Bastano pochi fotogrammi per capire che Les neiges du Kilimandjaro è firmato Robert Guédiguian. Gli elementi ci sono tutti: Marsiglia, operai e sindacalisti, Gérard Meylan, alter ego del regista marsigliese questa volta non claudicante e già fantastico in Marius et Jeannette e in Marie-Jo et ses deux amours. E poco dopo fa la sua comparsa anche Ariane Ascaride, moglie e protagonista femminile dei film di Guédiguian. Insieme a loro un sempre bravo Jean-Pierre Daroussin, senza il quale non sembra più potersi fare alcun film in Francia.
Ma andiamo per ordine: Michel e Raoul lavorano in un cantiere colpito dalla crisi, in cui è necessario procedere a licenziamenti. Responsabili sindacali, optano per l’estrazione a sorte, in seguito alla quale Michel stesso viene licenziato. La moglie Marie-Claire lo appoggia e sostiene commentando solo con un sorriso tenero sulle labbra “Parfois c’est difficile que d’être l’épouse d’un héro”. Prossimi ai loro trent’anni di matrimonio, gli amici e la famiglia intera organizzano loro una festa e una grande sorpresa, un viaggio sulle nevi del Kilimangiaro. Nonostante la disoccupazione, Michel è in prepensionamento e una vita regolare ha consentito loro di avere un minimo di stabilità, con una casa di proprietà e i figli sistemati. Fino al giorno in cui, durante una partita a carte con gli inseparabili amici di una vita Denise e Raoul, le due coppie non vengono aggredite e rapinate da due giovani dai volti coperti. Lo choc è enorme, e oltre al danno del furto, rimane una rabbia e un’incomprensione per l’accaduto. Fin quando non si scopre che a compiere la rapina è un giovane operaio licenziato dal cantiere in seguito all’estrazione a sorte da Michel e con Michel stesso, fratello maggiore di due ragazzini da mantenere, abbandonato da padre prima e madre poi, un disperato che con i soldi della rapina paga gli arretrati dell’affitto e fa la spesa. È lì che la coscienza sociale e l’umanità di Michel e Marie-Claire non potranno non risvegliarsi e riusciranno a superare il trauma personale in nome di traumi e difficoltà più grandi.
Les neiges du Kilimandjaro (Le nevi del Kilimangiaro, in italiano), ispirato a “Les pauvres gens” di Victor Hugo, è un’opera d’arte di quelle che oscillano tra il passato e il presente, con citazioni importanti di Jean Jaurès (Le courage, c'est de comprendre sa propre vie, de la préciser, de l'approfondir, de l'établir et de la coordonner cependant à la vie générale. Le courage, c'est de surveiller exactement sa machine à filer ou tisser, pour qu'aucun fil ne se casse, et de préparer cependant un ordre social plus vaste et plus fraternel où la machine sera la servante commune des travailleurs libérés.) da inserire in un contesto nuovo di crisi mondiale ma vecchio di sfruttamento e abbruttimento della vita umana dovuti al cieco capitalismo, dove la rabbia del giovane operaio disilluso che rinfaccia a Michel sporchi compromessi sindacali si innesta sullo stupore di un Michel trasparente e idealista, che si chiede se il ragazzo non sappia che i moderni diritti dei lavoratori sono il risultato di dure lotte sindacali. Un’umanità, in ultima analisi, in balia di fatalità e congiunture e in bilico tra la vita e la morte, economica e sociale, che solo la rete umana sembra poter contenere. Grande film.





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