giovedì 19 gennaio 2012

Quell’industriale difficile da compatire


Torino. 2011. Un industriale che ha ereditato dal padre una fabbrica e ha sposato la figlia di una ricca possidente e produttrice di vini delle Langhe si trova alle strette. In un contesto economico di grave crisi, nella città che più di tutte, in Italia, la crisi la subisce, l’industriale non vuole scendere a compromessi né farsi aiutare dalla famiglia della moglie e cerca disperatamente di salvare la fabbrica con stratagemmi (anche divertenti). Nel frattempo il matrimonio va in crisi, il marito, per orgoglio, tace i propri guai alla moglie, che si sente sempre più sola e isolata e nelle attenzioni di un garagista rumeno sembra voler ritrovare la felicità. Salvo poi non riuscirvi.


Innanzitutto i coups de coeur: quella fiaccolata in via Garibaldi, promossa da FIOM-CGIL e da Micromega “per la libertà del lavoro e per non lasciare soli i lavoratori” contro l’accordo voluto dalla Fiat, a due passi da casa, è impressa nei miei occhi e nel mio cuore, così come è rimasta impressa negli occhi dei miei figli, per quanto piccoli fossero. Questo lo so. E uno dei meriti di Montaldo è di far intravvedere il punto di vista degli operai. Oscar per il migliore attore non protagonista, per così dire.

Poi naturalmente Torino: vedere la Torino in cui vivo attraverso gli occhi di un film è sempre emozionante, dal parcheggio di Via Plana alla Cavallerizza che si trasforma in Via Pomba per sfociare in Piazza Bodoni. E il Po e quella bruma che sempre meno c’è, a Torino, ma che certo è caratteristica.

E infine il messaggio di Montaldo: perché non è facile compatire uno che ha ereditato un’azienda ma non è poi così bravo a gestirla (mettici pure la congiuntura economica, ma comunque), che per orgoglio non vuole chiedere aiuto in famiglia ma così rischia di mandarne all’aria 70, di famiglie, di operai incasinati non con servitù e club privati ma mutui e figli. Che per presunto amore per la moglie la tiene al riparo dai suoi casini e poi però quelli di lei pretende di risolverli con i soldi (che si fa prestare, 40000 euro?!), seguendola in piena paranoia e attribuendole un tradimento non ancora consumato, e anziché quindi affrontare con lei apertamente la questione, cercare di comprare il rumeno (tanto è rumeno, no?) e, al rifiuto di questi, arrivare a un gesto estremo.

Insomma: patetico il nostro industriale lo è, e anziché andare a farsi i muscoli in piscina sarebbe meglio spendesse quei pochi soldi che gli rimangono dall’analista. Forse così potrà avere la nostra compassione. Oscar comunque anche per il migliore attore protagonista, perché Pierfrancesco Favino interpreta magistralmente (unico, nel cast) il suo ruolo.

L'industriale, di Giuliano Montaldo, con Pierfrancesco Favino e Carolina Crescentini

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