martedì 3 gennaio 2012

Melancholia, solo in transito?


- That could have been a lot better.
- Yes, Michael, that could have been better… But Michael, what did you expect?

- You’re right.

Così conclude, uno sconsolato sposo, la sua festa di nozze che, dalla limousine incastrata alla sposa che su un prato si scopa un ragazzino, non potrebbe essere più disastrosa.

Sembrerebbe quasi la trama di una commedia, se non fosse che questo è Lars von Trier, che di animi umani se ne intende, conoscendone profondità e labirinti. Perché quella a cui la protagonista Justine, una splendida Kirsten Dunst, è condannata, è una solitudine che sconfina nella dannazione. Life on earth is evil dice alla sorella quando un pianeta da sempre nascosto è in rotta di collisione con la terra. Ma a differenza della sorella, presa nella costruzione di una realtà che fino all’ultimo dovrebbe dare felicità, si trova pronta ad affrontare il destino, il suo come quello dell’umanità.

Ora, se nella prima parte ritroviamo, in situazioni alla Festen, storie individuali e familiari che parlano della condanna all’infelicità, nella seconda parte, fantascientifica, subentra l’elemento di distruzione della terra, oltre che dell’autodistruzione, a rendere ancora più ineluttabile e universale l’annientamento.

Faccio però doppia ammenda:innanzitutto per aver visto il film in aereo. Von Trier in aereo è una bestemmia.

E in secondo luogo perché ho potuto seguire solo nelle cuffie la fine del film, essendo prossimi all’atterraggio ed essendo io in uno di quei sedili con video estraibile, da riporre prima del tempo. Non ho quindi capito se alla fine la collisione c’è stata o meno.

Ma mi sembra che in quelle frasi iniziali sia riassunto lo spirito: that could have been a lot better, but hey, what did you expect?

Melancholia, di Lars von Trier, con Kirstin Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling

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