kkaU8/s1600/maison-euro-photography-lomo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="277px" src="http://2.bp.blogspot.com/-7gcrjIakEdA/TfEMD2izzsI/AAAAAAAAChU/UFHao7kkaU8/s400/maison-euro-photography-lomo.jpg" t8="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Le immagini del Vietnam, c'è poco da fare, fanno sempre impressione. Come quelle di tutte le guerre, sì, ma quelle del Vietnam sono forse tra le ultime che abbiamo solo in fotografia, sono lontane e vicine al tempo stesso. Queste sono quelle di Henri Huet e Horst Fass e altri Associated Press che laggiù hanno dato il cuore e spesso perso la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La selezione è buona e garantisce una copertura umana sicura dell'esperienza. Ai piani superiori, invece, trascurabili francesi manieristici e anni ottanta come solo in Europa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7231737698485182940?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7231737698485182940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris-maison-europeenne-de-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7231737698485182940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7231737698485182940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris-maison-europeenne-de-la.html' title='Paris – Maison Européenne de la Photographie'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-7gcrjIakEdA/TfEMD2izzsI/AAAAAAAAChU/UFHao7kkaU8/s72-c/maison-euro-photography-lomo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6021301412975390781</id><published>2011-06-07T20:52:00.000+02:00</published><updated>2011-06-07T20:52:51.681+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paris'/><title type='text'>Paris</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;Chissà perché me la ricordavo borghese e ricca e déjà vu, déjà vécu. Parigi è, certo, tutto questo, ma è anche molto di più. Molto, molto di più. Perché basta arrivarci da Charles de Gaulle, periferia nord, per avventurarsi gradualmente tra le sue strade che in un venerdì pomeriggio grigio e lavorativo sembrano decisamente più vissute che borghesi. Basta concedersi qualche scorcio strappato al traffico e alla velocità e alle nuvole e ai fiumi di gente, o forse proprio per il traffico e la velocità e le nuvole e i fiumi di gente, Parigi torna a essere, nel mio cuore più che nella mia mente, la città magica che è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora dimentichi i cliché e te lo godi, il bistrot che è una vecchia farmacia e ha i tavolini di legno e le scaffalature a tutta parete per gli intrugli, un tempo, per i vini, oggi.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ReUkV6gA4mA/Te5zEiU7_wI/AAAAAAAAChQ/YPJUJ7wRc1U/s1600/fontana_parigi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300px" src="http://1.bp.blogspot.com/-ReUkV6gA4mA/Te5zEiU7_wI/AAAAAAAAChQ/YPJUJ7wRc1U/s400/fontana_parigi.jpg" t8="true" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6021301412975390781?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6021301412975390781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6021301412975390781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6021301412975390781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/06/paris.html' title='Paris'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ReUkV6gA4mA/Te5zEiU7_wI/AAAAAAAAChQ/YPJUJ7wRc1U/s72-c/fontana_parigi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7007743864814167812</id><published>2011-04-29T16:46:00.000+02:00</published><updated>2011-04-29T16:46:33.131+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Giuseppe Culicchia, Ameni inganni, Mondadori</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-r5UOZpN6Iww/TbrO-2nljqI/AAAAAAAACfk/c7Rcf3vrEkc/s1600/ameni+inganni.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400px" j8="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-r5UOZpN6Iww/TbrO-2nljqI/AAAAAAAACfk/c7Rcf3vrEkc/s400/ameni+inganni.jpg" width="253px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Alberto è un giovane non più giovane che vive appartato in una mansarda della casa di famiglia in un paesino del Nord Italia. Ha due passioni: lo spazio e le ragazze spaziali. E la sua mansarda è letteralmente invasa da modellini di astronavi e riviste pornografiche. Ma le sue passioni non sono solo hobby. Sono tutto il suo mondo. Alberto, infatti, dopo essere stato il più brillante della classe al liceo e avere avuto una fidanzata molto desiderabile nei primi anni di università, si è inceppato. E una volta inceppatosi, non si è più ripreso. Senza peraltro notarlo, fino a quando la morte, prima del padre, poi della madre, lo mette davanti alla realtà.&lt;br /&gt;E la sua realtà è una realtà di solitudine, fatta di &lt;em&gt;Quattro salti in padella&lt;/em&gt; che ogni volta gli fanno rimpiangere la cucina della madre, fatta di contatti impauriti, maldestri e paranoici con il mondo reale, che nella sua mente assume contorni cui manca completamente un principio di realtà, com'è normale che sia per un uomo vissuto sempre al riparo da tutto e da tutti. Una realtà in cui Facebook e un concerto fanno paura, perché è lì che si insidiano i pericoli della società, una realtà però ancora meno reale del virtuale che Twitter rappresenta, sotto forma di una modella, nel mondo immaginario di Alberto, e dove la città si trasforma in una sorta di Monopoli, in cui le case (e le vite) più auspicabili rimangono in Viale dei Giardini e di fronte a librerie delle Edizioni Paoline sorgono sexy shop.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La solitudine di Alberto è, insomma, una solitudine cosmica. Una solitudine a cui la sua storia familiare, come quella di molti altri quarantenni italiani di oggi, lo ha relegato senza speranza di redenzione, senza quella necessaria intermediazione tra storia personale e cultura che la maggior parte di noi sembra, e sottolineo sembra, fare. Perché ciò che è strano non sempre è malvagio. Semplicemente è altro, e in quanto tale racchiude in sé ciò che di più puro ancora c'è, senza filtri e senza ipocrisie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con &lt;em&gt;Ameni inganni&lt;/em&gt; prosegue, dopo &lt;em&gt;Brucia la città&lt;/em&gt;, il percorso di Giuseppe Culicchia all'interno di menti e storie che bene rappresentano estremi della società di oggi, in bilico tra tradizione e tecnologia avanguardistica, tra ricchezza e povertà, tra social network e solitudine, che è poi l'assenza, per uno strano gioco di parole, di una rete sociale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7007743864814167812?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7007743864814167812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/giuseppe-culicchia-ameni-inganni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7007743864814167812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7007743864814167812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/giuseppe-culicchia-ameni-inganni.html' title='Giuseppe Culicchia, Ameni inganni, Mondadori'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-r5UOZpN6Iww/TbrO-2nljqI/AAAAAAAACfk/c7Rcf3vrEkc/s72-c/ameni+inganni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5778088780257657096</id><published>2011-04-22T14:22:00.000+02:00</published><updated>2011-04-22T14:22:55.634+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Philip Roth – La controvita, Einaudi</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-39iC6y04GO8/TbFy31G6vEI/AAAAAAAACfg/bipiAtvqDPo/s1600/controvit.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320px" i8="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-39iC6y04GO8/TbFy31G6vEI/AAAAAAAACfg/bipiAtvqDPo/s320/controvit.jpg" width="199px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Situazioni, personaggi, opinioni che si intrecciano, in questo romanzo di Philip Roth, a confondere ruoli e vicende. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un protagonista scrittore e un fratello dentista, ebrei - naturalmente - originari del New Jersey - naturalmente - che a turno hanno amanti &lt;em&gt;shiksa &lt;/em&gt;dall'evocativo nome Maria, che a turno trascurano e poi mettono al centro della loro vita la religione, che a turno hanno crisi di coppia o si innamorano perdutamente, alter ego l'uno dell'altro, alter ego entrambi dell'autore, persi in una, due, tre società (quella americana, quella israeliana e quella inglese) o persi, più semplicemente, nel loro essere ebrei, che alla stregua di un essere femministi, di un essere politicizzati all'estremo, di un essere rinchiusi in una sottocategoria più definita del semplice essere umani, sembra impedire una vita all'insegna della vita, sembra imporre una ricerca, definizione, accettazione o rinnegamento continui dell'identità quale è stata tramandata dalle generazioni passate e dalla propria storia e ancora più difficile da individuare nelle proprie, umane vicende. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La controvita è un libro che sull'ebraicità insiste al punto da rendercela invisa, a tratti, non certo per la religione in quanto tale, ma per il peso con cui ogni ossessione - espressa o inespressa, comune o privata, dichiarata o sottintesa - grava sulla storia di ciascuno. È però anche un libro sull'amore e sulla solitudine, quella impostaci come condizione umana e quella che ci creiamo, incapaci di scendere a compromessi o anche solo di intravvederli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La controvita è un libro che ha il merito di sollevare, come oggetti in assenza di gravità, questi quesiti, lasciandoli sospesi come l'intonazione di una frase interrogativa conclusiva di un saggio di 393 pagine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5778088780257657096?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5778088780257657096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/philip-roth-la-controvita-einaudi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5778088780257657096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5778088780257657096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/philip-roth-la-controvita-einaudi.html' title='Philip Roth – La controvita, Einaudi'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-39iC6y04GO8/TbFy31G6vEI/AAAAAAAACfg/bipiAtvqDPo/s72-c/controvit.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7199745288009533794</id><published>2011-04-16T01:05:00.001+02:00</published><updated>2011-04-16T08:40:59.002+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Nanni Moretti – Habemus papam</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-NFCbniblS9g/TajO4IA9KGI/AAAAAAAACfc/XX3TXIgmJqM/s1600/habemus_papam.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" r6="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-NFCbniblS9g/TajO4IA9KGI/AAAAAAAACfc/XX3TXIgmJqM/s1600/habemus_papam.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Geniale. È il primo aggettivo che mi è venuto in mente durante i titoli di coda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Geniale per la capacità di ricostruire la sacralità del conclave che porta alla nomina di un Papa e per la semplicità con cui poi i cardinali si dimostrano (anche se è difficile immaginare che nella vita sia davvero così) semplici e umani, poco ambiziosi e anzi timorati, semplici uomini con desideri (la guida Baedeker per visitare Roma) e difficoltà ("tranquillanti maggiori") tutte terrene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la capacità di mostrare il lato umano di un traguardo - come quello del pontificato - che non è altro che l'ultimo scalino di una gerarchia ben chiara con una carriera ben strutturata e che, ancora una volta, siamo oramai abituati a giudicare con non poca ipocrisia e scetticismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Geniale per la capacità di trasformare un segreto inconfessabile, quello della fuga di un Papa per le vie di Roma, in un'opportunità per fare di un gruppo di cardinali i partecipanti di un torneo di pallavolo con un cattivissimo Moretti – psicanalista di gran fama chiamato per aiutare, in una contraddizione in termini, il Papa nella sua crisi da nomina – nelle vesti dell'arbitro o dell'agitatore che porta scompiglio in un ordine indiscusso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Geniale per la promiscuità tra sacro e profano per eccellenza, tra la fede cieca in un ordine superiore in cui non c'è spazio per sessualità né sogni, per madri né passati individuali, e la psicanalisi, indagine approfondita nell'inconscio e nel passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Geniale, infine, per il cinismo e l'autoironia con cui Moretti riesce a inserirsi tra vesti cardinalizie e tendaggi vermigli che su bianchi marmi risaltano come sangue sul corpo di un innocente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bravissimo Michel Piccoli e azzeccatissimo, in ogni sua forma, il casting.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7199745288009533794?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7199745288009533794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/nanni-moretti-habemus-papam.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7199745288009533794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7199745288009533794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/nanni-moretti-habemus-papam.html' title='Nanni Moretti – Habemus papam'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-NFCbniblS9g/TajO4IA9KGI/AAAAAAAACfc/XX3TXIgmJqM/s72-c/habemus_papam.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4978208868529743064</id><published>2011-04-11T17:31:00.001+02:00</published><updated>2011-04-11T17:33:52.865+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Il mio articolo sulla Film Commission Torino Piemonte per Franzmagazine n.7 aprile / maggio 2011</title><content type='html'>&lt;object style="height: 450px; width: 600px;"&gt;&lt;param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;amp;documentId=110411070447-1a7f6e85434b4f24a3ba22c83fafec5a&amp;amp;documentUsername=franzmagazine&amp;amp;documentName=franzmagazine7&amp;amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;amp;showFlipBtn=true" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowFullScreen="true" style="width:600;height:450" flashvars="mode=embed&amp;amp;documentId=110411070447-1a7f6e85434b4f24a3ba22c83fafec5a&amp;amp;documentUsername=franzmagazine&amp;amp;documentName=franzmagazine7&amp;amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;amp;showFlipBtn=true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4978208868529743064?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://issuu.com/franzmagazine/docs/franzmagazine7/26' title='Il mio articolo sulla Film Commission Torino Piemonte per Franzmagazine n.7 aprile / maggio 2011'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4978208868529743064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/il-mio-articolo-sulla-film-commission.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4978208868529743064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4978208868529743064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/il-mio-articolo-sulla-film-commission.html' title='Il mio articolo sulla Film Commission Torino Piemonte per Franzmagazine n.7 aprile / maggio 2011'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6430898966656516990</id><published>2011-04-07T23:33:00.000+02:00</published><updated>2011-04-07T23:33:27.707+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Jonathan Franzen – Freedom – Audiobook</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-pqPfeodtR0U/TZ4thNQFy8I/AAAAAAAACfY/SugvBLjUY1Q/s1600/Franzen.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" r6="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-pqPfeodtR0U/TZ4thNQFy8I/AAAAAAAACfY/SugvBLjUY1Q/s1600/Franzen.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;C'è chi li ascolta da 10 anni, naturalmente. Ma io li ho scoperti da poco o perlomeno ho iniziato a usarli da poco. E devo dire che il piacere è immenso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché sentirsi raccontare una storia scritta da un grande della letteratura, come in questo caso Jonathan Franzen, è un vero piacere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Unico inconveniente? Per chi, come me, rischia di addormentarsi non solo con la luce accesa e il libro aperto, ma anche con le cuffie in testa, c'è il rischio di risvegliarsi dopo qualche ora e scoprire che si è passati dal capitolo 9 al capitolo 20 per un totale di 3 ore e mezzo di lettura. E chissà cosa avrà trattenuto l'inconscio di tutte quelle parole. Stasera riprendo dal capitolo 9, poi ve lo dico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6430898966656516990?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6430898966656516990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/jonathan-franzen-freedom-audiobook.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6430898966656516990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6430898966656516990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/04/jonathan-franzen-freedom-audiobook.html' title='Jonathan Franzen – Freedom – Audiobook'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-pqPfeodtR0U/TZ4thNQFy8I/AAAAAAAACfY/SugvBLjUY1Q/s72-c/Franzen.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-8781582233322662885</id><published>2011-03-28T22:20:00.002+02:00</published><updated>2011-03-28T22:23:42.111+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='In viaggio con i bambini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Rango</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tH384k8mf4c/TZDt8LIa0SI/AAAAAAAACfE/nIFFKxDPcws/s1600/Rango_Banner.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="262" r6="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-tH384k8mf4c/TZDt8LIa0SI/AAAAAAAACfE/nIFFKxDPcws/s400/Rango_Banner.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;È un film di animazione, di quelli che se non c’hai figli mica ti capita facilmente di andarli a vedere. E però, che film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché Rango tira fuori l’eroe che c’è in ognuno di noi e lo fa in un modo delicato che ti porta lì dentro e ti fa salire e scendere con lui. 7 anni, e mi dice: “Sai il momento più triste del film? Quando lo smascherano e capiscono che non è un eroe e lui deve ammettere, e non è giusto perché in realtà lui lo è, un eroe.” E questa è la sintesi di Rango: nessuno può tirarsi fuori dalla sua storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-8781582233322662885?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/8781582233322662885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/rango.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8781582233322662885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8781582233322662885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/rango.html' title='Rango'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-tH384k8mf4c/TZDt8LIa0SI/AAAAAAAACfE/nIFFKxDPcws/s72-c/Rango_Banner.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6608802192492139242</id><published>2011-03-24T23:46:00.001+01:00</published><updated>2011-03-24T23:54:11.467+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TED Talks'/><title type='text'>ZAINAB SALBI: Women, wartime and the dream of peace</title><content type='html'>&lt;object height="326" width="446"&gt;&lt;param name="movie" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"/&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="bgColor" value="#ffffff"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/ZainabSalbi_2010G-medium.flv&amp;amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/ZainabSalbi-2010G.embed_thumbnail.jpg&amp;amp;vw=432&amp;amp;vh=240&amp;amp;ap=0&amp;amp;ti=1013&amp;amp;introDuration=15330&amp;amp;adDuration=4000&amp;amp;postAdDuration=830&amp;amp;adKeys=talk=zainab_salbi;year=2010;theme=a_taste_of_tedglobal_2010;theme=war_and_peace;theme=new_on_ted_com;theme=women_reshaping_the_world;event=TEDGlobal+2010;&amp;amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /&gt;&lt;embed src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" 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href='http://www.ted.com/talks/zainab_salbi.html' title='ZAINAB SALBI: Women, wartime and the dream of peace'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6608802192492139242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/zainab-salbi-women-wartime-and-dream-of.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6608802192492139242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6608802192492139242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/zainab-salbi-women-wartime-and-dream-of.html' title='ZAINAB SALBI: Women, wartime and the dream of peace'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6969909829535786245</id><published>2011-03-24T15:03:00.000+01:00</published><updated>2011-03-24T15:03:02.398+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storytelling'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>STORYTOWN: successone della puntata n. 0</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-Z2dxtCPNJMI/TYtO909Z2RI/AAAAAAAACe8/rPnpUMjFC34/s1600/storytown_logo_blu.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="103" r6="true" src="https://lh4.googleusercontent.com/-Z2dxtCPNJMI/TYtO909Z2RI/AAAAAAAACe8/rPnpUMjFC34/s400/storytown_logo_blu.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ce lo aspettavamo? Forse sì, forse no. Di certo ce lo auguravamo, e probabilmente i tempi erano maturi. Perché gli 8 concorrenti che ieri sera si sono coraggiosamente raccontati sul piccolo ma importante palcoscenico del Circolo Arci Pueblo, in via Palestro a Torino, hanno raccolto gli applausi, i voti e gli abbracci di un pubblico che è sembrato apprezzare enormemente questa novità: lo storytelling ieri sera ha fatto il suo debutto ufficiale a Torino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cos'è lo storytelling? Semplice. Chiunque desideri partecipare ha 5 minuti e un microfono per raccontare la propria storia sul tema della serata, che ieri era "Le conseguenze dell'amore". Amori corrisposti, amori non corrisposti, amori selvaggi, amori persi e amori incompresi, amicizie profonde, gli storyteller della serata hanno esplorato le diverse declinazioni dell'amore. E anche il resto del pubblico ha avuto la possibilità di partecipare, in forma anonima, con brevissimi aneddoti da due righe sul tema ("Mi ha detto 'Ti amo', ho capito 'Andiamo', gli ho detto 'Andiamo, va'', non l'ho più visto").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vincitore della serata è Dario Benedetto, ma vincitori sono tutti i partecipanti che così generosamente si sono raccontati condividendo con noi le loro storie.&lt;br /&gt;Alla prossima puntata di StoryTown!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6969909829535786245?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6969909829535786245/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/storytown-successone-della-puntata-n-0.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6969909829535786245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6969909829535786245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/storytown-successone-della-puntata-n-0.html' title='STORYTOWN: successone della puntata n. 0'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-Z2dxtCPNJMI/TYtO909Z2RI/AAAAAAAACe8/rPnpUMjFC34/s72-c/storytown_logo_blu.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5291460326331254667</id><published>2011-03-23T14:41:00.002+01:00</published><updated>2011-03-24T15:06:28.720+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storytelling'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>STORYTOWN</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Questa sera alle 21.00, al Circolo Pueblo in corso Palestro 3, Torino Italy&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;Andrea Basso&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Arsenio Bravuomo&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Guido Catalano&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Fabio Freedom Giudice&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Alessandra Racca &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Cristina Vezzaro&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;PRESENTANO&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh5.googleusercontent.com/-YbgiNTbwB_w/TYn2NQRGEXI/AAAAAAAACe0/s52MaILII3s/s1600/storytown_logo_blu.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="103" r6="true" src="https://lh5.googleusercontent.com/-YbgiNTbwB_w/TYn2NQRGEXI/AAAAAAAACe0/s52MaILII3s/s400/storytown_logo_blu.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Un tema, un microfono, un pubblico e cinque minuti per raccontare una storia.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;...Direttamente dagli Stati Uniti, lo storytelling approda anche a Torino &lt;/div&gt;Avete una bella storia da raccontare?&lt;br /&gt;Una storia interessante, piccola ma grande, divertente ma profonda, triste ma coinvolgente?&lt;br /&gt;Avete voglia di raccontarla a un pubblico?&lt;br /&gt;Avete voglia di provare il brivido di una gara?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco come potete fare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-preparate una storia che duri 5 minuti al massimo, sul tema “Le conseguenze dell’amore”&lt;br /&gt;-inviateci la vostra candidatura a storytown011@gmail.com.&lt;br /&gt;-raccontate la vostra storia sul palco del Pueblo. Indispensabile seguire le linee guida*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Una giuria composta da tre gruppi scelti a caso tra il pubblico determinerà con i propri voti il punteggio delle storie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-e se sarete bravi e fortunati vincerete&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*LE STORIE CHE STIAMO CERCANDO &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ovvero, qualche dritta per prepararsi a StoryTown:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Cerchiamo storie che abbiano un inizio e una fine e possibilmente uno svolgimento nel mezzo. Vietato leggere. Quasi impossibile improvvisare. Trovate una frase iniziale che attiri l’attenzione del pubblico, proprio come la prima pagina di un libro. Trovate quindi una chiusa che vi permetta di mettere un punto alla fine. In mezzo fate come preferite, ma ricordate: non è un’interrogazione né un esame universitario. Pensate piuttosto che state raccontando una storia a un gruppo di amici. Cercate di capire qual è il filo conduttore della vostra storia e prima di andare sul palcoscenico raccontatela a un amico, al cane, alle piante. Ricordatevi che allo scadere dei cinque minuti scade anche il vostro tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Cerchiamo storie che ruotino attorno al tema della serata. Fatevi ispirare dal tema che vi proponiamo, vi guiderà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Cerchiamo storie vere: gli italiani sono un popolo molto creativo, ma qui vi chiediamo di raccontare storie vere, di raccontare, insomma, voi stessi (la fantascienza, il fantasy ci piacciono, ma non è quello che vorremmo sentirvi raccontare). Attenzione però: il valore terapeutico del raccontarsi è innegabile (ne sanno qualcosa gli analisti!) ma cercate di ricordare che il pubblico non è un lavandino… dovete conquistarlo, non aggredirlo o usarlo come sfogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Ci piacciono le persone divertenti e le storie divertenti, però StoryTown non è cabaret, non siamo alla ricerca di comici, al limite siamo alla ricerca di quel qualcosa in più che il sense of humor può dare a una storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5291460326331254667?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5291460326331254667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/storytown.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5291460326331254667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5291460326331254667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/storytown.html' title='STORYTOWN'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh5.googleusercontent.com/-YbgiNTbwB_w/TYn2NQRGEXI/AAAAAAAACe0/s52MaILII3s/s72-c/storytown_logo_blu.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1550411045308691031</id><published>2011-03-23T06:52:00.001+01:00</published><updated>2011-03-24T15:05:51.985+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storytelling'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TED Talks'/><title type='text'>Sarah Kay - If I should have a daughter, instead of Mom she's gonna call me Point B</title><content type='html'>&lt;object height="326" width="446"&gt;&lt;param name="movie" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"/&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="bgColor" value="#ffffff"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/SarahKay_2011-medium.flv&amp;amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/SarahKay-2011.embed_thumbnail.jpg&amp;amp;vw=432&amp;amp;vh=240&amp;amp;ap=0&amp;amp;ti=1100&amp;amp;introDuration=15330&amp;amp;adDuration=4000&amp;amp;postAdDuration=830&amp;amp;adKeys=talk=sarah_kay_if_i_should_have_a_daughter;year=2011;theme=master_storytellers;theme=the_creative_spark;theme=words_about_words;theme=ted_under_30;theme=a_taste_of_ted2011;theme=spectacular_performance;event=TED2011;&amp;amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /&gt;&lt;embed src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" pluginspace="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" bgColor="#ffffff" width="446" height="326" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" flashvars="vu=http://video.ted.com/talks/dynamic/SarahKay_2011-medium.flv&amp;amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/SarahKay-2011.embed_thumbnail.jpg&amp;amp;vw=432&amp;amp;vh=240&amp;amp;ap=0&amp;amp;ti=1100&amp;amp;introDuration=15330&amp;amp;adDuration=4000&amp;amp;postAdDuration=830&amp;amp;adKeys=talk=sarah_kay_if_i_should_have_a_daughter;year=2011;theme=master_storytellers;theme=the_creative_spark;theme=words_about_words;theme=ted_under_30;theme=a_taste_of_ted2011;theme=spectacular_performance;event=TED2011;"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1550411045308691031?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ted.com/talks/sarah_kay_if_i_should_have_a_daughter.html' title='Sarah Kay - If I should have a daughter, instead of Mom she&apos;s gonna call me Point B'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1550411045308691031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/sarah-kay-if-i-should-have-daughter.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1550411045308691031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1550411045308691031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/sarah-kay-if-i-should-have-daughter.html' title='Sarah Kay - If I should have a daughter, instead of Mom she&apos;s gonna call me Point B'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4222738071353953287</id><published>2011-03-22T11:37:00.000+01:00</published><updated>2011-03-22T11:37:46.454+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>Snap Shot</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-UzL4O3dVd4g/TYh7MP-ltMI/AAAAAAAACew/MFDR_4J1yB0/s1600/DSC_0054.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" r6="true" src="https://lh6.googleusercontent.com/-UzL4O3dVd4g/TYh7MP-ltMI/AAAAAAAACew/MFDR_4J1yB0/s400/DSC_0054.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Era uno di quegli alberghi in cui quando vedi una tipa latina col naso bendato a colazione non pensi che se lo sia rifatto ma ti chiedi che faccia abbia il tipo che le ha tirato un cazzotto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4222738071353953287?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4222738071353953287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/snap-shot.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4222738071353953287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4222738071353953287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/snap-shot.html' title='Snap Shot'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh6.googleusercontent.com/-UzL4O3dVd4g/TYh7MP-ltMI/AAAAAAAACew/MFDR_4J1yB0/s72-c/DSC_0054.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-19141290509880300</id><published>2011-03-18T15:06:00.000+01:00</published><updated>2011-03-18T15:06:00.083+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Davide Ferrario – Tutti giù per terra, 1996, con Valerio Mastandrea</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://blufiles.storage.live.com/y1pCSPPPdEY_Flq4Zz-Qz9J78gYgm6Udg3w4vIwEIatEza40jZrjdZMOiII4FxNxU2FXImZ_Xm35wE" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" q6="true" src="http://blufiles.storage.live.com/y1pCSPPPdEY_Flq4Zz-Qz9J78gYgm6Udg3w4vIwEIatEza40jZrjdZMOiII4FxNxU2FXImZ_Xm35wE" width="281" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando uscì &lt;em&gt;Tutti giù per terra&lt;/em&gt;, io ero in altre faccende affaccendata. Rientravo da anni all'estero e il processo di riacclimatizzazione in Italia era lento e difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, soprattutto, non avevo visto &lt;em&gt;Tutti giù per terra&lt;/em&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora l'ho visto, finalmente, e me lo sono goduto. Ho ritrovato una Torino che iniziavo a conoscere, di passaggio, in quegli anni, le vie del centro ancora da rimettere a nuovo e un grigiore che oggi è quasi dimenticato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una famiglia operaia, un padre toscano e comunista, una madre quasi catatonica, e un giovane non più così giovane, Walter Verra, che a 22 anni è parcheggiato da tempo all'università senza riuscire a farsi coinvolgere da nulla di ciò che gli è intorno se non i libri e poco più, espressione di un disagio giovanile che&amp;nbsp;non si manifesta in droghe né discoteche, ma in una asocialità dalla veste più intellettuale, anch'essa piuttosto diffusa.&amp;nbsp;La zia (Caterina Caselli) sembra l'unica figura cui il ragazzo riesca a fare davvero riferimento senza sentirsi totalmente spaesato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando, con grande ritardo ministeriale, arriva la cartolina per fare il militare, la prospettiva è talmente agghiacciante che all'orizzonte si profila l'obiezione di coscienza, che nella fattispecie prende le sembianze di un'associazione attiva per i diritti degli extracomunitari, dove, sebbene non manchino le normali contraddizioni che caratterizzano anche quegli ambienti, il nostro protagonista si ritroverà forse come mai prima. Non per niente sarà con una zingara, Fatima, che riuscirà finalmente a perdere la verginità in maniera alquanto rocambolesca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le frasi memorabili, tratte direttamente dal libro di Giuseppe Culicchia su cui appunto si basa il film:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Oggi come oggi solo con i soldi si può comprare anche la libertà".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Volevi fare la rivoluzione e non sei stato capace nemmeno di tenere in piedi una famiglia".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Tirarti su mi ha insegnato a prendermi cura di qualcuno, te ne sarò sempre grata".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Le discoteche sono come le chiese: preti e DJ si dannano l'anima per convincerti che tutto va bene."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Te ne raccontano così tante da toglierti anche la voglia di sognare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Per quanto schifo faccia la tua vita, puoi comunque sognare di avere due ali e di volare, solo che la parte più difficile rimane staccarsi da terra".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-19141290509880300?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/19141290509880300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/davide-ferrario-tutti-giu-per-terra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/19141290509880300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/19141290509880300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/davide-ferrario-tutti-giu-per-terra.html' title='Davide Ferrario – Tutti giù per terra, 1996, con Valerio Mastandrea'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4471818713786396737</id><published>2011-03-14T15:06:00.002+01:00</published><updated>2011-03-14T19:30:46.340+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Elizabeth Strout – resta con me, Fazi Editore, trad. di Silvia Castoldi</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-bP9qSXOJwW8/TX4EXpnXaYI/AAAAAAAACd8/E4iquCEZ84I/s1600/STROUT-E_resta1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" q6="true" src="https://lh4.googleusercontent.com/-bP9qSXOJwW8/TX4EXpnXaYI/AAAAAAAACd8/E4iquCEZ84I/s320/STROUT-E_resta1.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il nome di un inno, il titolo di questo libro, un inno che è una richiesta, una preghiera, proprio come il cattolico&lt;em&gt; resta con noi, non ci lasciar&lt;/em&gt;, la preghiera di non essere lasciati soli nel mondo, soli dopo la morte e la cattiveria, la maldicenza e l'invidia, soli dopo tutti i peccati capitali, dalla lussuria all'ozio, soli da chi si ama e soli anche da chi ci ama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è una preghiera pronunciata sulla punta delle labbra o urlata a gran voce, nei modi che la società o l'educazione consentono, nell'imperfezione e approssimazione insite nella natura umana, necessariamente abituata a difendersi, innanzitutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché l'amore, bisogna saperlo anche ricevere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grande, ancora una volta, Elizabeth Strout, che nei dettagli dei paesaggi umani e dei cuori del New England riesce a ricostruire un'umanità universale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4471818713786396737?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4471818713786396737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/elizabeth-strout-resta-con-me-fazi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4471818713786396737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4471818713786396737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/elizabeth-strout-resta-con-me-fazi.html' title='Elizabeth Strout – resta con me, Fazi Editore, trad. di Silvia Castoldi'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-bP9qSXOJwW8/TX4EXpnXaYI/AAAAAAAACd8/E4iquCEZ84I/s72-c/STROUT-E_resta1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7256917686295780524</id><published>2011-03-12T10:41:00.002+01:00</published><updated>2011-03-12T10:41:00.082+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Andrea Molaioli, Il gioiellino, con Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Lino Guanciale</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.link-streaming.it/wp-content/uploads/2011/03/locandina-il-gioiellino.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" q6="true" src="http://www.link-streaming.it/wp-content/uploads/2011/03/locandina-il-gioiellino.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Stupisce un po', del Gioiellino, che si debba parlare in codice di una vicenda più che pubblica e più che nota a tutti. La Parmalat diventa Leda, Calisto Tanzi diventa Amanzio Rastelli, Parma diventa Acqui Terme (forse non da tutti riconoscibile a prima vista, ma di certo molto riconoscibile per chi la conosce). E l'altra cosa che non si può non dire, è che non sempre la vicenda tiene inchiodati alla poltrona, anzi, nella parte centrale è piuttosto noiosa e lenta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo lo sguardo imparziale su un mondo, come quello degli affari, dove l'etica a volta balla con l'opportunità e nel giro di walzer perde il passo, dove la prospettiva è solo quella individuale quasi asettica, nemmeno troppo coinvolgente, può apparire interessante. Mancano poi però le altre prospettive, quelle di chi vive accanto (famiglie) o di questo mondo (lavoratori, tifosi di calcio) e soprattutto manca, molto più di quanto non sembri, l'incredibile truffa ai danni dei piccoli azionisti. Manca, insomma, un po' d'anima a questo film, e se è vero che anche ai protagonisti sembra mancare, l'anima, allo spettatore risulta piuttosto difficile, alla fine, entrare appieno nella vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La recitazione è molto buona, da Servillo (anche se ci piacerebbe vederlo recitare ruoli un po' diversi), a un ottimo Remo Girone, alla bella e brava Sarah Felberbaum.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7256917686295780524?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7256917686295780524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/andrea-molaioli-il-gioiellino-con-toni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7256917686295780524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7256917686295780524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/andrea-molaioli-il-gioiellino-con-toni.html' title='Andrea Molaioli, Il gioiellino, con Toni Servillo, Remo Girone, Sarah Felberbaum, Lino Guanciale'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4555709968908632981</id><published>2011-03-02T12:25:00.000+01:00</published><updated>2011-03-02T12:25:22.378+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='istantanee'/><title type='text'>Love For Sale</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/--Ix8IMHP5po/TW4o7G-DIEI/AAAAAAAACdg/wV5iDtsNI_U/s1600/Love4Sale1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" l6="true" src="https://lh6.googleusercontent.com/--Ix8IMHP5po/TW4o7G-DIEI/AAAAAAAACdg/wV5iDtsNI_U/s320/Love4Sale1.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Mi sono ricordata oggi, dopo anni che non ci pensavo, che il primo (e unico) gruppo in cui abbia mai suonato si chiamava Love For Sale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è infilato nella mente mentre l'inconscio ascoltava casualmente su TSF Jazz l'omonimo standard cantato da Billie Holiday. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora mi sono ricordata il chiodo e il trucco pesante e le chitarre e la grinta della cantante e l'hard rock scopiazzato che ci sparavamo nelle orecchie. Sembrano, anzi sono, passati decenni da allora. In tutti i sensi. E l'hard rock è diventato jazz.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4555709968908632981?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4555709968908632981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/love-for-sale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4555709968908632981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4555709968908632981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/03/love-for-sale.html' title='Love For Sale'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh6.googleusercontent.com/--Ix8IMHP5po/TW4o7G-DIEI/AAAAAAAACdg/wV5iDtsNI_U/s72-c/Love4Sale1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7265583080893466930</id><published>2011-02-27T19:19:00.001+01:00</published><updated>2011-02-27T19:25:03.587+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Michael Cunningham – Al limite della notte, Bompiani, trad. di Andrea Silvestri</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-w3TKfHOf6cU/TWqVmecg9zI/AAAAAAAACdc/Z6p-WhPbXeI/s1600/cunningham.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" l6="true" src="https://lh4.googleusercontent.com/-w3TKfHOf6cU/TWqVmecg9zI/AAAAAAAACdc/Z6p-WhPbXeI/s320/cunningham.jpg" width="231" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Parte piano, l'ultimo romanzo di Cunningham. Parte piano, con scivoloni in italiano, parte che ti dici che non vuoi leggerlo alla fin fine, parte che ti chiedi dove sia finito l'autore di &lt;em&gt;Le ore&lt;/em&gt;, parte che dici letto uno degli altri, letti tutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi però, verso la fine, arriva il momento in cui decolla. E capisci che tutto quello che c'è stato prima è necessario per farlo decollare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una coppia di quarantenni vive a Soho. Peter è gallerista, Rebecca lavora per una rivista. Hanno una figlia grande che vive a Boston, ma è il contrario di ciò che si aspettavano per la loro vita. Ha lasciato l'università e fa la barista, convive con una donna, è piena di rancore nei loro confronti e deve ancora trovare la propria strada. Nella loro vita è più che altro un rimpianto, come quasi tutto il resto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A scombinare i piani arriva il fratello minore di lei, arrivato dopo molti anni in famiglia, con problemi risaputi di tossicodipendenza ma sempre nuovi progetti che dovrebbero almeno in teoria aiutarlo a superare questi problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui in poi non leggete se non volete sapere come va a finire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inavvertitamente Peter scopre che il fratello della moglie ha ripreso a farsi. E parallelamente scopre un'improvvisa attrazione per lui. Nel giro di poche ore, dal chiedersi come dirlo alla moglie, si trova invischiato in una faccenda che gli farà venire la tentazione di mandare tutta la sua vita all'aria per seguire un bisogno di gioventù, libertà, di nuove opportunità, di spugna da passare sulla lavagna della vita per ricominciare da zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando anche Rebecca gli dirà le stesse cose, gli stessi sentimenti che lui credeva di essere il solo a provare, si renderà conto di quanto la solitudine sia sempre in agguato, e di come non siano necessariamente nuovi piani a regalare nuove prospettive, ma piuttosto la capacità e il coraggio (di cui darà prova) di prendersi quello che si ha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Al limite della notte &lt;/em&gt;è un libro che – prendendo lo spunto dal lavoro del protagonista – sembra dilungarsi un po' troppo su considerazioni del mercato dell'arte e dell'arte in quanto tale, ma non è poi forse in dettagli insignificanti che sembriamo spesso perderci, perdendo invece di vista l'essenza stessa della vita?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7265583080893466930?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7265583080893466930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/michael-cunningham-al-limite-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7265583080893466930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7265583080893466930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/michael-cunningham-al-limite-della.html' title='Michael Cunningham – Al limite della notte, Bompiani, trad. di Andrea Silvestri'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-w3TKfHOf6cU/TWqVmecg9zI/AAAAAAAACdc/Z6p-WhPbXeI/s72-c/cunningham.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-8734826900735173450</id><published>2011-02-13T17:53:00.000+01:00</published><updated>2011-02-13T17:53:41.809+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Ian  McEwan – Solar – Einaudi, trad. di Susanna Basso</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;scritto per &lt;a href="http://www.idraonline.org/"&gt;idra&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-mz45Mm5PmHg/TVgMHfMJvNI/AAAAAAAACdY/hneRTJkdb3w/s1600/Solar_-_McEwan.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" h5="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-mz45Mm5PmHg/TVgMHfMJvNI/AAAAAAAACdY/hneRTJkdb3w/s1600/Solar_-_McEwan.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando si pensa a un Premio Nobel, difficilmente la prima associazione è "dongiovanni". Non per altro, ma per il semplice fatto che la risonanza mediatica che avvolge il conferimento del Premio Nobel nasconde un'aura di genialità indiscussa e di dedizione alla causa che difficilmente si lascerebbe volgarizzare da bassezze tanto umane. Il che non significa affatto che i Premi Nobel non possano essere dei dongiovanni, tutt'altro. La grandezza di McEwan consiste proprio nel demolire con estrema abilità un luogo comune, quello dello studioso un po' sfigato che si dedica a poco altro se non ai propri studi e che al massimo si è trovato nella vita una moglie devota che lo accompagna come figura di secondo piano, per tratteggiare un personaggio dei più coerenti che io abbia letto negli ultimi tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michael Beard è un insigne scienziato che sembra vivere di rendita, di quel premio conferitogli in Svezia oltre dieci anni prima e che gli fa ricevere un sacco di corrispondenza e qualche incarico più o meno interessante. Quando lo conosciamo noi è però sul precipizio del suo quinto divorzio ed è in preda a un mal d'amore che nemmeno il protagonista stesso si spiega, avendo egli vissuto una vita fatta di qualche moglie e di innumerevoli amanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il succedersi delle pagine si delinea mano a mano con estrema raffinatezza il personaggio più intimo, quello che di noi nemmeno noi stessi a volte ci raccontiamo: l'ingordigia per tutto ciò che la vita ha da offrire, dal cibo al vino alle donne agli studi, ma anche le paure, le incertezze e le goffaggini, che nel caso di questo scienziato non possono non intrecciarsi con una razionalità grande, estrema, impiegata la maggior parte delle volte per tenere in piedi in maniera credibile castelli di fandonie che servono solo a lasciare sempre aperte tutte le vie di fuga, da relazioni, situazioni e, in ultima analisi, da sé. Un'impostazione che, per quanto assurdo possa sembrare trattandosi di un Premio Nobel, Beard non potrà non adottare anche per la sua vita professionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è proprio quando questi castelli di fandonie alla fine si rivelano fallaci, quando si intuisce che, come sabbia, un'onda li spazzerà via, quando viene messo alle strette e le mille vie di fuga si riducono a un unico percorso obbligato, è proprio allora che il nostro protagonista riuscirà, forse per la prima volta, a mollare ogni difesa e a sentire dentro di sé cosa è, davvero, l'amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La trama geniale non sarebbe nulla senza la lingua sopraffina di McEwan, che Susanna Basso rende, come sempre, magistralmente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-8734826900735173450?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/8734826900735173450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/ian-mcewan-solar-einaudi-trad-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8734826900735173450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8734826900735173450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/ian-mcewan-solar-einaudi-trad-di.html' title='Ian  McEwan – Solar – Einaudi, trad. di Susanna Basso'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-mz45Mm5PmHg/TVgMHfMJvNI/AAAAAAAACdY/hneRTJkdb3w/s72-c/Solar_-_McEwan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2155458702660978895</id><published>2011-02-06T18:36:00.001+01:00</published><updated>2011-02-07T08:36:18.614+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Diego De Silva – Mia suocera beve, Einaudi</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TU7b_Tb1sfI/AAAAAAAACdE/ytwtwkcXGIs/s1600/miasuocerabeve2.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" h5="true" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TU7b_Tb1sfI/AAAAAAAACdE/ytwtwkcXGIs/s320/miasuocerabeve2.png" width="174" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Vincenzo Malinconico, avvocato di poca fama e poco successo, divorziato da una psicologa, padre di due figli già adulti che lo maltrattano un po' e amico di una ex-suocera che stima per davvero, si ritrova, a 44 anni, coinvolto in un sequestro in un supermercato. Il padre di un giovane ucciso per errore dalla Camorra intende farsi giustizia da sé e riabilitare la figura del figlio. È così che si ritrova a mettere in piazza un processo in diretta tra le corsie di alimentari con un boss da un lato e un avvocato, il nostro Malinconico, dall'altro. I capitoli si alternano narrando la vicenda del sequestro e la vita privata di Malinconico, che ben presto diventa un eroe irresistibile per il suo sguardo filosofico sul mondo e la sua simpatia. È un libro leggero, &lt;em&gt;Mia suocera beve&lt;/em&gt;, divertente e di piacevole lettura, in cui non mancano alcune di quelle battute che tutti vorremmo, almeno una volta nella vita, avere in bocca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2155458702660978895?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2155458702660978895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/diego-de-silva-mia-suocera-beve-einaudi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2155458702660978895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2155458702660978895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/diego-de-silva-mia-suocera-beve-einaudi.html' title='Diego De Silva – Mia suocera beve, Einaudi'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TU7b_Tb1sfI/AAAAAAAACdE/ytwtwkcXGIs/s72-c/miasuocerabeve2.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4329252853852761866</id><published>2011-02-01T18:11:00.000+01:00</published><updated>2011-02-01T18:11:13.269+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Niccolo Ammaniti – Io e te – Einaudi</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TUg9649QwcI/AAAAAAAACdA/rn2e6ug643g/s1600/io+e+te.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" s5="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TUg9649QwcI/AAAAAAAACdA/rn2e6ug643g/s1600/io+e+te.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ammaniti è bravo a portarti per mano nei duri anni dell'adolescenza, nelle paure e nei segreti, quelli piccoli che poi diventano grandi, enormi, e ti esplodono tra le mani, nell'incertezza di tutti i sentimenti se non il disagio, nella paura dell'amore e nelle domande a cui non sai dare risposte. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Da una trovata geniale, una settimana bianca in teoria con amici in montagna, in realtà rinchiusi in cantina, nasce un percorso che porta verso l'amicizia e l'affetto, e come spesso accade quando si è giovani, molto giovani, quei momenti sono indimenticabili e segnano una vita intera, anche se a scoprirlo ci vorrà del tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4329252853852761866?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4329252853852761866/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/niccolo-ammaniti-io-e-te-einaudi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4329252853852761866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4329252853852761866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/02/niccolo-ammaniti-io-e-te-einaudi.html' title='Niccolo Ammaniti – Io e te – Einaudi'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TUg9649QwcI/AAAAAAAACdA/rn2e6ug643g/s72-c/io+e+te.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6209557691637462993</id><published>2011-01-19T18:14:00.000+01:00</published><updated>2011-01-19T18:14:35.875+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><title type='text'>Olias Barco – Kill me Please</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTcb0f6vThI/AAAAAAAACco/5ME5ZBGZ5kE/s1600/Kill-Me-Please-Poster-Italia_mid.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" n4="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTcb0f6vThI/AAAAAAAACco/5ME5ZBGZ5kE/s320/Kill-Me-Please-Poster-Italia_mid.jpg" width="223" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Un film tutto in bianco e nero, un inizio un po' lento, con telecamera in spalla e riprese mosse, di quelli che ti fanno venire la nausea. Poi alcune storie che si intrecciano in una villa sperduta di un inverno belga. Unico comune denominatore: il desiderio di morire. Che poi sia dettato da depressione, malattia terminale o patologia cronica, a scegliere del destino di queste morte dolci è il Dottor Kruger, ambiguo e onnipotente responsabile della clinica che a video ascolta le confessioni degli aspiranti suicidi e delibera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vuole poco a capire che le situazioni che si riuniscono in questo posto sono tragicomiche, e la tragicità raggiungerebbe un punto perfetto se non scadesse in troppo pulp, ridicolizzando anche ciò che di ridicolo non c'è, in tutta questa storia. Perché il desiderio di suicidio e un modo e un luogo "protettivi" in cui farlo sono legittime richieste in un'epoca in cui quasi tutto si può oramai programmare, dagli embrioni in giù. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo trovo geniale nel campione di perversioni e patologie descritte, un po' meno nella reiterazione e costruzione della trama. La chicca, comunque, senza rivelare troppo, è l'istintiva fuga dalla morte degli aspiranti suicidi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6209557691637462993?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6209557691637462993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/olias-barco-kill-me-please.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6209557691637462993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6209557691637462993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/olias-barco-kill-me-please.html' title='Olias Barco – Kill me Please'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTcb0f6vThI/AAAAAAAACco/5ME5ZBGZ5kE/s72-c/Kill-Me-Please-Poster-Italia_mid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3361470982829189587</id><published>2011-01-15T17:36:00.000+01:00</published><updated>2011-01-15T17:36:43.309+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Fabio Volo – Il giorno in più, Mondadori</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTHM7gaW1iI/AAAAAAAACck/JwrwMzGfeXA/s1600/untitled.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" n4="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTHM7gaW1iI/AAAAAAAACck/JwrwMzGfeXA/s400/untitled.bmp" width="307" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Fabio Volo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;io la televisione non la guardo da anni, ed è vero che tu in televisione ci stavi anni e anni fa, ma io comunque non seguivo granché. Sapevo che avevi scritto libri e che eri un uomo di successo, ma immaginavo che fossimo lontani anni luce. Poi è arrivato Il giorno in più, e i taxi di NY, e io che a NY ho connections ho pensato to', guarda un po'. E allora ho comprato il tuo libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È rimasto lì sullo scaffale un bel po', un bel bel po'. E poi un giorno l'ho preso in mano e l'ho iniziato. "Non è letteratura", ho pensato, però per i casi strani della vita mi sono ritrovata a divorarlo, il tuo libro, a riderci e piangerci sopra. E ho pensato, be' se una delle qualità della letteratura è essere universale, questo libro mi sembra possa parlare a molte persone, nonostante lo stile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, caro Fabio Volo, ti ho letto con piacere, alla prossima.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3361470982829189587?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3361470982829189587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/fabio-volo-il-giorno-in-piu-mondadori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3361470982829189587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3361470982829189587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/fabio-volo-il-giorno-in-piu-mondadori.html' title='Fabio Volo – Il giorno in più, Mondadori'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTHM7gaW1iI/AAAAAAAACck/JwrwMzGfeXA/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6095910052572045964</id><published>2011-01-15T00:50:00.000+01:00</published><updated>2011-01-15T00:50:03.649+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Mauro Covacich – Prima di sparire, Einaudi</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTDg-AE8vJI/AAAAAAAACcg/d1YY2B25t1U/s1600/prima+di+sparire.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" n4="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTDg-AE8vJI/AAAAAAAACcg/d1YY2B25t1U/s200/prima+di+sparire.jpg" width="124" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Era da un po' che avevo lì questo libro di Covacich. &lt;em&gt;A perdifiato&lt;/em&gt; mi era piaciuto molto, e ero curiosa di leggere altro di suo. Poi era venuto a Torino di recente, al Circolo dei Lettori, forse proprio la sera della premiazione di Lingua Madre, ma non sono riuscita a fermarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche &lt;em&gt;Prima di sparire&lt;/em&gt; mi ha colpito. Mi ha colpito come sempre la sua scrittura. E poi la storia autobiografica che narra di un amore da lasciare e di un amore nuovo forse da costruire, forse a cui aggrapparsi, forse irrinunciabile, chissà? Alla fine mi è rimasta addosso la sensazione di una grande perdita, comunque. E la tradizionale festa dell'editoria italiana al Salone del libro rimanga quello che è, niente di più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6095910052572045964?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6095910052572045964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/mauro-covacich-prima-di-sparire-einaudi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6095910052572045964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6095910052572045964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/mauro-covacich-prima-di-sparire-einaudi.html' title='Mauro Covacich – Prima di sparire, Einaudi'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TTDg-AE8vJI/AAAAAAAACcg/d1YY2B25t1U/s72-c/prima+di+sparire.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1471154250876533813</id><published>2011-01-12T18:52:00.000+01:00</published><updated>2011-01-12T18:52:31.041+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>L'accordo della vergogna</title><content type='html'>Sono appena passati, sotto casa, in qualche migliaio, a riempire via Garibaldi da Piazza Statuto a Piazza Castello. Una fiaccolata contro l'accordo della vergogna. Solidarietà ai lavoratori Fiat.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1471154250876533813?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1471154250876533813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/laccordo-della-vergogna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1471154250876533813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1471154250876533813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2011/01/laccordo-della-vergogna.html' title='L&apos;accordo della vergogna'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3365974886397872695</id><published>2010-12-15T12:19:00.000+01:00</published><updated>2010-12-15T12:19:20.454+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino sfida il Nordest</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TQijoROgn_I/AAAAAAAACcE/27odaYKCVoU/s1600/Torino_10344111_11.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="268" n4="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TQijoROgn_I/AAAAAAAACcE/27odaYKCVoU/s400/Torino_10344111_11.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ora è Torino e Provincia. Ma dovendo gareggiare contro la “corazzata Nordest”, in un futuro la candidatura a capitale europea della cultura nel 2019 potrebbe estendersi alla regione geografica Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta. &lt;span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;È&lt;/span&gt; quanto preannuncia Renato Lavarini, braccio “operativo” dell’Assessore alla cultura Ugo Perone, già attivo nel comitato per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Senza nulla togliere a Siena, Terni, Ravenna, L’Aquila, Matera, Brindisi e Palermo, Torino e Provincia sembrano già oggi essere le avversarie più temibili per il Nordest. Un allargamento a due regioni come Liguria e Valle d’Aosta renderebbe la sfida ancora più avvincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dottor Lavarini, com’è nata la decisione di candidare Torino e Provincia a capitale europea della cultura 2019?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quando abbiamo visto che nel 2019 una delle due capitali europee spettava all’Italia, da una serie di incontri a livello di Assessori al Comune di Torino e della Provincia di Torino, Sindaco e Presidente della Provincia è stata ipotizzata l’idea della candidatura. La città di Torino aveva già valutato questa opportunità a livello di Commissione cultura del Consiglio comunale, e l’Assessore provinciale Ugo Perone ha per così dire preso l’abbrivio da una serie di stimoli che arrivavano da associazioni e intellettuali della città. Inoltre, nell’interpretazione dell’Unione Europea si sta finalmente uscendo da una visione esclusivamente cittadina, metropolitana, per coinvolgere territori più o meno vasti. Per questo abbiamo deciso di coinvolgere la Provincia e abbiamo esteso la proposta alla Regione, che deve ancora dirci se aderirà.”&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;All’inizio del 2011 Torino e Provincia inizieranno comunque a lavorare a un comitato organizzatore: l’obiettivo è di costituire un gruppo di lavoro entro febbraio 2011.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;“Abbiamo ormai l’esperienza di due comitati organizzatori molto importanti, quello delle Olimpiadi e quello dei 150 anni dell’Unità d’Italia, di cui Torino è una parte, insieme – naturalmente – ad altre città italiane. Partiamo da una struttura snella come quella di un gruppo di lavoro, che da un certo punto in poi dovrà avere tutti i crismi del comitato promotore.”&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quali potrebbero essere i punti a favore della candidatura di Torino e Provincia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;“Intanto è importante precisare che Torino non si candida contro altri: è giusto che ci siano vari territori a candidarsi, perché questa è un’ottima occasione per lavorare sul territorio stesso. E ogni territorio deve valorizzare quello che ha. Il nostro territorio è uno dei più ricchi e variegati dal punto di vista culturale. Certamente non abbiamo punte di diamante come Venezia o Firenze e non siamo Roma, però iniziamo ad avere ottimi risultati a livello di turismo italiano e straniero. Torino e il suo territorio provinciale rappresentano un pezzo di storia e di cultura dal nostro punto di vista molto appetibile, e d’altro canto per noi il turismo culturale è molto appetibile. Insomma, oltre all’offerta sciistica (stagionale) e ai laghi (appena fuori dalla provincia di Torino), che rappresentano una grande attrattiva turistica, la cultura, i beni culturali, gli eventi culturali, i segni che sono rimasti della monarchia sabauda, da Palazzo Madama alla Venaria Reale, fanno probabilmente di noi buoni competitori.”&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;L’esperienza delle Olimpiadi ha lasciato una traccia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;“Ci ha insegnato tantissimo, soprattutto ad accogliere numeri molto elevati di visitatori. In più ci ha insegnato a ‘fare sistema’ tra gli enti all’interno del nostro territorio, tra le amministrazioni. Anche l’esperienza delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia (mancano oramai poco più di 80 giorni) ci sta insegnando che si può fare storia e cultura senza essere per forza legati a un concetto museale della cultura. Stiamo mettendo in mostra (alle Officine Grandi Riparazioni e sul territorio della provincia di Torino) eventi che si alternano tra storia, cultura e attualità. Crediamo inoltre moltissimo nel coinvolgimento dei giovani, non solo come volontari che intervengono negli aspetti logistici, ma come progettisti (tutto il progetto della Provincia per i 150 anni dell’Unità d’Italia è ideato da ragazzi dai 15 ai 29 anni) e nella visione internazionale, che soprattutto questo assessorato non può non avere poiché l’Assessore Ugo Perone è stato Direttore dell’Istituto italiano di cultura a Berlino, ed è persona che parla diverse lingue e gira il mondo per tenere conferenze nell’ambito della sua attività di filosofo.”&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Contano anche la mobilità e le infrastrutture che questi eventi passati hanno già dato a Torino?&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;“Sì, il tutto è avvenuto non senza difficoltà, però consideriamo che laddove le infrastrutture siano sostenibili anche dal punto di vista dell’approccio del cittadino non possono che portare apertura. Stiamo avviando tavoli di progettazione culturale-turistica tra la provincia di Torino e Savoie, Hautes-Alpes: siamo molto attenti al rapporto oltralpe considerato che per noi, proprio come per il Trentino-Alto Adige, le Alpi sono elemento di unione e non di separazione, così come i fiumi.”&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Che cosa ha Torino in più rispetto alle altre candidate?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ognuno ha i suoi motivi. Venezia purtroppo si è fatta sfuggire le Olimpiadi. L’Aquila deve ripresentarsi al mondo. Ravenna ha delle cose da dire. Palermo probabilmente anche. Al di là dell’Aquila, che è un caso a parte, penso che abbia più capacità di presa chi riesce a portare un territorio e non una città. Per questo, a mio parere, condiviso peraltro dall’Assessore alla cultura di Torino e dall’Assessore provinciale, il Nordest è la corazzata in questa corsa. Se la Regione Piemonte deciderà di essere al nostro fianco, allora la candidatura non sarà di Torino e Provincia, ma del Piemonte. L’ideale, dal nostro punto di vista, sarebbe di allargare la candidatura alla regione non solo politica ma geografica Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta. Questa operazione richiede tuttavia il giusto periodo di incubazione, anche perché qui non si tratta di unire, come è avvenuto probabilmente nel Nordest, diverse ambizioni, ma di trascinare nel nostro progetto altre zone che possono essere interessate.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa risulta particolarmente interessante nell’aspetto territoriale più ampio?&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;“Parliamo per ora solo della provincia di Torino: si riuniscono quelle che sono le caratteristiche storico-culturali-paesaggistiche proprie di questa zona, con una grande propensione a nuove forme di turismo culturale che ci avvicinano al modello toscano: le colline, i monumenti, l’enogastronomia (anche proprio a livello provinciale, si pensi al Canavese). In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia stiamo valorizzando le regge, i forti, la capacità di organizzare eventi culturali all’interno di luoghi che hanno una storia che va dal 1500-1600 ai giorni nostri. È importante inoltre, come è già stato fatto al Lingotto e come si sta facendo alle Officine Grandi Riparazioni, valorizzare la parte sociale della nostra storia industriale, l’archeologia industriale. Una città come Venezia non richiede alcun tipo di campagna. Ma una situazione come la nostra ha dato grande slancio alle attività culturali: basti pensare al Torino Film Festival, amplificatosi attorno al Museo Nazionale del Cinema, che ha quindi dato vita a realtà provinciali quali Piemonte Movie e Valsusa Filmfest. Inoltre, in un cambiamento epocale di gestione del rapporto tra pubblico e cultura, una candidatura del genere consente di ripensare interamente il concetto di governance e politica culturale tentando di creare sinergie interessanti tra pubblico e privato come già si sta facendo, e questa può essere un’occasione interessante per dire che la cultura è una voce anche importante del PIL di una regione, di una città, di una nazione e quindi valorizzare il mondo della cultura, portarlo fuori dai suoi salotti e diffonderlo nel territorio. In buona sostanza, l’importante è avere un buon prodotto: la nostra Carta musei, per esempio, fa di noi probabilmente l’unica regione in grado di vantare una fidelizzazione al consumo culturale così ampio e diversificato. Sono sistemi che – se adeguatamente ingegnerizzati – si autosostengono.”&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Che vantaggi hanno tratto le capitali europee di quest’anno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non saprei dire per Istanbul e Pecs, ma per quanto riguarda Essen, hanno decisamente valorizzato il bacino della Ruhr, dato colore al grigio delle fabbriche. Anche Torino non è più solo la città della monocultura industriale: la cultura industriale rimane naturalmente una base importante, ma Torino è una città che ha il coraggio di fare molte opere importanti, e lo sta dimostrando.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;scritto per franzmagazine.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3365974886397872695?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://franzmagazine.com/?p=9477' title='Torino sfida il Nordest'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3365974886397872695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-sfida-il-nordest.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3365974886397872695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3365974886397872695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-sfida-il-nordest.html' title='Torino sfida il Nordest'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TQijoROgn_I/AAAAAAAACcE/27odaYKCVoU/s72-c/Torino_10344111_11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-8950232524702698165</id><published>2010-12-14T17:11:00.000+01:00</published><updated>2010-12-14T17:11:03.327+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Bernard Rose, Mr. Nice, 2009</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TQeW-FJ4R-I/AAAAAAAACcA/PgukUZlucYo/s1600/Mr_Nice.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="288" n4="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TQeW-FJ4R-I/AAAAAAAACcA/PgukUZlucYo/s400/Mr_Nice.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Come nasce una figura leggendaria, e di cosa si nutre? È quello che il protagonista racconta a un teatro alla "fine" della propria carriera. Il tema della legalità delle droghe leggere, degli intrecci tra terrorismo e commercio di droghe, del confine tra legalità e illegalità del vivere si snodano con grande leggerezza e credibilità in una trama piacevolissima da seguire. Libro cult. Ottimi gli attori Rhys Ifans e Chloë Sevigny.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Battuta del film: "Get me some porn and some condoms. The Irish government charges us a baby for each fuck."&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-8950232524702698165?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/8950232524702698165/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-bernard-rose-mr.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8950232524702698165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/8950232524702698165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-bernard-rose-mr.html' title='Torino Film Festival – Bernard Rose, Mr. Nice, 2009'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TQeW-FJ4R-I/AAAAAAAACcA/PgukUZlucYo/s72-c/Mr_Nice.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7840595813756780595</id><published>2010-12-10T08:36:00.000+01:00</published><updated>2010-12-10T08:36:00.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Ben C. Lucas, Wasted on the Young, 2010</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwDr9Rx9rI/AAAAAAAACb4/Ug2h9XncbMY/s1600/WASTEDONTHE.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="246" ox="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwDr9Rx9rI/AAAAAAAACb4/Ug2h9XncbMY/s400/WASTEDONTHE.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non mi piace l'indifferenza", dice il regista Ben C. Lucas prima della proiezione. "Voglio che questo film lo amiate o lo odiate."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora non mi resta che odiarlo. Perché se è vero che è ben fatto per certi versi, chissenefrega degli adolescenti ricchi che si fanno di droghe e di party e non hanno valori né genitori e vivono in ville spaventose e si fanno i loro giochi di potere e di violenza con roulette russa finale azionata da un piccolo robot e decisa via SMS dai partecipanti alla festa. Il televoto che impera e divide e pervade ogni sfera della vita.&lt;br /&gt;È geniale per molti versi questo film. Ma è anche basta. Unica cosa che salvo davvero a pieni voti la fotografia. Una scena iniziale geniale e qualche altro taglio di ottima mano. E forse, per dovere di cronaca, devo anche segnalare che la parte più giovanile e maschile del pubblico sembra averlo amato davvero, mentre la parte più femminile e meno giovane del pubblico lo ha sostanzialmente bocciato. Ahimé faccio parte della seconda categoria oramai (e non per il femminile).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7840595813756780595?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7840595813756780595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-ben-c-lucas-wasted.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7840595813756780595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7840595813756780595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-ben-c-lucas-wasted.html' title='Torino Film Festival – Ben C. Lucas, Wasted on the Young, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwDr9Rx9rI/AAAAAAAACb4/Ug2h9XncbMY/s72-c/WASTEDONTHE.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4659329184986481987</id><published>2010-12-09T09:04:00.000+01:00</published><updated>2010-12-09T09:04:00.135+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival, Christopher Thomson, Bus Palladium, 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwEJKW2-9I/AAAAAAAACb8/dH4C2hOT4IA/s1600/bus-palladium.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwEJKW2-9I/AAAAAAAACb8/dH4C2hOT4IA/s400/bus-palladium.jpg" width="278" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Vi invito a pronunciare in francese il titolo del film (è il nome del locale, ok, ma che titolo infelice!) e a ripescare anche vecchi ricordi di &lt;em&gt;La boume&lt;/em&gt;, il Tempo delle Mele, perché l'età dei protagonisti è di poco maggiore, la Parigi ritratta è sempre quella borghese, con un postmoderno &lt;em&gt;malaise&lt;/em&gt; che naturalmente non poteva non esserci, e al posto della scoperta dell'amore e del sesso, metteteci la scoperta dell'amore e della vita attraverso una passione anche questa oramai datata che è quella del rock e delle droghe. Ancora l'elemento di una &lt;em&gt;groupie&lt;/em&gt; stronzetta (francamente deludente anche a livello di recitazione, oltre che di personaggio) che si fa un po' tutti e sbalestra le vite di mezzo mondo &lt;em&gt;et voilà&lt;/em&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi alcuni attori siano bravi e il film si faccia vedere quasi per intero non significa davvero che ne valga la pena. Tutto francamente &lt;em&gt;déjà vu et déjà vécu&lt;/em&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4659329184986481987?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4659329184986481987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-christopher.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4659329184986481987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4659329184986481987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-christopher.html' title='Torino Film Festival, Christopher Thomson, Bus Palladium, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwEJKW2-9I/AAAAAAAACb8/dH4C2hOT4IA/s72-c/bus-palladium.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5097412968120715344</id><published>2010-12-08T08:10:00.002+01:00</published><updated>2010-12-08T08:10:00.705+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – John Huston, Freud, 1962</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwDVs8U3NI/AAAAAAAACb0/SQh_oqceOuI/s1600/freud-cliff.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="386" ox="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwDVs8U3NI/AAAAAAAACb0/SQh_oqceOuI/s400/freud-cliff.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Montgomery Clift - Freud&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Un altro ritratto di un personaggio carismatico e fondamentale della storia del Novecento, che Huston coglie a poco più di metà secolo. L'inizio dell'analisi moderna, attraverso l'ipnosi, le ipotesi di isteria e quindi le associazioni mentali e oniriche per capire anziché isolare, integrare anziché demonizzare l'esperienza di vita sulla base dell'inconscio e della sessualità infantile. Il concetto che ognuno è la sua storia che oggi sembra così integrato ma che è vero ha dovuto farsi strada, ben rappresentato in questo film intenso del 1962. Con un grande Montgomery Clift nella parte di Freud, il film non segue però tante le vicissitudini biografiche, che pure si inseriscono nella trama, ma piuttosto il lavoro e l'evoluzione degli studi. Ancora una volta estremamente moderno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5097412968120715344?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5097412968120715344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-john-huston-freud.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5097412968120715344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5097412968120715344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-john-huston-freud.html' title='Torino Film Festival – John Huston, Freud, 1962'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwDVs8U3NI/AAAAAAAACb0/SQh_oqceOuI/s72-c/freud-cliff.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7199034285349450897</id><published>2010-12-07T18:35:00.000+01:00</published><updated>2010-12-07T18:35:00.637+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – John Huston, Annie, 1982</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwC924S-rI/AAAAAAAACbw/vce-PRe_tig/s1600/annie.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" ox="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwC924S-rI/AAAAAAAACbw/vce-PRe_tig/s320/annie.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Musical portato su schermo con risultati eccellenti da ottimo film di Natale ma non solo, in realtà. Nella trama melensa dell'orfanella salvata da una direttrice perfida e adottata da un riccone non mancano risate genuine e, soprattutto, intrattenimento puro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7199034285349450897?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7199034285349450897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-john-huston-annie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7199034285349450897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7199034285349450897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-john-huston-annie.html' title='Torino Film Festival – John Huston, Annie, 1982'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwC924S-rI/AAAAAAAACbw/vce-PRe_tig/s72-c/annie.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-3190459240755772624</id><published>2010-12-07T08:35:00.000+01:00</published><updated>2010-12-07T08:35:00.805+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival, Chris Morris, Four Lions, 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwCpkJDM2I/AAAAAAAACbs/v_cY1OYKRaU/s1600/four+lions.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" ox="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwCpkJDM2I/AAAAAAAACbs/v_cY1OYKRaU/s400/four+lions.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Metti dei pachistani in Inghilterra. Metti un inglese convertito all'Islam. Mettili tutti insieme e immagina che vogliano organizzare un attentato a Londra. Due di loro sono però più buoni che intelligenti e uno è un esaltato. I loro piani saltano in aria per incapacità e imprevisti vari, anche se alla fine tutti, per un verso o per l'altro, moriranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora la cosa più incredibile di questo film è che solo nell'ultima di queste morti, l'unica consapevole, si arriva a sentire un tonfo al cuore. Le altre avvengono in circostanze talmente ridicole che è quasi impossibile non ridere. È un film che fa ridere, Four Lions, ma è anche la storia di chi la vita la vive senza saperlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-3190459240755772624?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/3190459240755772624/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-chris-morris-four.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3190459240755772624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/3190459240755772624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-chris-morris-four.html' title='Torino Film Festival, Chris Morris, Four Lions, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPwCpkJDM2I/AAAAAAAACbs/v_cY1OYKRaU/s72-c/four+lions.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1445243194834329669</id><published>2010-12-06T06:54:00.000+01:00</published><updated>2010-12-06T06:54:00.268+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – John Huston, In This Our Life (1942)</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPvYvNzM2PI/AAAAAAAACbo/idLrxpQLEzs/s1600/in+this+our+life.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="312" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPvYvNzM2PI/AAAAAAAACbo/idLrxpQLEzs/s400/in+this+our+life.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Bette Davis e Olivia de Havilland&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Dopo uno spezzone di western con Audrey Hepburn e Burt Lancaster, di cui sicuramente gli amanti del genere avrebbero saputo apprezzare il dramma, sono fuggita in sala Tre al Massimo per vedermi quest'altro film di John Huston, un film del 1942 con Bette Davis e non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un drammone di famiglia, con trama non particolarmente originale, una famiglia andata in disgrazia e apertamente fregata dai parenti (il 1929 è appena passato, ricordiamolo) in cui una sorella perfida (Bette Davis, manco a dirlo), frega il marito all'altra e fugge con lui mollando sull'altare il suo promesso sposo e uno zio (quello che ha fregato il padre) innamorato di lei e della sua vitalità che l'ha sempre coperta di vizi e regali.&lt;br /&gt;Naturalmente l'amore fuggiasco durerà ben poco, fino al suicidio del marito e al ritorno nell'ovile in cui una sorella incredibilmente remissiva accoglie e perdona. Ma non è finita qui: il tentativo di rifregare alla sorella il nuovo fidanzato (nonché ex husband-to-be mollato sull'altare) e un tragico incidente automobilistico in cui rimane uccisa una bambinetta. La nostra perfida protagonista naturalmente cerca di appioppare la colpa al nero figlio della cameriera di una vita, grande studioso e aspirante avvocato, e nella Virginia degli anni 40 la colpa gli viene addebitata ciecamente, se non fosse che la sorella buona scopre la verità e insieme al nuovo fidanzato mette in crisi la cinica protagonista consegnandola sostanzialmente alla polizia ma in realtà alla morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un mélo non troppo originale, nemmeno questo, ma ben costruito (nonostante non se ne sia potuta apprezzare appieno l'intensità a causa della proiezione più volte interrotta per problemi tecnici), con una Bette Davis molto calata nel proprio ruolo di cattiva e altri protagonisti decisamente all'altezza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1445243194834329669?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1445243194834329669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-john-huston-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1445243194834329669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1445243194834329669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-john-huston-in.html' title='Torino Film Festival – John Huston, In This Our Life (1942)'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPvYvNzM2PI/AAAAAAAACbo/idLrxpQLEzs/s72-c/in+this+our+life.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-929494206052862628</id><published>2010-12-05T18:32:00.000+01:00</published><updated>2010-12-05T18:32:30.905+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Josh Appignanesi, The Infidel 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPvMhj7iSRI/AAAAAAAACbk/CumH7VtFPA0/s1600/The_Infidel.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPvMhj7iSRI/AAAAAAAACbk/CumH7VtFPA0/s400/The_Infidel.jpg" width="262" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Che cosa succede se abiti in Inghilterra e sei un musulmano non molto osservante ma tuo figlio è innamorato di una ragazza la cui madre ha appena sposato il musulmano più fondamentalista del mondo? E che cosa succede se per i casi strani della vita scopri che in realtà il tuo nome non è Mahmud ma Solomon e sei nato da una famiglia ebrea per poi essere adottato da una famiglia musulmana? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Girato con estrema comicità e ironia, il film (ed è il secondo inglese in questo festival a parlare di religione con questo tono) sembra sottolineare l'umanità al di là dell'appartenenza religiosa, come se l'Occidente si scoprisse più tollerante di quanto le guerre di religione non vogliano far credere. Ottimo l'attore Omid Djalili e la sua &lt;em&gt;counterpart&lt;/em&gt; ebraica Richard Schiff, che in una perfetta metafora per il film, dopo un breve battibecco nel traffico, da vicino di casa dispettoso si trasforma in alleato del collega musulmano-ebraico alla ricerca di un'identità, quale che essa sia. Da vedere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-929494206052862628?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/929494206052862628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-josh-appignanesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/929494206052862628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/929494206052862628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-josh-appignanesi.html' title='Torino Film Festival – Josh Appignanesi, The Infidel 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPvMhj7iSRI/AAAAAAAACbk/CumH7VtFPA0/s72-c/The_Infidel.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-5111475331711651781</id><published>2010-12-04T19:56:00.000+01:00</published><updated>2010-12-04T19:56:18.719+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Anahì Berneri, Por tu culpa, 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPqOZu8FkHI/AAAAAAAACbg/XsHyByrBsOk/s1600/por-tu-culpa-de-anahi-berneri-afiche.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPqOZu8FkHI/AAAAAAAACbg/XsHyByrBsOk/s400/por-tu-culpa-de-anahi-berneri-afiche.jpg" width="293" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il film apre su una scena domestica in una casa borghese argentina. È sera, e una donna presa tra una scadenza professionale e due bambini fa il giocoliere mentre al telefono marito (ex? quasi ex? non si capisce bene) e madre la rimproverano per non avere ancora messo a letto i bambini alle 10 di sera. I due ragazzini, che giocano con la madre, guardano la tv, ricevono coccole e carezze e qualche debole tentativo di autorità, si accapigliano a ogni pretesto, fino a che non accade un piccolo incidente. Che nemmeno si capisce bene cosa sia. Ma tant'è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per scrupolo la madre infila i bambini in macchina e li porta in una superclinica privata, giusto per stare tranquilla. Lì, dopo poco, un pediatra accoglie la madre e i due figli in una sala visite dove li esamina e fa scattare una denuncia per presunti maltrattamenti. Nel corso della notte arriveranno in clinica la madre della protagonista e quindi il marito/non-marito, che non risparmiandole rimproveri la accompagnerà tuttavia in commissariato e la difenderà ufficialmente. Chiude il film un ritorno a casa della famiglia intera che si mette finalmente a dormire mano a mano che la luce del giorno si fa strada e la città si rianima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grande merito di questo film è di tratteggiare ruoli e stereotipi con estrema sottigliezza, nel sottile confine che separa la distrazione dalla responsabilità, la professionalità dalla discriminazione, il sostegno morale dall'attribuzione di colpe e la lucidità dalla confusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non potrà sfuggire, tuttavia, un evidente tratto ironico nell'attribuzione di cliché che come sempre nascondono un fondo di verità. Dal pediatra intento a compilare i suoi moduli mentre la madre (che tra l'altro è una donna esile e fisicamente spesso "sopraffatta" dai figli) si arrabatta come può per riuscire a spogliare con una mano il piccolino, mentre con l'altra mano lo tiene in braccio, pediatra che poi, quando la cerniera del costume da supereroe che il bambino indossa si blocca, anziché tentare di sbloccarla afferra le forbici e subito taglia. Al marito, figura al tempo stesso autorevole e giudicante alla quale risulta facile additare le debolezze della moglie, cui ha tuttavia affidato di default le responsabilità familiari. Insomma, quei sottili confini che da generazioni gravano sulle donne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senso di angoscia che ti pervade mano a mano che comprendi quanto poco il destino di questa donna sia nelle sua mani è potente, ed è in buona sostanza anche la grande forza di questo film.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-5111475331711651781?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/5111475331711651781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-anahi-berneri-por.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5111475331711651781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/5111475331711651781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-anahi-berneri-por.html' title='Torino Film Festival – Anahì Berneri, Por tu culpa, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPqOZu8FkHI/AAAAAAAACbg/XsHyByrBsOk/s72-c/por-tu-culpa-de-anahi-berneri-afiche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4799657015930237567</id><published>2010-12-04T00:47:00.000+01:00</published><updated>2010-12-04T00:48:36.058+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Ed Gass-Donnelly, Small Town Murder Songs, 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPmBkSkuUpI/AAAAAAAACbc/SMBn-CCQxoc/s1600/SMALL-TOWN_locandina.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" ox="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPmBkSkuUpI/AAAAAAAACbc/SMBn-CCQxoc/s320/SMALL-TOWN_locandina.jpg" width="239" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Questo film canadese ambientato nella provincia dell'Ontario inizia e finisce, come dice il titolo, con una musica che ti entra dentro. Nel corso del film poi in realtà te la dimentichi, la musica, in attesa che succeda qualcosa di pregnante e significativo che vada oltre una puntata di un poliziesco qualsiasi e si nutra di qualche vena psicologica più intensa. Perché se il protagonista è un bravo attore, attorno a lui non sembra svolgersi alcuna vera trama (l'assassinio è chiaro quasi da subito, senza alcuna particolare suspense né una particolare costruzione "a ritroso" degli eventi). A un episodio passato che sembra segnare gli eventi si accenna in maniera solo allusiva e insignificante, non c'è in buona sostanza alcun elemento che ti tenga incollato alla poltrona. E quando al cinema ti ritrovi a pensare "si va bene e allora?", non è un buon segno. Significa che se in sala ci fosse un telecomando, cambieresti canale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno scomodato i fratelli Coen per questo film, ma non ha nulla della tensione psicologica e dell'esistenziale narrazione della vita a certe latitudini che i fratelli Coen sanno (magistralmente, è vero) dipingere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4799657015930237567?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4799657015930237567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-ed-gass-donnelly.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4799657015930237567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4799657015930237567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-ed-gass-donnelly.html' title='Torino Film Festival – Ed Gass-Donnelly, Small Town Murder Songs, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPmBkSkuUpI/AAAAAAAACbc/SMBn-CCQxoc/s72-c/SMALL-TOWN_locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-6279316393100924157</id><published>2010-12-03T08:57:00.001+01:00</published><updated>2010-12-03T08:58:03.000+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Zhao Ye, Last Chestnuts, 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPiihbJdcZI/AAAAAAAACbU/2D-AZ1mYwZk/s1600/lastchestnuts_china.png" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="222" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPiihbJdcZI/AAAAAAAACbU/2D-AZ1mYwZk/s400/lastchestnuts_china.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Last Chestnuts&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Una donna scende a una fermata dell'autobus e da subito sembra smarrita ma alla ricerca di qualcosa. Solo poco a poco si capisce che quel qualcosa è il figlio Mitsuo, che in quel paese ha avuto una compagna, Mie, e conosciuto gente e raccolto castagne. Solo poco a poco si intuisce però che il figlio non è più in vita e che la donna stessa è malata terminale di cancro. Tra una sigaretta e l'altra si vede un Giappone – anche rurale – preso tra la tradizione e la modernità, si conoscono persone che seppure per un breve tratto di vita sembrano accompagnare la donna nella sua ricerca, che culmina nella scena finale, di una fuga senza soluzione, di una ricerca di risposte impossibili da trovare, e dell'abbraccio virtuale degli occhi di un'altra donna, altra madre, che forse sa e forse capisce.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Last Chestnuts è un film non facile, forse un po' lento, ma intenso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-6279316393100924157?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/6279316393100924157/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-zhao-ye-last.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6279316393100924157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/6279316393100924157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-zhao-ye-last.html' title='Torino Film Festival – Zhao Ye, Last Chestnuts, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPiihbJdcZI/AAAAAAAACbU/2D-AZ1mYwZk/s72-c/lastchestnuts_china.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-1729697173667609942</id><published>2010-12-02T06:50:00.002+01:00</published><updated>2010-12-02T09:06:59.388+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Americana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Debra Granik – Winter’s Bone, 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="385" width="640"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bE_X2pDRXyY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/bE_X2pDRXyY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avete presente un posto di quelli in cui non vorreste mai essere nati? Ecco. Missouri, Stati Uniti. Montagne sperdute somewhere. Diciassette anni, una madre catatonica, due fratellini piccoli a cui badare e un padre che è uscito di galera mettendo in cauzione la casa (leggi la baracca) in cui abiti. Uscito di galera dopo aver spifferato chi e come produce il crank, una droga di cui si fanno i tuoi zii, cugini di secondo grado, parenti tutti e vicini di casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sostanzialmente significa rimettere in prospettiva la vita di ognuno di noi. E significa anche tirare fuori le palle. Ovvero andare a chiedere in giro dove cavolo si è ficcato tuo padre. Ovvero non avere più i soldi per mangiare ma non chiedere mai niente a nessuno. Ovvero insegnare ai tuoi fratellini a sparare giusto per sopravvivere. Ovvero insegnare loro a scuoiare uno scoiattolo dopo averlo cacciato. Ovvero raccogliere le prove del cadavere di tuo padre nel più atroce dei modi per poter dimostrare che non è più vivo e che quindi la polizia non ha più il diritto di ritirarsi la cauzione (ovvero la casa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire che questo film è un film duro è dir poco. È un film che entra nelle ossa come il titolo, è un film che ti fa sentire tutta l'angoscia e la solitudine e la disperazione e la forza d'animo e la bestialità e l'umanità di chi a volte si trova catapultato nelle storie più assurde della vita. E che, per chi non la conosce, proprio come in Get Low, con i mitici Robert Duvall, Bill Murray a Sissi Spacek che qui fu presentato l'anno scorso, in America sembrano trovare un liquido di contrasto dei più significativi. Tra i film che ho visto sinora, è sicuramente quello che più di tutti merita di vincere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-1729697173667609942?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/1729697173667609942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-debra-granik.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1729697173667609942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/1729697173667609942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/12/torino-film-festival-debra-granik.html' title='Torino Film Festival – Debra Granik – Winter’s Bone, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-7799067931396623788</id><published>2010-11-30T21:45:00.000+01:00</published><updated>2010-11-30T21:45:14.475+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – Philip Seymour Hoffman, Jack Goes Boating, 2010</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="385" width="640"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VEPjHlQlItY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/VEPjHlQlItY?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Philip Seymour Hoffmann lo conoscete tutti. È quel ragazzone dalla faccia sempre giovane, dalle lentiggini grosse e dai capelli biondo rossastri. Lo avete visto in Boogie Nights, in Mission Impossible 3, ne La 25a ora, ne Il Talento di Mr. Ripley. Era l'infermiere di Magnolia. Ecco. Magnolia. Paul Thomas Anderson. Ecco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come una poesia, una sinfonia, un racconto che si dipana nella sua storia per avviarsi verso il finale. Un'intima malinconia, le risate soffocate, la bellezza e la tristezza, l'ironia della sorte e l'ironia della sopravvivenza. La rabbia e la frustrazione. I silenzi di chi non ha con chi parlare e le parole taciute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi i luoghi. Il Waldorf Astoria e le sue cucine, dove sono stata non più di qualche mese fa a vedere proprio i pasticceri in azione. Brooklyn e Manhattan sullo sfondo. Bethesda Terrace a Central Park e le limo, che mica portano solo in giro i ricchi dal Plaza a Serendipity, just a few blocks away.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando finalmente due anime solitarie si incontrano, oltre ogni resistenza, in quella che come cantava Fossati è la costruzione di un amore, un film non può che concludersi con parole del genere:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei: "I knew you would be good."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui: "I am for you".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Imperdibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-7799067931396623788?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/7799067931396623788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/11/torino-film-festival-philip-seymour.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7799067931396623788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/7799067931396623788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/11/torino-film-festival-philip-seymour.html' title='Torino Film Festival – Philip Seymour Hoffman, Jack Goes Boating, 2010'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-4590394365547726389</id><published>2010-11-30T14:19:00.000+01:00</published><updated>2010-11-30T14:19:48.261+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torino'/><title type='text'>Torino Film Festival – John Huston, Moulin Rouge, 1952</title><content type='html'>&lt;span xmlns=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPT51IHUATI/AAAAAAAACbM/9jmMxDAMcwg/s1600/moulin_rouge_1952.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" ox="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPT51IHUATI/AAAAAAAACbM/9jmMxDAMcwg/s400/moulin_rouge_1952.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;La ricostruzione dell'infelice vita di Henri de Toulouse-Lautrec in ambientazione parigina e con un tentativo di riproduzione delle atmosfere percepite nei suoi quadri è un piacevole percorso lungo un'opera e in un'epoca e contesti che bene fanno capire come l'infelicità umana e la condizione sempre precaria (per quanto qui non disperata, almeno in termini finanziari) dell'artista, siano quasi prerequisiti necessari per la creazione artistica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Un incidente in giovane età che spezza le gambe impedendone per sempre la crescita (la malattia me l'ha detta l'amica medico seduta accanto a me, ma francamente l'ho dimenticata) segna a vita il percorso di un giovane gentiluomo destinato a una vita di agi. L'amore non ricambiato per la compagnia di giochi d'infanzia spinge il giovane nobiluomo ad andarsene a Parigi, dove frequenterà il mondo dello spettacolo e i "bassifondi", come li definisce lui, unico modo per avere un contatto con la realtà. Conoscerà solo amori impossibili: prima una prostituta e quindi una modella sensibile, al cui amore, oramai in ultima fase di alcolismo, non saprà tuttavia abbandonarsi. Un'ultima caduta ne determinerà la morte definitiva, non prima dei successi artistici, comprese le acquisizioni del Louvre, di cui gli darà notizia un padre pentito di non averlo sostenuto in questo percorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non fosse per la scelta di un fastidiosissimo e anacronistico accento forzato in francese nei personaggi, che recitano in inglese, la modernità della lettura di questo film fa spesso dimenticare che è datato 1952.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-4590394365547726389?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/4590394365547726389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/11/torino-film-festival-john-huston-moulin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4590394365547726389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/4590394365547726389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/11/torino-film-festival-john-huston-moulin.html' title='Torino Film Festival – John Huston, Moulin Rouge, 1952'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPT51IHUATI/AAAAAAAACbM/9jmMxDAMcwg/s72-c/moulin_rouge_1952.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2787931676728211391.post-2712997458310856216</id><published>2010-11-29T12:21:00.002+01:00</published><updated>2011-03-23T14:46:54.466+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storytelling'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='New York'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Intervista sul Corriere - edizione dell'Alto Adige</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPOMWIrMR6I/AAAAAAAACbA/dc7KcmHTwCA/s1600/cristina+ny.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPOMWIrMR6I/AAAAAAAACbA/dc7KcmHTwCA/s640/cristina+ny.jpg" width="286" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2787931676728211391-2712997458310856216?l=lacrizzi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacrizzi.blogspot.com/feeds/2712997458310856216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/11/intervista-sul-corriere-edizione.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2712997458310856216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2787931676728211391/posts/default/2712997458310856216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacrizzi.blogspot.com/2010/11/intervista-sul-corriere-edizione.html' title='Intervista sul Corriere - edizione dell&apos;Alto Adige'/><author><name>Cristina Vezzaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01882379169772599047</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/SO3WkeXF9YI/AAAAAAAAAPM/bX7DDZBwr1E/S220/Immagine+14.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_xguF8bIgGEs/TPOMWIrMR6I/AAAAAAAACbA/dc7KcmHTwCA/s72-c/cristina+ny.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry></feed>
